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Il lutto

I Fratelli Baraldi e Giorgio Armani: «Fu l’unico a credere in noi»

di Chiara Marchetti
I Fratelli Baraldi e Giorgio Armani: «Fu l’unico a credere in noi»

Lo stilista rimase sempre al fianco della ditta di San Prospero

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SAN PROSPERO La morte di Giorgio Armani, scomparso giovedì 4 settembre a 91 anni, ha scosso anche la piccola comunità di Staggia, frazione di San Prospero. In particolare, a ricordarlo con affetto sono i sette fratelli Baraldi, che hanno lavorato per lo stilista milanese dal 2009 al 2015.

«Sempre molto corretto»

«Era una persona tranquillissima – dice Claudio Baraldi, 73 anni –, direi quasi normale. Nei nostri confronti è sempre stato molto corretto, voleva solo che il museo fosse pronto per inaugurarlo in occasione dell’Expo. Abbiamo fatto di tutto per accontentarlo e i lavori si sono conclusi in tempo».

Nel 2009, l’azienda Fratelli Baraldi, oggi Global Costruzioni, era la ditta incaricata del cantiere per l’Armani-Silos, il museo permanente che raccoglie la storia dello stilista attraverso le sue creazioni, e per l’edificio a fianco, entrambi in via Bergognone. Qualche anno più tardi, nel bel mezzo dei lavori, l’impresa entrò però in un incubo. Nel 2013, il prefetto negò alla Fratelli Baraldi l’ingresso nella white list di aziende che avrebbero preso parte alla fase di ricostruzione post sisma per una presunta collusione con la 'ndrangheta. Una notizia che fu una mazzata, ma che in dieci anni di processi si è poi rivelata totalmente falsa. Le ripercussioni negative della vicenda furono innumerevoli per i sette fratelli, ma ci fu una persona, però, che non gli girò mai le spalle: Giorgio Armani.

«Impossibile da rimpiazzare»

«Appena uscì la notizia – spiega – il signor Armani mi chiamò per chiedermi spiegazioni e io gli risposi che noi con la ‘ndrangheta non c’entravamo nulla. Mi richiamò poco dopo dicendomi di portare a termine i lavori, perché sapeva che eravamo brava gente. Non era uno sprovveduto, quindi aveva fatto le sue ricerche, però la sua fiducia nei nostri confronti non ha mai vacillato. Sapeva che eravamo innocenti e non si è fatto influenzare dalla situazione».

Altri committenti, al contrario, ritirarono i contratti anche su cantieri in via di conclusione. La morte dello stilista è stato un duro colpo: «Ci siamo rimasti tutti molto male perché è scomparsa una persona che, con i suoi pregi e difetti, sarà impossibile da rimpiazzare». L’idea di Claudio è di portare l’ultimo saluto ad Armani nella camera ardente, organizzata proprio negli spazi di via Bergognone. «Lascerò fiori davanti all’entrata degli uffici. D’altronde, li ho costruiti io e lì ho tanti ricordi». Il ricordo più importante è quella fiducia riposta nel momento più buio della ditta modenese. «Vogliamo ringraziarlo a nome di tutta la famiglia perché, quando ci schivavano tutti, lui ci disse di proseguire». l

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