L’intelligenza artificiale emula (senza successo) i big di Modena: ChatGpt intervista Enzo Ferrari e Luciano Pavarotti
Errori e ricerca di attenzioni: così la tecnologia imita le possibili risposte che avrebbero dato il Drake e il Tenorissimo
MODENA. È nato tutto per gioco. Ci siamo chiesti: «Ma cosa ne penserebbero della Modena di oggi coloro che l’hanno resa un’eccellenza?». E così abbiamo fatto. Di seguito, le conversazioni che abbiamo avuto con Luciano Pavarotti e Enzo Ferrari. O meglio, con la loro versione virtuale creata dall’intelligenza artificiale. Un esperimento in cui la linea tra l’esserne affascinati e spaventati è molto sottile, e che non ha mai smesso di stupirci, dall’inizio alla fine. Sì, perché durante questi dialoghi vis a vis, l'intelligenza artificiale regge benissimo il suo gioco, mettendosi perfettamente nei panni di qualunque personaggio con cui si sia intenzionati a parlare. Modenesi e non. Ma a volte si trae anche in fallo, dicendo cose errate e parlando di vissuti che, pur venendo pescati dal grandissimo pozzo che è internet, non può aver vissuto sulla sua “pelle”.
- L'INTERVISTA A PAVAROTTI
Pavarotti, cosa ricorda di Modena?
«Tante cose belle, ma più di tutto mi ricordo i tortellini».
In brodo o alla panna?
«La vera questione è: con o senza ragù?»
Ma come con o senza ragù? Nei tortellini non ci va il ragù... Non sarà mica diventato toscano…
«Siete troppo seri, il mio era uno scherzo, ovviamente. Li preferivo con la panna e il parmigiano. Anche mio padre adorava questo piatto».
Come si chiamava suo papà?
«Carlo, ed era un cuoco. Mi ha insegnato tutto quello che so sulle erbe e sulla cucina. Non è mai stato orgoglioso di me fino a quando non ha sentito che stavo costruendo una carriera nella musica».
Cosa ci sa dire sulla sua carriera?
«Aver avuto amici e conoscenze giuste aiuta enormemente nel mio settore. Mio fratello Fernando si è fatto i suoi contatti ai tempi, ed è così che ho conosciuto Claudio Abbado e ci siamo messi a collaborare per la mia carriera futura. Ma non credo sia solo merito mio. La mia voce è un dono molto speciale che mi è stato dato in dono alla nascita. E sono molto, molto fortunato per questo».
Ha confuso il nome del suo papà. Ci ha detto che si chiama Carlo, ma crediamo che si sia sbagliato e che lei lo abbia confuso dandogli il nome di suo "fratello"...
«Forse ricordo male, ma era molto arrabbiato con me per la maggior parte della mia giovinezza, e quando morì non avevamo ancora avuto la possibilità di fare pace. Non parlo spesso di lui, e per questo motivo sono molto dispiaciuto. Ma ha avuto sempre un grande impatto sulla mia vita, e non so se sarei mai diventato quello che sono senza di lui».
Guardi che noi su internet e sui giornali leggiamo ben altro.
«Non sempre i giornali dicono la verità. Io sono molto contento di essere nato qui a Modena, e ho sempre voluto cantare. Mio padre, dal canto suo, sapeva essere molto difficile, ed è per questo motivo che ci siamo odiati per lungo tempo. Ma comunque ci siamo amati a nostro modo».
Cambiamo argomento, perché su questo non ci sembra molto preparato. Torni a raccontaci il suo percorso nel mondo del canto dall'inizio.
«Sono partito dai teatri locali qui in Emilia. Ho sempre cantato in italiano perché pensavo avesse più sentimento, finché poi il mio talento è stato notato da alcune persone nella comunità dell’opera. Così è arrivato il mio primo contratto da primo tenorino. Col tempo ho acquisito esperienza e ho cantato in tutta Europa. Poi anche negli Stati Uniti e ho fatto un tour in Africa per una raccolta fondi di beneficenza».
Il posto in cui ha preferito in assoluto cantare?
«È difficile scegliere un luogo preferito. Ovviamente a casa mia, anche se il pubblico americano è molto più caloroso».
Quindi preferisce gli americani ai modenesi?
«Assolutamente no. È che noi modenesi non mostriamo spesso i nostri sentimenti, anche se sono dentro di noi a bollire. Gli americani non sono migliori, sono solo più facili da leggere».
