Polemica sul centro di via Spontini, Mezzetti: «Non è una moschea, si fa integrazione»
I consiglieri di centrodestra: «L’associazione Sylhety promuove attività di culto». La replica del sindaco: «Non è vero, le preghiere sono saltuarie»
MODENA. «L’assegnazione è avvenuta in modo regolare, senza alcuna violazione dei patti previsti e i locali non ospitano una moschea, bensì attività di integrazione, doposcuola e corsi di lingua. Le polemiche sollevate sono pretestuose e rischiano di alimentare diffidenze anziché favorire percorsi di inclusione». Lo ha detto il sindaco Massimo Mezzetti rispondendo, nella seduta del Consiglio comunale di lunedì 29 settembre, alle interrogazioni presentate dalla consigliera Elisa Rossini (Fratelli d’Italia) e dal consigliere Pier Giulio Giacobazzi (Forza Italia), in merito alla concessione dei locali comunali di via Spontini all’Associazione Sylhety.
Attività religiose?
Nello specifico, la consigliera Rossini, partendo dal testo della delibera con cui la Giunta ha concesso gli spazi, ha chiesto chiarimenti su cosa si intenda per “attività religiose”; se l’Associazione fosse effettivamente in possesso dei requisiti necessari alla concessione degli spazi e all’applicazione di una riduzione del canone annuale dell’80 per cento. Il consigliere Giacobazzi, dopo aver segnalato che la stessa associazione, attraverso i propri canali social, ha promosso gli spazi come luogo di culto e come moschea, ha chiesto chiarimenti.
Risposta del sindaco
Il sindaco Mezzetti ha chiarito che le attività religiose menzionate nella delibera si riferiscono soltanto a momenti di preghiera saltuari e non programmati e che, dunque, «non è sostenibile affermare che questi locali vengano usati come moschea». Ha poi precisato che l’Associazione Sylhety, che rappresenta la comunità bangladese di Modena, è iscritta all’elenco comunale delle forme associative dall’ottobre 2024 ed è in possesso di tutti i requisiti. L’associazione, nella richiesta presentata, «ha specificato che i locali comunali sarebbero stati utilizzati per fini di integrazione ed inclusione, per attività culturale ed interculturale, preghiere di varie religioni, corsi di lingua italiana e tutti quelli che saranno utili per l'integrazione degli uomini, donne e bambini della comunità, soprattutto per i connazionali appena arrivati». Tutte attività previste dalle Norme comunali. Venendo all’atto di concessione, Mezzetti ha spiegato che questo è stato regolarmente sottoscritto, repertoriato e registrato lo scorso 7 aprile, anche se al momento della presentazione dell’interrogazione, in effetti, non risultava ancora formalizzato. Il sindaco ha poi spiegato che i locali risultano accatastati come immobili per speciali esigenze pubbliche e che non erano più utilizzati dal Settore Servizi sociali dal 2023. Per quanto riguarda il canone di affitto, il sindaco ha chiarito che questo «è stato calcolato secondo i valori indicati dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate».
«Libertà di culto»
Rivolgendosi direttamente al consigliere Giacobazzi, Mezzetti ha ribadito che i locali sono utilizzati principalmente come punto di incontro e di sostegno, dove «si tengono corsi di italiano e attività per ragazzi, strumenti essenziali per favorire la crescita e l’inclusione». «La comunità bangladese – ha detto ancora – è radicata e operosa, e non si sono mai registrati problemi o tensioni legati a queste attività. Se qualcuno ha scritto che quella è una moschea ha sbagliato: sarebbe come pretendere di definire “chiesa” qualsiasi luogo dove persone di fede cristiana che si ritrovano per altre finalità, pregassero occasionalmente». Concludendo, Mezzetti ha richiamato l’articolo 19 della Costituzione, che garantisce a tutti la libertà di culto.
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