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La capretta “vagante” è stata salvata a Vignola: «Ora è pronta per trovare una casa»

di Maria Vittoria Scaglioni

	La capretta ritrovata a Vignola
La capretta ritrovata a Vignola

Adesso si torva al centro Il Pettirosso: «Trovata di notte dalla polizia locale e portata qui»

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VIGNOLA. Così come era accaduto per Flora, la maialina recuperata dal centro fauna selvatica Il Pettirosso grazie alla tempestiva segnalazione della polizia locale di Nonantola, anche una capretta ha ora trovato un rifugio sicuro grazie alle cure dei volontari. Questa volta l’animale, ancora senza nome, è stato rinvenuto a Vignola dalla polizia municipale. Anche la capretta è ora in cerca di una casa: una sistemazione adeguata e persone affidabili che sappiano prendersi cura di lei.

Dal Pettirosso
Piero Milani, fondatore e responsabile del centro fauna selvatica Il Pettirosso, spiega come si sono svolti realmente i fatti: «La capretta è stata trovata di notte dalla polizia municipale di Vignola che, non sapendo dove collocarla, l’ha portata da noi. Si tratta di un animale giovane e facilmente gestibile che, dopo la visita veterinaria, sarà pronto per trovare una nuova casa e per informazioni potete contattare i nostri numeri. In questo caso gli animali liberi erano del tutto innocui. La fuga può essere legata a cause molteplici, come negligenza, disattenzione o persino alla volontà di liberarsene. Talvolta c’è chi non vuole più occuparsi dell’animale e, non trovando un’altra sistemazione, lo lascia andare. Noi ci impegniamo a individuare persone affidabili per l’adozione, affinché la capretta possa vivere serenamente d’ora in poi».
In merito alle polemiche e alle accuse circolate sui social, Piero Milani risponde senza mezzi termini, sottolineando come spesso la situazione venga esasperata da chi commenta dietro a uno schermo.

I consigli
«Le persone tendono ad andare nel panico solo perché vedono un animale libero. Ormai si è diffusa una vera e propria fobia, direi quasi un isterismo collettivo, che riguarda non solo gli animali da cortile abbandonati, ma soprattutto quelli selvatici. Voglio ribadire che gli animali selvatici non hanno mai fatto nulla di male e continuano a non farne: evitano il contatto con le persone, perché sanno bene che gli esseri umani rappresentano un pericolo. La vera preoccupazione riguarda invece i cani, che conoscono l’uomo e possono arrivare ad aggredirlo. In Italia registriamo circa 70 mila aggressioni all’anno, causate da cani che in alcuni casi sono stati abbandonati, in altri semplicemente fuggiti da recinti, giardini o cortili aziendali».
Il Pettirosso non ha mai sottovalutato queste situazioni, pur occupandosi principalmente di animali selvatici. «Noi ci facciamo carico di questi casi anche se non rientrano nelle nostre competenze, a differenza di molte associazioni che si tirano indietro. Ma guai a criticare i volontari de Il Pettirosso: loro si impegnano giorno e notte, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno. Se non ci fossero stati, la situazione sarebbe probabilmente stata risolta con il fucile. Grazie al loro lavoro, Flora e la capretta oggi sono al sicuro. Il nostro è un volontariato molto impegnativo, perché è una vera e propria scelta di vita. In questo periodo, ogni sabato sera organizziamo liberazioni di rapaci notturni aperte al pubblico, assioli, barbagianni, gufi comuni e allocchi, perché crediamo fermamente che le persone debbano conoscere la fauna selvatica così da imparare a non averne paura».l