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Il giallo

Psicoterapeuta trovato morto con una cintura al collo a Modena, riprende piede l’ipotesi suicidio

di Daniele Montanari
Psicoterapeuta trovato morto con una cintura al collo a Modena, riprende piede l’ipotesi suicidio

Caso Marangio. Il giovane tunisino indagato per omissione di soccorso

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MODENA. Riprende consistenza l’ipotesi del suicidio per la morte di Raffaele Marangio, lo psicoterapeuta 78enne ritrovato cadavere lo scorso 26 luglio nello studio della sua abitazione in via Stuffler.

Le indagini

L’ipotesi non era mai stata scartata dagli inquirenti, che però hanno avviato indagini a 360 gradi per fare luce su ogni aspetto della vicenda. Per questo era stato aperto un fascicolo per omicidio volontario: un atto che alla Squadra Mobile ha permesso di fare tutta una serie di accertamenti scientifici approfonditi sul cadavere. Ma è stato aperto contro ignoti, non ravvisando sospetti particolari nei confronti di qualcuno. In parallelo, è stata ricostruita la cerchia di conoscenze attorno al professore (docente di Unimore in pensione), sentendo le persone con cui ha avuto contatto negli ultimi giorni prima della morte. E questo grazie anche alle prime indicazioni emerse dall’esame del suo telefono, ritrovato regolarmente in casa.

Già il fatto che il telefono fosse presente nello scenario di una morte, e funzionante, andava decisamente contro l’ipotesi di un omicidio: quale assassino lascerebbe mai a disposizione degli inquirenti il telefono della vittima, che è il primo elemento per ricostruire l’accaduto? Anche lo scenario “in ordine” della casa, andava contro l’ipotesi di una lite sfociata in omicidio. E poi altri elementi, alcuni comunque ancora in fase di approfondimento.

L’indagato

È emersa però la figura di questo giovane tunisino, che, dopo averlo sentito, è stato iscritto nel registro degli indagati. Ma, come anticipato domenica dalla Gazzetta, non con l’accusa di omicidio volontario. Gli è contestato un altro tipo di reato, che da quanto trapela dovrebbe essere quello di omissione di soccorso. Il giovane cioè si sarebbe trovato in casa con il professore – che ricordiamo è stato trovato a terra con una cintura di pelle attorno al collo – al momento della morte, ma senza responsabilità per essa.
Perché si trovasse in casa e cosa stesse facendo, è ancora tutto da capire. Sta di fatto che per gli inquirenti la sua responsabilità sarebbe stata quella di non chiamare i soccorsi per tentare una rianimazione del prof, che avrebbe cercato la morte da solo.
Dopo la sua morte il giovane avrebbe poi spostato la salma, ed ecco perché è stata trovata in una posizione innaturale, di fatto ricomposta. Un gesto fatto forse anche per un senso di rispetto nei confronti di Marangio, per poi chiudere la porta e andare via.

 

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