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Medicina, via al semestre filtro con le lezioni online: «Ecco come è organizzata la nostra giornata»

di Ginevramaria Bianchi

	È iniziato il semestre di lezioni online a Medicina
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È iniziato il semestre di lezioni online a Medicina

È iniziato anche a Modena il primo anno senza il test d’ingresso. I compagni si conoscono su Whatsapp e condividono appunti o dubbi, per gli studenti fuori sede non c’è il problema affitto ma per tutti l’aula virtuale è una stanza di casa

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MODENA. Lo chiamano “semestre filtro”. È il nuovo corso di Medicina, che a Modena si svolge del tutto online. Ma più che un percorso di apprendimento, somiglia a una maratona di resistenza; una corsa ad ostacoli che i ragazzi devono affrontare prima di entrare davvero nel sistema accademico.

  • PRO E CONTRO DELLA DIDATTICA A DISTANZA

L’idea, all’inizio, era che la didattica a distanza avrebbe reso tutto più equo. Nessun affitto da pagare per sei mesi, nessun trasloco improvvisato, meno spese da affrontare senza avere la certezza di essere ammessi. Ma se il portafogli, forse, ne ha beneficiato, chi restituirà a questi studenti la pace interiore che, da qui ai prossimi tre mesi, sarà messa a dura prova da corsi serrati, esami e una competizione costante? Dentro le aule virtuali il ritmo è implacabile: lezioni dal mattino presto fino al pomeriggio inoltrato, materiali che si accumulano, notifiche che non smettono mai di suonare. Per provare a tenere insieme i pezzi, centinaia di studenti hanno creato un gruppo WhatsApp e che già dalle prime ore del mattino diventa una comunità pulsante. Per intenderci, in mezza giornata, qui dentro, volano oltre mille messaggi: spiegazioni, ringraziamenti, appunti scambiati, dubbi condivisi. Ma anche incoraggiamenti, come un mantra collettivo che rimbalza di chat in chat: «Ce la faremo, ragazzi», si scrivono spesso. E, così facendo, cercano di «creare un legame come possono». A confessarcelo loro stessi.

  • L’INTERVISTA/1 «Sistema più equo, ma non è facile seguire tutto al pc»

Francesco Zangrilli, perché ha scelto Medicina? «È una passione che ho da sempre. La scienza, il contatto con le persone, l’idea di poter essere utile: mi hanno sempre attratto. In realtà, però, ho aspettato ad iscrivermi perché negli anni scorsi il test d’ingresso classico era demotivante. Si diceva che sarebbe arrivato il semestre filtro, e ho preferito attendere questa possibilità, che mi sembrava più accessibile».

Lei non è classe 2006, quindi? «No, 2004. Ho 20 anni».

Come giudica questo nuovo sistema rispetto al vecchio test? «Lo trovo più equo. Il test unico in passato era una barriera. Adesso, almeno, c’è un percorso che consente di dimostrare l’impegno in più mesi. Non sto dicendo che sia più facile, ovviamente: è comunque molto competitivo e i tempi sono molto stretti».

Com’è organizzata la giornata? «Le lezioni iniziano per tutti a distanza alle 8.30. Ci dobbiamo collegare da computer e poi i docenti iniziano a spiegare le materie che saranno oggetto d’esame a fine semestre, ossia chimica, biologia, fisica. Poi, abbiamo una pausa pranzo di un’ora circa, e tra al pomeriggio si riparte fino alle 16. È un ritmo intenso, con poche pause. E la sera capita di dover rivedere gli appunti per rimanere in pari. Ce la stiamo mettendo tutta, sia noi che i professori».

Preferirebbe seguire in presenza? «Senza dubbio. Sarebbe completamente diverso. E invece, passo le giornate chiuso in camera, isolato, davanti al computer. Questi primi mesi, che dovrebbero essere il vero inizio della vita universitaria, li sto vivendo senza l’atmosfera di un’aula, senza i volti dei compagni, senza il senso di comunità».

Come cerca di mantenere un contatto con gli altri studenti? «Abbiamo creato una chat, che serve per scambiarci informazioni, appunti e incoraggiamenti. È utile, ma non è la stessa cosa che conoscersi di persona, questo è certo».

Si sente isolato? «Non è facile vivere così l’università. Ti aspetti nuove amicizie, nuove esperienze, e invece spesso resta solo lo schermo. Stiamo cercando di creare un legame come possiamo, ma manca quella spontaneità che nasce in presenza».

Nonostante tutto rifarebbe questa scelta? «Sì, senza dubbio. La passione per la medicina supera l’ostacolo di questo semestre. È dura, ma è il percorso che ho sempre sognato. Che tutti sogniamo».

  • L’INTERVISTA/2 «Studio, lavoro e famiglia: a 40 anni voglio provarci»

Adriana Moldovan, 40 anni: come mai si è iscritta ora? «Lavoro nel campo estetico da 20. Ho fatto formazione al San Raffaele di Milano e ho un master in Medicina estetica. Questo percorso per me rappresenta un gradino in più, una crescita professionale. Non è una scelta improvvisa, ma un passo naturale per valorizzare ulteriormente la mia attività».

Come concilia studio e lavoro? «Studio lavoro e... famiglia. Non è semplice. Ma ho il vantaggio di gestire la mia attività, e quindi posso organizzarmi. Porto i figli a scuola e poi seguo le lezioni, che iniziano alle 8.30 e finiscono verso le 16. Programmo gli appuntamenti con i clienti in base allo studio. È faticoso, ma possibile. Le materie principali sono fisica, chimica e biologia, e saranno proprio quelle dell’esame d’ammissione».

Aveva già sostenuto il test d’ingresso? «Sì, l’avevo provato. Se si è appena usciti dalle superiori è più fattibile, perché si hanno le nozioni fresche. Per chi lavora da anni come me, invece, è più complicato. Il Tolc può sembrare più accessibile del semestre filtro, ma entrambi hanno pro e contro. Il vero problema, secondo me, è che neppure l’università sembra avere le idee chiare: ci sono decreti sparsi, regole che cambiano. E questo crea incertezza, a tutti».

Cosa non funziona secondo lei in questo semestre filtro? «La cosa peggiore è la tempistica: tre materie da studiare in pochi mesi, con un esame pesantissimo e decisivo. Non è un semestre come tutti dicono, ma un periodo compresso di tre mesi. Non tutti hanno un background scientifico, e recuperare le nozioni in così poco tempo è difficilissimo. Inoltre, il syllabus con gli argomenti è uscito a luglio. In un mese non si può recuperare un divario simile, quindi non ho fatto in tempo a colmare tutte le lacune prima di queste lezioni a distanza. Quello che si percepisce, è che questi non siano veri e propri corsi universitari, ma un percorso accelerato. E questo pesa».

Come va con la didattica a distanza? «Secondo me è più equa per chi non è modenese. E, soprattutto, se si resta concentrati e non si hanno distrazioni attorno rende come quella in presenza. Non è questo il problema principale».

E qual è? «Che davanti a noi ci sono due mesi pieni di stress. Io ho già fatto l’università ai tempi: so cosa mi aspetta. Ma questi ragazzi, che escono dalle superiori con un metodo ancora scolastico, non so se sono pronti. Credo che sia una sessione davvero tosta. Forse un po’ troppo».

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