Morto Riccardo “Ciuffo” Marcolini: «Sempre innamorato di Frassinoro»
Una vita per lo sport e il paese. Ha creato un allevamento con 400 capre
FRASSINORO. È sempre stato innamorato di Frassinoro: al suo amato paese ha dedicato energie, progetti, sogni e vittorie. La sua scomparsa lascia davvero un vuoto enorme. Se n’è andato martedì 23 settembre, a causa di una malattia con cui ormai conviveva da anni, Riccardo Marcolini, per gli amici “Ciuffo”.
Chi era Riccardo Marcolini
Aveva 70 anni, ed era un pezzo di storia del paese. Intanto di quella calcistica: aveva iniziato a livello semi/professionistico con la Scandianese a 17 anni. Mostrò subito talento, tanto ad essere chiamato dal Prato, che allora era in serie C. Ma lui rifiutò, per non lasciare il suo amato Frassinoro. Poi ha militato nella Spezzanese, nel Fiorano e nella Prignanese. È stato bandiera del Frassinoro nei vari tornei della Montagna, con due memorabili vittorie sia da calciatore che da calciatore/allenatore. Nel torneo di quest’estate, ha avuto la soddisfazione di vedere di nuovo, e premiare, il Frassinoro campione. Come allenatore negli anni ’90 ha portato il Frassinoro dalla terza categoria alla Promozione. Ma Marcolini è stato anche molto altro per il suo paese, in cui è sempre vissuto (in località Lagumi), a parte un breve periodo a Bologna. Ha lavorato come metalmeccanico in diverse aziende, poi nel 2005 ebbe la sua grande idea imprenditoriale: l’apertura de “Le Capre della Selva Romanesca”, azienda agricola biologica che si occupa dell’allevamento della bellezza di 400 capre, oltre che della trasformazione del latte e la produzione di formaggi. Una realtà d’eccellenza, in cui si è fatto affiancare da giovani che hanno imparato bene il lavoro e ora continueranno il percorso. Ma Marcolini è stato molto impegnato anche nella vita amministrativa del paese, ricoprendo anche gli incarichi di assessore e vicesindaco (nel 2014-2019), ed era attualmente consigliere di maggioranza.
Il cordoglio del sindaco e il funerale
«Perdiamo un uomo che si è sempre distinto per lealtà, correttezza e disponibilità – sottolinea il sindaco Elio Pierazzi – capace di instaurare rapporti sinceri e aperti con tutti gli interlocutori, anche con chi difendeva posizioni diverse. Una persona costruttiva, entusiasta del suo paese, animato sempre da una carica positiva. Anche nella malattia, continuava a proporre, a lanciare idee... Perdiamo tanto». Si è sempre adoperato anche nell’organizzazione della Via Crucis vivente e della Settimana Matildica. «Era un trascinatore, una bandiera – sottolineano alcuni amici – ci mancherà davvero tantissimo». Lascia la moglie Donatella e la figlia Erika, insieme agli altri parenti. Stasera alle 20.30 il rosario a casa sua. Domani – giovedì 25 settembre – l’ultimo saluto (onoranze Coriani) alle 11 in abbazia.
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