Delitto Gozzoli, si va verso la sentenza: «La droga ha inibito il senso del rischio»
A processo per l’omicidio accaduto nella casa a Casinalbo un 21enne, la difesa: «Non voleva uccidere, era un gioco erotico estremo»
FORMIGINE. Alessandro Gozzoli aveva assunto sostanze stupefacenti. E, queste, potrebbero avere contribuito all’escalation che, poi, ha portato alla sua morte.
Il processo
È uno dei punti su cui si è focalizzata la difesa del 21enne a processo per l’omicidio del 41enne di Bazzano trovato morto legato al proprio letto nella casa di Casinalbo il 10 marzo 2023. Dopo che alla scorsa udienza il pm ha chiesto per l’imputato 27 anni di reclusione (le accuse sono di omicidio volontario, rapina aggravata e indebito utilizzo di carte di credito), ieri è stato il momento dell’arringa difensiva dell’avvocato Maria Larossa, che ha chiesto in prima battuta l’assoluzione, in subordine l’omicidio colposo.
Il gioco erotico
Il legale ha ripercorso davanti alla Corte d’Assise quelli che secondo la difesa sono gli elementi che avvalorano l’ipotesi che la morte del 41enne sia dovuta a un gioco erotico finito male. Larossa ha messo sul piatto tutto il materiale raccolto, tra cui video che dimostrano come Gozzoli fosse solito praticare giochi erotici, anche estremi. Il focus, oltre che sulle perizie delle intercettazioni, poi si è spostato sugli effetti causati dalla sostanza stupefacente mefredone assunta da Gozzoli (ricordiamo che sotto accusa era finito anche un altro giovane rumeno, già condannato in abbreviato).
L’avvocato
«Tra gli effetti – ha evidenziato Larossa –, c’è quello dell’incremento degli impulsi sessuali, del distacco dalla realtà. Poi ci sono effetti somatici: sintomi neurologici tipo agitazione, stato di ansia, riduzione dello stato di coscienza e anche sintomi a carico del distretto cardiovascolare, ad esempio tachicardia e ipertensione». L’avvocato ha proseguito: «E anche difficoltà respiratorie. Tutti effetti somatici che hanno rilevanza con quello che è accaduto quella notte che poi ha portato alla morte». Larossa ha parlato degli effetti psicosomatici che potrebbero essere derivati dall’assunzione di sostanza stupefacente: «L’alterazione della percezione del sé e dell’ambiente circostante. Con possibile sottovalutazione dei rischi».
Le richieste spinte
Secondo la difesa, dunque, quella notte Gozzoli nell’ambito del gioco erotico con i due imputati fece loro richieste sempre più spinte, che poi portarono al decesso per asfissia. «C’è un altro aspetto: tutte le dichiarazioni rese in sede di interrogatorio dal mio assistito hanno trovato riscontro negli atti probatori. E per questa ragione, quando dice che non avrebbe mai voluto ucciderlo ma è stato solo un gioco erotico, bisogna capire che le sue dichiarazioni sono attendibili. Inoltre la procura non è riuscita a provare chi materialmente ha commesso l’azione delittuosa». Prossima udienza il 30 per le repliche.
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