Gazzetta di Modena

Modena

La cerimonia

Il cardinale Zuppi cittadino onorario di Castelfranco: il grande abbraccio con la città


	La consegna della pergamena al cardinale Zuppi
La consegna della pergamena al cardinale Zuppi

In una piazza della Vittoria gremita, nell’ambito della Sagra del Tortellino, il sindaco Gargano ha consegnato la pergamena all’arcivescovo di Bologna: «Onorato e grato, ricordiamoci sempre la forza della comunità»

3 MINUTI DI LETTURA





CASTELFRANCO. Il cardinale Matteo Maria Zuppi è un nuovo cittadino di Castelfranco Emilia. All’arcivescovo di Bologna, presidente della Conferenza episcopale italiana, è stata consegnata oggi la pergamena della cittadinanza onoraria dopo una celebrazione dall’alto valore simbolico in una piazza della Vittoria gremita nonostante una lieve pioggia, nell’ambito della Sagra del Tortellino. La proposta di conferimento è stata votata dal consiglio comunale lo scorso 31 marzo, dopo che nel 2020 era già avvenuta la consegna dell’Aes Signatum, una replica dei lingotti in rame risalenti al V secolo a.C. sul territorio e che rappresenta, nei fatti, le chiavi della Città. Castelfranco fa riferimento alla Diocesi di Bologna e il cardinale Zuppi decine di volte ogni anno si reca sul territorio per tenere messe - a partire da quelle nella Casa circondariale - e incontrare la cittadinanza.

Le parole del sindaco Gargano

«Ci sono giorni che nascono come tutti gli altri - ha esordito il sindaco di Castelfranco Emilia, Giovanni Gargano -. Il sole si alza nello stesso modo, la piazza si riempie di voci familiari. Eppure, dentro a certi giorni, accade qualcosa che li rende diversi: diventano memoria. Memoria che resta e ci tiene insieme. Oggi, a Castelfranco Emilia, viviamo uno di quei giorni. Perché oggi la nostra comunità non consegna soltanto un riconoscimento: abbraccia il Cardinale e sorride insieme a lui. L’abbraccio ha una forma precisa. La forma piccola, perfetta, antica del tortellino. Perché il tortellino non è solo una ricetta o uno splendido alimento. È il segreto della nostra Comunità: due lembi di pasta che si piegano e si chiudono, per proteggere un cuore. Dentro c’è il sapore, ma c’è soprattutto il significato: custodire, tenere insieme, non lasciare che nulla si perda. E allora sì: il tortellino è l’abbraccio di Castelfranco Emilia. Il tortellino è l’immagine di ciò che siamo a cui aggiungiamo un ulteriore ingrediente: il sorriso. E accanto al tortellino, c’è il sorriso che lo accompagna a tavola, che lo rende gesto di festa, di casa, di appartenenza. Così vogliamo accogliere oggi il cardinale Zuppi».

Le parole del cardinale Zuppi

«È per me un grande onore ricevere questa cittadinanza – le parole del cardinale Matteo Maria Zuppi – e il primo sentimento che mi nasce nel cuore è quello della gratitudine: grazie di cuore per la vostra presenza, per la vostra vicinanza, per l’affetto che oggi testimoniate. La comunità è fatta, innanzitutto, di persone. Persone che si sostengono, che camminano insieme, che condividono la gioia e la fatica del vivere quotidiano. Ma la comunità non è soltanto questo: accanto alle persone ci sono anche le istituzioni, che hanno il compito di custodire e servire il bene comune. Tutti, insieme, siamo dentro a una casa comune. Questa casa deve diventare umanità, accoglienza, attenzione. Attenzione in modo speciale ai più deboli, a coloro che hanno maggiormente bisogno di sostegno. Perché, in realtà, tutti abbiamo bisogno di comunità: nessuno si salva da solo, nessuno vive davvero se si chiude in se stesso. L’uomo non è un’isola. Eppure, molte volte, siamo tentati di pensare solo a noi stessi, di bastare a noi stessi. Ma non è così: per ritrovarsi, bisogna incontrare l’altro; per scoprire la propria verità, occorre lasciarsi raggiungere da un abbraccio. L’abbraccio unisce, l’abbraccio guarisce, l’abbraccio ricorda a ciascuno di noi che siamo fatti per vivere insieme. Ecco allora la forza della comunità: una casa aperta, una comunità viva, una Chiesa che si intreccia con la vita quotidiana. Solo così possiamo costruire insieme un futuro di speranza».