Gazzetta di Modena

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La “rivoluzione”

Niente smartphone in classe: spuntano i giochi da tavolo

Ginevramaria Bianchi
Niente smartphone in classe: spuntano i giochi da tavolo

Il preside del Muratori-San Carlo di Modena racconta la prima giornata con la nuova norma: «Ho visto i ragazzi parlarsi di più»

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MODENA. Partiamo da un’immagine. I ragazzi in cortile, senza telefoni in mano, intenti a parlare, ridere; oppure pronti a inventarsi partite a carte e qualche match di scacchi sui banchi. Una visione sicuramente insolita, per essere nel 2025. Ma che si è proposta proprio ieri durante la ricreazione, al liceo Muratori San Carlo. E che ha riportato indietro nel tempo Luigi Vaccari, preside della scuola, che sulla riforma del divieto degli smartphone non ha dubbi: «Mi è sembrato di rivedere i miei anni tra i corridoi, ormai un’era fa. Con tenerezza, e insieme con decisione, credo che questa scelta restituisca qualcosa di prezioso. Ma è un tema complesso, di cui è bene parlare in modo approfondito».

Vaccari parte prima di tutto da un chiarimento che ai più è sfuggito: «A chi me lo chiede, dico che è un tema emerso quest’anno, ma che in realtà c’è già dall’anno scorso, quando era uscita una circolare identica per le scuole medie – premette –. Allora non fece scalpore, non ci furono problemi, anche perché alle medie il cellulare si tiene chiuso nello zaino. Quest’anno, però, si è deciso di estendere il divieto anche alle superiori. Ed è coi ragazzi più grandi che sono sorti i problemi».

L’intervallo

Anche perché la misura riguarda non solo le ore di lezione, ma anche l’intervallo. Ed è proprio in quel frangente di tempo che è accaduta la magia: «Mi sono messo a percorrere la scuola durante la ricreazione, e sono rimasto colpito nel vedere i ragazzi parlare, stare insieme. Gli insegnanti mi hanno detto che alcuni studenti hanno persino portato giochi da tavolo in classe. Il telefono tiene sempre su un piano individuale. Senza, invece, ho percepito un’atmosfera diversa, positiva».

Dal punto di vista didattico, Vaccari riconosce che «servirà riorganizzarsi. Alcuni docenti più “smart” hanno posto le loro perplessità, e hanno ragione. Ma ci sarà la possibilità di utilizzare altre tecnologie che non siano i cellulari – afferma –. Nella nostra scuola abbiamo le Lim, i tablet personali si potranno usare, e certamente proveremo a mantenere attività che i ragazzi possono svolgere da casa anche tramite strumenti digitali. Così non si perderà l’aspetto della digitalizzazione».

Un’occasione di riflessione

Ma la sfida, sottolinea, «non è solo tecnica»: «È fondamentale che tutto questo venga vissuto come un’occasione di riflessione comune con i ragazzi, e con il sostegno delle famiglie. Non un divieto imposto dall’alto, ma un percorso condiviso, da cui trarre idee e aspetti positivi».

La scuola resta connessa, quindi. Vaccari lo assicura: «Utilizzeremo tutto ciò che è digitale, escluso il telefono. E questo non vuol dire smettere di essere smart, anzi. Saremo ben disposti anche ad acquistare nuove risorse tecnologiche per la didattica, se serviranno». Non un ritorno a un passato nostalgico, dunque. Ma un invito a riscoprire, nel presente, la forza dei rapporti umani. Perché la scuola, dice, «non deve rinunciare a essere moderna, ma può insegnare che connettersi non significa solo accendere uno schermo».