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Affitti brevi, la Regione sfida le città e le lobby immobiliari

Affitti brevi, la Regione sfida le città e le lobby immobiliari

La proposta dell’Emilia-Romagna per contrastare l’emergenza abitativa: si scatena lo scontro politico con minacce di ricorso alla Consulta

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È guerra sulla legge in cantiere della Regione Emilia-Romagna che ha come obiettivo quello di regolamentare gli affitti brevi, in particolare per arginare una eccessiva proliferazione che, in città come Bologna, ha portato a un’emergenza abitativa che colpisce non solo gli studenti ma anche i lavoratori che svolgono funzioni essenziali come gli infermieri o le forze dell’ordine.

FdI attacca: «Posizione bolscevica»

Dopo l’alzata di scudi da parte degli imprenditori e delle associazioni immobiliari, che minacciano di ricorrere alla Corte Costituzionale per far annullare la legge e accusano la Regione di voler colpire il loro comparto, la battaglia si è spostata in Assemblea legislativa. Fratelli d’Italia è salita sulle barricate con il consigliere Francesco Sassone che ha presentato un'interrogazione sulla bozza della proposta di legge, tuonando: «Dovete smetterla di pensare che chi offre affitti brevi sia un pericoloso speculatore: la vostra è una posizione bolscevica contro la proprietà privata». «La legge regionale – avverte - vorrà copiare il modello che già c'è a Bologna, in funzione anche delle recenti sentenze del Tar, ma ricordo che il Consiglio di Stato su analoghe questioni ha dato parere completamente differente». Per Sassone, c'è poi il rischio di contenzioso col Governo che, «se l'impostazione dovesse rimanere questa, sicuramente impugnerà anche la normativa regionale: è già successo con la Toscana e con la provincia autonoma di Bolzano». «La legge – replica l'assessore regionale alla Casa, Giovanni Paglia - interverrà sulla materia urbanistica esattamente perché non riteniamo di voler andare a infrangere quelle che sono le competenze del Governo che farà quello che riterrà essere nelle sue prerogative. Non sarà una norma che interviene in materia di turismo o di concorrenza».

La risposta dell’assessora e della maggioranza

«Intendiamo mettere a disposizione delle amministrazioni locali – spiega insieme all’assessora al Turismo e Commercio, Roberta Frisoni - uno strumento urbanistico efficace che tenga insieme esigenze diverse: la tutela della residenzialità, la qualità e la sicurezza degli immobili e la valorizzazione dell'offerta turistica». Nel dibattito si fa sentire anche la maggioranza in Viale Aldo Moro. «La Regione – rivendica il capogruppo del Pd, Paolo Calvano - vuole offrire ai Comuni un modo per regolare gli affitti brevi, tenendo conto delle esigenze diversificate che possono avere. Da un lato, i Comuni ad alta vocazione turistica e già dotati di affitti brevi potranno darsi regole al fine di evitare una loro espansione spropositata, venendo così incontro anche alla problematica dell’abitare che, soprattutto nelle città, inizia a diventare non sostenibile. Dall’altro lato – prosegue - la legge offrirà l’opportunità agevolata per sviluppare queste forme di ricettività nelle aree che ne sono sprovviste, come quelle interne o appenniniche. In sostanza, si forniscono strumenti ai Comuni per assicurare un ordinato sviluppo del territorio».

«La narrazione che questa legge vorrebbe limitare la proprietà privata, cioè l'uso degli alloggi da parte dei proprietari, è assolutamente campata in aria – ribatte a FdI il capogruppo dei Civici con de Pascale, Vincenzo Paldino -. Dobbiamo sempre ricordarci che viviamo in una regione dove la casa sta diventando un miraggio per tanti cittadini. Quindi, prima di tutto, bisogna dare delle risposte a loro e poi spetterà ai Comuni capire qual è l'esigenza della collettività e muoversi in quella direzione. In tutto questo non c'è niente che limita la proprietà privata». «Gli affitti brevi hanno sottratto alloggi a quelli ordinari – rimarca Paolo Trande di Avs -, andando a modificare in maniera negativa il mercato e generando ulteriori disuguaglianze e impatti negativi anche sul tessuto economico». «Pensiamo solo a quanti lavoratori utili alla nostra economia non possono permettersi di vivere in Emilia Romagna perché l'arrivo degli affitti brevi ha fatto lievitare in maniera esponenziale i costi», osserva. «Con questa proposta di legge – mette in chiaro Trande - non vietiamo né espropriamo assolutamente nulla, semplicemente utilizziamo lo strumento urbanistico, di competenza regionale, per regolare il fenomeno e affidiamo la materia ai Comuni per realizzare interventi mirati». 

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