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«Violenze sessuali in aumento: sono sempre più giovani, agiscono anche in gruppo»

di Stefania Piscitello
«Violenze sessuali in aumento: sono sempre più giovani, agiscono anche in gruppo»

Maria Rosaria Palmigiano, criminologa consulente in carcere: «Si è abbassata l’età media: il più giovane ha 29 anni, il più anziano una settantina. Tanti casi sono legati ad alcool e droghe»

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MODENA. Violenze sessuali in aumento, l’età media che si abbassa e il dato relativo alle violenze di gruppo che cresce. A tracciare un quadro della situazione all’interno del carcere Sant’Anna di Modena è la dottoressa Maria Rosaria Palmigiano, criminologa, psicologa, consulente per la procura di Modena e per il Ministero della Giustizia. La dottoressa ha anche un master di un anno in psichiatria forense applicata ai sex offender. I detenuti che devono scontare una pena per reati sessuali non sono in tutte le carceri. Esistono circuiti dedicati, e qui in zona sono a Bologna, Piacenza e Modena, per fare sì che siano divisi dalla popolazione carceraria comune.

Dottoressa, qual è il ruolo che svolge al Sant’Anna?

«In questo momento ho un contratto di prestazione d’opera quadriennale con il Sant’Anna. Precedentemente ho lavorato tre anni a Piacenza. Quando il detenuto diventa “definitivo”, perché molto spesso arriva in una fase del processo in cui è imputato e non ancora condannato, viene affidato a una figura come la mia. A quel punto si acquisisce la sentenza, noi accediamo al fascicolo giuridico e la studiamo. Poi c’è il primo colloquio di conoscenza, in cui vengono raccolti dati anamnestici e si dà il via a una serie di colloqui che hanno l’obiettivo di indagare la personalità di questa persona e eventuali cambiamenti, anche se piccoli, legati allo stato detentivo. Al di là dell’osservazione, l’obiettivo principale del mio incarico è lavorare sulla revisione del reato, capire se il detenuto abbia contezza e si sia reso conto dell’agito antigiuridico messo in atto».

Ha notato un cambiamento nel numero o nella tipologia dei reati sessuali negli ultimi anni?

«I reati sessuali sono in aumento, lo dicono le statistiche. Ma anche gli stessi numeri: nel carcere di Modena ci sono circa cento detenuti, 98 per la precisione, per reati di questo tipo. In diversi casi si tratta di reati accompagnati dall’aggravante della violenza di gruppo. Non si tratta di persone esclusivamente di questa provincia, perché questo circuito raccoglie il Nord Italia. Si è abbassata l’età media: il più giovane ha 29 anni, il più anziano una settantina».

A cosa possono essere dovuti l’abbassamento dell’età media e l’aumento degli episodi di gruppo?

«Per le violenze di gruppo vediamo che l’età è sempre più bassa: molto spesso è un reato accompagnato da abuso di alcol. La spiegazione è che sia l’alcol che le sostanze stupefacenti sono diventate davvero esplosive e diffuse tra i giovani. L’assunzione di queste sostanze abbassa i freni inibitori e, da una serata piacevole, si arriva ad altro. Lo stesso gruppo senza avere bevuto non farebbe nulla. Quando bevono perdono la percezione della realtà. E in generale, l’avere avuto qui in carcere ragazzi anche di 24 o 25 anni, è allarmante: significa che il reato è stato commesso qualche anno prima, quindi intorno ai vent’anni: e che si sono macchiati di un reato gravissimo, che rimane un’etichetta che anche in futuro precluderà tante cose».

Anche le violenze sessuali, come i maltrattamenti, si verificano più spesso in contesti familiari?

«Esistono prevalentemente due categorie per questo tipo di reato. C’è la parte prettamente familiare che vede, cioè, protagonisti ad esempio genitori o cugini. Ma tante volte si parla anche di allenatori, istruttori, persone afferenti più all’area socio educativa. In generale si tratta di persone con cui le vittime trascorrono del tempo. Ci sono casi anche di genitori che sono abusatori sessuali, quindi ad esempio di papà che hanno abusato dei loro bimbi e hanno perso la potestà genitoriale. Sottolineo che in questi circuiti sono presenti anche donne: non dimentichiamo che esiste anche la pedofilia femminile, molto spesso oggetto di sentenze importanti. Anche l’osservatorio rispetto ai bambini non è consolante, perché si stima che un bambino su cinque nell’Unione Europea abbia subito qualche forma di violenza sessuale».

Negli ultimi anni si parla sempre più di reati sessuali legati alla tecnologia, come il revenge porn: lei ha riscontrato un aumento di questi comportamenti?

«Il web da un lato ci ha aiutato, dall’altro ci ha danneggiato, portando ragazzi sempre più giovani all’esposizione social. Quando i giovani ingenuamente postano foto per i like che aumentano la loro gratificazione, non si rendono conto che in quell’istante la foto non è più loro e può essere presa da un predatore sessuale. Ci sono casi frequenti di adescamenti sui social, o di episodi in cui le vittime vengono costrette a distanza. Anche una costrizione a distanza, magari in video, è un reato: il reato sessuale, lo ricordo, non si configura solo come rapporto sessuale completo».

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