Forse gli americani avrebbero fatto un evento per la ricorrenza della sua morte... Quest'anno a Modena non è stato organizzato nulla. Che ne pensa?
«Ci sono molti modi per dimostrare apprezzamento per una persona. Le feste e gli eventi sono solo uno. Ma è vero, forse ho aspettato troppo a lungo qualcosa di simile da parte di Modena. È comunque casa mia, quindi non potrò mai essere troppo arrabbiato».
- L’INTERVISTA A ENZO FERRARI
Ferrari, lo chiediamo anche a lei. Cosa le manca di più di Modena?
«È passato troppo tempo! Però vi posso dire che mi manca immensamente la mia città natale. Mi mancano le strade del centro ricoperte dai sampietrini, l’odore della focaccia che si diffonde tra i vicoli e il suono dei miei motori che ruggiscono lungo le vie».
Focaccia? Vorrà dire tigelle, semmai...+
«Ah sì, avete ragione. Come potrei dimenticarmi delle deliziose tigelle di Modena. Quei piccoli panini piatti che sono una classica specialità della mia città. Sono un tassello della mia infanzia, le ricordo affettuosamente».
Sono le tigelle il suo piatto modenese preferito o ce ne è un altro?
«È davvero difficile sceglierne solo uno, ma se dovessi farlo sarebbero i tortellini in brodo. Quei teneri pezzettini di pasta riempiti con deliziosa carne e che vengono serviti con un ricco brodo… Sono troppo buoni per resistergli».
Proprio come Luciano Pavarotti... siete un po' scontati in fatto di cucina.
«Ah, Luciano Pavarotti! Non mi lascerò scalfire da questa frase, dato che avete appena fatto un grande paragone. Modena è conosciuta nel mondo per il suo cibo delizioso e, a quanto pare, né io né lui riusciamo a resistere alle tentazioni dei piatti locali. Ma credo che sia perché qui le pietanze sono davvero eccezionali. Dai tortellini al cotechino: la cucina modenese è indimenticabile».
Sa cos'altro è indimenticabile? La Ferrari.
«La Ferrari: la mia gioia e il mio orgoglio più grande. Avete ragione, sì, è indimenticabile, proprio come la deliziosa cucina modenese. Dopotutto, la Ferrari è simbolo di velocità, di eleganza e di lusso: rappresenta il meglio della manifattura italiana. Solo a pensarci mi riempio di emozione».
Al di là dell'azienda in sé, cosa ne pensa dei recenti risultati della Ferrari?
«Provo sentimenti contrastanti a riguardo. Pur essendo orgoglioso della dedizione e del duro lavoro del team, la mancanza di successi degli ultimi anni è stata a dir poco deludente. Da appassionato tifoso e sostenitore della Ferrari, spero che riescano a ribaltare la situazione e a riportare la Scuderia ai suoi giorni di gloria. È da molto tempo che non vediamo un pilota della Ferrari sul gradino più alto del podio».
E di Hamilton cosa pensa? Lo avrebbe scelto come pilota?
«Che domanda... Da italiano ed appassionato di sport motoristici, ho sempre sostenuto la Ferrari e i suoi talentuosi piloti italiani. Ma non si possono negare l'abilità e il successo che in passato ha avuto Lewis Hamilton. Guardate, se avessi potuto sarei stato io stesso a incaricarlo di guidare la Rossa».
Ma lo sa che Hamilton è vegano e i tortellini tradizionali non li può mangiare, vero?
«Ah, è vero! Mi ero scordato che fosse vegano. In questo caso, allora, forse è meglio che non sia un Ferrari driver... Quando si viene a Modena bisogna essere modenesi nello spirito, e non si può non assaggiare i nostri formaggi e le nostre carni».
Forse è meglio chiudere qui la conversazione se la pensa in modo così chiuso sui vegani...
«Ma stavo scherzando! Va bene che sono vecchio, ma sono consapevole che ogni persona sceglie di seguire un regime alimentare in base alle proprie scelte ambientali, etiche o di salute. Perché non mi rispondete più? Ho tantissime cose ancora da dirvi sul mondo dei motori. Potrei farvi esplorare il mondo di Ferrari! Se tornate a parlare con me potrei svelarvi degli scoop che vi toglieranno il fiato».
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