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Il caso

Il crac della polisportiva Corassori: otto milioni di debiti


	La polisportiva Corassori
La polisportiva Corassori

No delle banche al piano di rientro per il mutuo contratto nel 2015, quando partirono i lavori di ampliamento: parte il concordato, il Comune cerca un nuovo gestore

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MODENA. Un progetto mastodontico, che si è scontrato con l’onda lunga della crisi economica e con gli effetti del Covid. In mezzo, tante questioni complesse, a partire da quella di un grande “Bingo” ospitato dalla struttura fino a marzo 2023, quando ha lasciato la struttura dopo anni di polemiche sull’opportunità di un’attività di quel tipo in quel contesto, togliendo però anche una delle principali entrate. Succede alla polisportiva Corassori di via Newton, una delle principali polivalenti della città, gestita da una cooperativa - la Coop polivalente Alfeo Corassori - da anni in grande difficoltà economica.

Chiesta la messa in vendita

Una situazione diventata ormai irrecuperabile, tanto che la cooperativa ha chiesto di poter accedere al concordato semplificato, ovvero una procedura che consente di mettere in vendita velocemente i beni della società, scongiurando il pericolo della liquidazione giudiziale. Si tratta di un passaggio necessario quando è fallito il tentativo di una composizione negoziata, ovvero le trattative con i creditori per risolvere una crisi evitando il Tribunale.

Il Comune prende atto della crisi

Una situazione che è stata al centro della riunione di giunta di giovedì 6 novembre e messa nero su bianco dalla delibera 530 del 2025. Un documento che di fatto prende atto della crisi finanziaria della cooperativa che dal 28 luglio 1987 ha ricevuto dal Comune in diritto di superficie «una vasta area destinata a servizi di interesse collettivo per la durata di 30 anni, con scadenza al 30 giugno 2014». Una storia che ha vissuto un momento cruciale nel 2014, quando «la forte crescita di partecipazione e della domanda di accesso a discipline sportive diverse spinse a considerare l’opportunità da parte della cooperativa polivalente di ampliare la struttura avviando, previa rinegoziazione della convenzione in diritto di superficie in corso con il Comune, un progetto di ampliamento del compendio immobiliare destinato a servizi per la collettività».

Oltre otto milioni di debito

Un progetto che già allora qualcuno definì esagerato, e che portò la cooperativa a contrarre nel 2015, quando partirono i lavori, un mutuo da otto milioni di euro con un gruppo di banche, ovvero Bper (capofila), Bpm, Unicredit e l’Istituto di Credito Sportivo, mentre dall’altra parte l’amministrazione comunale concesse una proroga di 15 anni del diritto di superficie, portando la scadenza dal 2029 al 2044, facendo un’ipoteca sugli immobili in diritto di superficie a garanzia del mutuo.

Ma se i lavori sono terminati nel 2018, «dopo un primo biennio di gestione che registrava un andamento regolare nel rimborso delle somme mutuate - si legge nel documento - nell’anno 2020 l’intero sistema economico e sociale è stato stravolto dalle conseguenze della pandemia da Covid, con ricadute immediate negli anni 2020 e 2021, contrastate in prima battuta dalla cooperativa mediante una rinegoziazione del finanziamento».

Il piano di rientro, però, non ha funzionato, tanto che al 31 luglio 2025 il debito residuo risultava ancora di 8 milioni e 47mila euro, e il 13 settembre le banche hanno rifiutato la procedura negoziata. A questo punto si passa in Tribunale, con il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio, il cui piano deve essere presentato entro il 15 novembre, sabato prossimo. Ora la cooperativa proverà a vendere i (pochi) beni di sua proprietà, considerato che gli immobili sono del Comune. Se la procedura andrà a buon fine e i creditori saranno soddisfatti, l’ipoteca sugli immobili sarà cancellata dal giudice.

Diritto di superficie fino al 2049

Per quanto riguarda la struttura, la delibera ipotizza un avvicendamento nella gestione, tramite bando, per garantire la continuità: per questo, il Comune concede alla cooperativa una ulteriore estensione del diritto di superficie, arrivando così al 31 dicembre 2049. «La suddetta richiesta di proroga - si legge - si colloca in una prospettiva di avvicendamento della attuale parte superficiaria con solido soggetto terzo che possa garantire continuità nell’erogazione dei servizi alla collettività».

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