Gazzetta di Modena

Modena

Il caso in tribunale

Ragazza si buttò dal 3° piano dell’ospedale, braccio e gamba amputati: «Era fragile, non fu tutelata»

di Stefania Piscitello

	La vicenda è accaduta all'ospedale di Pavullo
La vicenda è accaduta all'ospedale di Pavullo

La vicenda accaduta a Pavullo nel 2021, archiviata in sede penale, approda in ambito civile: la famiglia della giovane, allora 19enne, contrapposta all’Ausl di Modena. Il consulente del tribunale ha riconosciuto la responsabilità del personale sanitario

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PAVULLO. Aveva 19 anni quando, nel luglio 2021, si gettò dalla finestra del terzo piano dell’ospedale di Pavullo. Da quel volo drammatico sono seguite conseguenze gravissime: l’amputazione di un braccio e anche di una gamba. Un percorso di sofferenza fisica e psicologica che non ha spento la determinazione della giovane. Oggi è iscritta a un corso universitario e, come sottolinea l’avvocato di famiglia Massimo Lazzari, «ha davvero voglia di vivere e di combattere».

L’iter giudiziario

La vicenda giudiziaria, inizialmente archiviata in sede penale dalla procura di Modena, approda ora in ambito civile. Nel procedimento di accertamento tecnico preventivo, il consulente nominato dal tribunale ha riconosciuto che la ragazza non fu adeguatamente tutelata. Era una paziente psichiatrica nota al Csm, con una storia di autolesionismo e alto rischio suicidario. Secondo la consulenza, il gesto, pur dettato da indubbia impulsività, avrebbe potuto essere evitato con una gestione assistenziale più attenta, l’adozione di procedure di protezione e, se necessario, un ricovero in reparto psichiatrico. Il perito sottolinea che non si può impedire del tutto un tentativo di suicidio, ma si possono e si devono mettere in campo tutte le misure preventive e di tutela per ridurre il rischio di concretizzazione di un gesto pericoloso.

Cosa succede adesso

Il procedimento civile, avviato dopo l’archiviazione della denuncia-querela, vede la famiglia contrapposta alla Ausl di Modena. Il consulente, quindi, ha riconosciuto «la responsabilità del personale sanitario nel non aver adottato tutti atti preventivi e di tutela finalizzati alla mancata concretizzazione di un agito che non poteva probabilmente essere prevenuto nella sua indubbia impulsività che poteva essere evitato con maggiore attenzione assistenziale». L’udienza del procedimento ordinario è fissata per il 10 dicembre.

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