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Gli 80 anni di Ermes Malpighi: «Ho muscoli di acciaio e aceto balsamico nelle vene»

di Paola Ducci

	Ermes Malpighi, custode della tradizione dell'aceto balsamico
Ermes Malpighi, custode della tradizione dell'aceto balsamico

L’imprenditore rappresenta la quarta generazione della famiglia che ha fondato la storica acetaia. Artigiano del tempo e custode della tradizione, oggi festeggia il compleanno: «La vita è come la musica, cerchiamo di non stonare»

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MODENA. Quarta generazione della famiglia che ha fondato la storica acetaia, è maestro assaggiatore e tra i soci fondatori del Consorzio nel 1979. Oggi Ermes Malpighi compie 80 anni, di cui 60 vissuti da imprenditore. La sua vita è un intreccio di passione, dedizione e profondo rispetto per un’eccellenza che lui stesso ha portato nel mondo: l’Aceto balsamico tradizionale di Modena Dop nel mondo. Ma nelle sue vene non scorre solo Aceto … «Nelle mie vene scorre l’Aceto Balsamico ma i miei muscoli sono di acciaio». È la prima cosa che ci racconta, Ermes Malpighi, quando lo incontriamo. Quarta generazione della storica acetaia, ha raccolto l’eredità del 1850 che gli ha lasciato il bisnonno Augusto, 30 botti di Aceto balsamico, per trasmettere al figlio Massimo – oggi a capo della maison Malpighi – tutto il suo know how e la sua umanità che … ce ne fossero al giorno d’oggi. Ma Ermes Malpighi ha un’altra grande passione che inizia con la A, oltre all’Aceto balsamico: è l’acciaio. Inizialmente imprenditore nel settore metalmeccanico, Ermes ha saputo intuire l’enorme potenziale del “prezioso Oro Nero di Modena”.

Ermes, lei oggi compie 80 anni di cui 60 vissuti da imprenditore.

«Ho iniziato a lavorare all’età di 19 anni, tagliando e commercializzando lamiere. Quando ho compiuto vent’anni un mese e un giorno, era il 1966, mi sono messo in proprio in ambito siderurgico e ho fondato la Modensider, un’azienda artigiana per il taglio dei metalli che oggi è guidata dal mio primogenito Marco insieme ai figli. In quegli anni nel tempo libero mi sono dedicato alle batterie di botti di Aceto Balsamico: oggi in azienda ne abbiamo più di tremila. L’attività che più mi impegna oggi è quella dell’azienda agricola, la Tenuta del Cigno, che nasce nel 1972 e si estende su venti ettari di terreno di cui quattro dedicati alla Lavanda. Lì mi occupo della coltivazione delle uve e della Lavanda di Modena®, poi abbiamo un orto alla francese per le erbe aromatiche. Sempre lì, in azienda agricola, ci sono i miei amati cigni selvatici».

Per custodire la memoria dell’Aceto Balsamico, lei si occupa personalmente di seguire le acetaie storiche di alcune famiglie modenesi.

«Sì, faccio consulenza nelle case di 254 famiglie modenesi, tutte persone che amano l’Aceto Balsamico, questo prodotto unico che ha bisogno di cure e amore. Metto la mia “antica conoscenza” a disposizione di chi desidera acquistare e avviare una propria batteria di botti, mi occupo personalmente di controllare il lento e paziente invecchiamento del prodotto, che contiene gocce di memoria. Per me entrare in acetaia è come tornare bambino e ricordare il passato con immenso piacere».

Ci vuole un sacco di tempo per gestire tutte queste attività. Ci racconti la sua giornata “tipo”.

«Mi alzo alle sette della mattina, mezz’oretta di ginnastica e poi fino alle venti sono in giro tra azienda agricola, acetaia e Modensider. Dopo cena mi siedo alla scrivania e programmo la giornata successiva, senza lasciare nulla al caso. Tra le varie attività da gestire c’è anche quella che riguarda la WBM, una società immobiliare che ho fondato a inizi anni Ottanta, dedicata alla costruzione, all’acquisto e alla vendita di capannoni industriali. Poi a mezzanotte vado a dormire e tiro dritto fino alla mattina».

Un imprenditore eclettico, e poliedrico. Si riconosce in questa descrizione?

«Sono sempre stato “una spugna” che assorbe tutto ciò che lo circonda. La voglia di fare non mi è mai mancata. E poi mi voglio bene e voglio bene: alle persone che mi circondano, alla natura. È molto importante avere quella serenità interiore che ti consente di essere positivo, quel sano ottimismo che, attenzione, non significa essere superficiali. Io lo dico sempre: guardiamo il bicchiere mezzo pieno, e se non è mezzo pieno al limite mettiamo il liquido in un bicchiere più piccolo».

Cosa significa per lei fare impresa?

«Costruire qualcosa, una comunità, un’evoluzione, è un arricchimento di esperienze. Mi capita ogni tanto di incontrare ex apprendisti che sono passati per le mie attività, alcuni di loro sono diventati grandi imprenditori. Ecco, la ricompensa più grande è sapere che per loro lavorare insieme è stata un’esperienza formativa. Non sono mai stato geloso del mio know how, perché condividere è l’unico modo per lasciare un segno della propria “esistenza” imprenditoriale. Del resto, io stesso sono custode di un mondo meraviglioso che mi è stato lasciato in eredità».

La sua è una famiglia dalle origini molto antiche, che risalgono al XIII secolo. Un’ eredità importante, che sicuramente l’ha influenzata nelle sue scelte e nella sua vita.

«Proprio così. Il capostipite della mia famiglia è Giovanni Domenico Malpighi da Osimo, fu capitano delle truppe pontificie, impegnato nella costruzione e difesa di Forte Urbano a Castelfranco Emilia durante il pontificato di papa Urbano VIII. E non dimentichiamo Marcello Malpighi, a cui sono dedicate piazze e Ospedali a Bologna, medico del 1600 considerato il padre dell’osservazione microscopica, fu medico personale di papa Alessandro VIII e del duca Ferdinando II de’Medici».

Da oltre 30 anni lei è maestro assaggiatore della Consorteria, molto “richiesto” da scuole e delegazioni di chef in visita alle antiche acetaie per condividere la storia, le curiosità e i segreti legati al mondo dell’Aceto Balsamico. Ogni anno le antiche acetaie Malpighi accolgono una media di 20 mila visitatori. Chi ha fatto almeno una visita guidata con lei non può dimenticare “l’incredibile maestria e trasporto di Ermes”.

«Sì, ed è la soddisfazione più grande. Studenti che arrivano da tutto il mondo per conoscere la storia dell’Aceto Balsamico e della mia famiglia».

Che cosa si sente di dire alle nuove generazioni?

«Di essere sempre curiosi, di non aver paura a chiedere e di non dare mai nulla per scontato. E poi di avere anche la forza di delegare, certo, sempre supervisionando il lavoro dei propri collaboratori». Ermes, lei è l’uomo delle citazioni. Ci dica l’ultima. «La vita è come la musica, quindi cerchiamo di non stonare».

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