Gazzetta di Modena

Modena

La ferita aperta

«Esami del Dna per scoprire chi era il Mostro di Modena»

«Esami del Dna per scoprire chi era il Mostro di Modena»

Appello alla Procura dalle donne del Pd: «Si faccia giustizia per le otto vittime. È un dovere morale e civile non archiviare l'atrocità»

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Una raccolta firme per chiedere alla Procura di riaprire il caso del cosiddetto Mostro di Modena e fare piena giustizia per giovani vittime: è quanto chiede la Conferenza delle Donne del Pd di Modena, sostenendo l'iniziativa promossa dall'associazione culturale “I Ricci” di Lodi per l'attenta revisione di tutti i fascicoli relativi alla tragica serie di femminicidi che furono commessi tra il 1985 e il 1995 in provincia.

L’appello

«Otto giovani donne barbaramente assassinate – spiega la portavoce delle Donne democratiche Patrizia Belloi - nella provincia di Modena. Donne che erano spesso considerate ai margini della società, o in difficoltà in un momento della propria vita: a trent'anni di distanza questi delitti rimangono senza giustizia, lasciando le famiglie in un dolore incolmabile, e la comunità con un senso di profonda ingiustizia e incompletezza. La nostra Conferenza non può e non vuole rimanere in silenzio di fronte a queste vite spezzate e alla mancata identificazione dei responsabili, e dobbiamo tutto il nostro impegno e la nostra memoria a queste ragazze».

«La giustizia non ha scadenza – conclude Belloi - e per questo rivolgiamo un appello urgente alla Procura della Repubblica e agli organi investigativi competenti affinché vengano vagliate tutte le tracce e gli elementi probatori che all'epoca non poterono essere adeguatamente esaminati; siano analizzati nuovamente e con le moderne tecnologie i campioni di Dna e di materiale biologico, che trent'anni fa non garantivano risultati certi, ma che oggi possono essere determinanti; si compia ogni sforzo possibile per smascherare i colpevoli o il colpevole che si è accanito su queste otto giovani vite, togliendo loro il futuro per sempre. Speriamo che queste ragazze e le loro famiglie possano finalmente avere la pace e la giustizia che meritano. È un dovere morale e civile non archiviare l'atrocità, ma perseguirla con ogni mezzo a disposizione».

Le otto vittime

Le otto ragazze furono uccise nell’arco di dieci anni. La prima fu Giovanna Marchetti, il cui corpo venne rinvenuto il 21 agosto 1985. Seguirono gli omicidi di Donatella Guerra (settembre 1987), Marina Balboni (novembre 1987), Claudia Santachiara (maggio 1989), Fabiana Zuccarini (marzo 1990), Anna Abbruzzese (febbraio 1992), Annamaria Palermo (gennaio 1994) e Monica Abate (gennaio 1995). Delitti insoluti che hanno ispirato libri e docufilm, tutti senza il finale atteso: l’identificazione e la cattura del o dei killer.

«L’esame del Dna non fu fatto fino alla quinta vittima – ricorda Pier Luigi Salinaro, all’epoca cronista della Gazzetta – Solo dopo l’assassinio della Santachiara furono prelevati campioni biologici. Ma sugli esiti e sulla eventuale comparazione non ci furono mai riscontri».