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Soldi dell’Ausl ai medici di base se prescrivono meno visite specialistiche: il motivo e le reazioni

di Manuel Marinelli

	Medici di base: l'Ausl premia chi prescrive meno visite specialistiche
Medici di base: l'Ausl premia chi prescrive meno visite specialistiche

Incentivi fino a 1.800 euro all’anno a chi non supera la soglia. Il direttore generale Mattia Altini: «Le prestazioni devono andare alle persone giuste, quelle che ne hanno bisogno». Il sindacato Fimmg: «Giusto, i cittadini si affidano a “dottor Google” e pretendono esami che non servono»

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MODENA. Appropriatezza della prescrizione. È il leitmotiv dietro l’accordo con cui l’Ausl di Modena si impegna a pagare i medici di medicina generale per prescrivere meno visite specialistiche.

Gli incentivi dell’Ausl

Nello specifico, «i medici che mantengono il numero di esami specialistici prescritti entro una certa soglia rispetto alle prescrizioni del 2024 riceveranno un incentivo di 1,2 euro per ogni assistito all’anno». In soldoni, l’Ausl darà 1,20 euro per ogni paziente a quei medici che prescriveranno un numero di visite specialistiche che non superi il 25% in più o in meno rispetto a quelli prenotati nel 2024. Considerando che un medico di base ha in media 1.500 pazienti, il totale, in caso di raggiungimento dell’obiettivo, ammonterebbe a circa 1.800 euro. Il messaggio è chiaro: le risorse sono limitate, usiamole in modo responsabile ed efficiente. Anche a costo di dire in faccia a un paziente: “No, questo esame non è davvero necessario. Quindi non te lo prescrivo”.

Le visite coinvolte

L’accordo, valido fino al 30 settembre 2026, riguarda dodici tipologie di prestazioni, tra cui visite di chirurgia vascolare, dermatologia, fisiatria, gastroenterologia, oculistica, otorinolaringoiatria, pneumologia, urologia, Tac, risonanze magnetiche, gastroscopie e colonscopie. Il punto di partenza «sono i criteri nazionali e regionali di appropriatezza, parametri che forniscono in modo puntuale le indicazioni sull’esecuzione delle prestazioni: quali visite o esami sono necessari a quella tipologia di paziente, quando e perché. Molti medici già le rispettano ma, prendendo ad esempio 12 prestazioni tra le più “critiche”, esistono notevoli discrepanze tra un professionista e l’altro», spiega Ausl. «A parità di pazienti, c’è chi in un anno prescrive 30 visite urologiche e chi 70, e dunque la possibilità per i medici di confrontarsi con un valore mediano (il 25% in più o in meno del 2024), offre una indicazione se quanto stanno prescrivendo è troppo o, in alcuni casi, troppo poco». Ma il discorso non riguarda solo i medici di base. «Allo stesso modo gli specialisti, che inviano i pazienti ai medici di medicina generale con la richiesta di effettuare esami, sono stati coinvolti nel rispetto dei criteri, il lavoro in corso infatti è congiunto con tutti i professionisti che effettuano le prescrizioni», spiega ancora l’Ausl.

Il dg Mattia Altini

«Dobbiamo garantire un uso responsabile delle risorse sanitarie che oggi più che mai sono sottodimensionate rispetto alla domanda – chiarisce il direttore generale dell’Ausl di ModenaMattia Altini – per questo, mentre noi ci impegniamo a garantire l’offerta ai nostri cittadini, abbiamo anche il dovere di assicurarci che queste prestazioni vadano alle persone giuste, cioè ai pazienti che ne hanno davvero bisogno, perché ogni esame inappropriato viene tolto a qualcuno che invece ne avrebbe necessità. L’obiettivo non è indurre i medici a prescrivere indiscriminatamente “meno”, bensì fornire strumenti e dati per valutare, come singoli e come comunità professionale, come e dove si può prescrivere “meglio”, incentivando ad essere virtuosi» prosegue Altini, che poi specifica: «Quando si dice di prescrivere la cosa giusta al paziente, non significa per forza ridurre le attività ma in alcuni casi, anche aumentarla. Siamo convinti che il coinvolgimento diretto dei professionisti e il monitoraggio costante siano la chiave per migliorare la qualità dell’assistenza ai cittadini, e i medici ce lo hanno dimostrato aderendo con convinzione a questa proposta».

Il sindacato Fimmg

«Se vogliamo mantenere un servizio solidale e universale questa è la strada. Ma serve che anche gli specialisti facciano la loro parte».Parola di Dante Cintori, segretario provinciale di Fimmg, Federazione italiana medici di medicina generale, nonché firmatario dell’accordo che prevede incentivi ai medici di base che prescriveranno meno visite specialistiche. «Sicuramente la richiesta di esami specialistici da parte dei pazienti è aumentata esponenzialmente dal dopo Covid. È il fenomeno che io ho battezzato “dottor Google”. Ovvero assistiti che arrivano con una lista di esami e la appoggiano sulla scrivania del medico dopo aver consultato alcuni siti online» spiega Cintori, che ha firmato l’accordo a patto che «si agisca parallelamente anche sugli specialisti, che inducono il paziente ad andare dal medico di base a farsi prescrivere la prestazione». Per Cintori l’accordo è importante in quanto «ci troviamo in un momento di sovraccarico, in cui è importante rifarsi al principio dell’appropriatezza prescrittiva, evitando di sovraccaricare gli specialisti. Faccio qualche esempio: c’è bisogno di andare dal dermatologo una volta all’anno se non si hanno problematiche particolari come un melanoma? No. Il parere del medico di base è più che sufficiente. Aggiungo che gli incentivi previsti non è che un medico se li mette in tasca. Vengono poi investiti in strumenti per acquistare strumenti nuovi, come un ecografo o un dermatoscopio. Sono soldi vincolati al miglioramento dell’attività del medico di famiglia» conclude Dante Cintori.

Forza Italia attacca

«La decisione dell’Ausl di Modena di incentivare i medici di base a prescrivere meno esami è inaccettabile. Quando il medico di medicina generale si troverà davanti al terzo caso di visita cardiovascolare o la 50esima visita oculistica o l’undicesima gastroscopia sceglierà davvero liberamente di prescrivere o meno l’esame?» tuonano Pietro Vignali e Antonio Platis di Forza Italia.