Modena e il mondo della cultura danno l’addio a Franco Vaccari
Emozioni e ricordi alle esequie del grande artista e fotografo morto a 89 anni. Il sindaco Mezzetti: «Nonostante i grandi successi nel mondo aveva scelto di stare a Modena, come Pavarotti e tanti altri grandi di questa città»
MODENA. Tantissime le persone per l’ultimo saluto, presso Terracielo, a Franco Vaccari, scomparso il 12 dicembre all’età di 89 anni. Alla cerimonia religiosa, celebrata da don Fabio Bellentani della parrocchia di Gesù Redentore, hanno partecipato amici, artisti, galleristi, critici, collezionisti e nomi noti della letteratura. In breve, molti personaggi non solo modenesi, del mondo della cultura, visibilmente emozionati.
L’omelia di don Bellentani
Don Fabio ha evidenziato, tra l’altro, che «il nostro cuore è turbato perché ci sentiamo svuotati dalla morte che ci porta via non solo la presenza, l’affetto, l’amicizia, di una persona cara, ma anche un pezzo del nostro cuore. Il dono delle lacrime ci fa ricordare quanto sia preziosa la vita, la testimonianza di vita dei nostri cari, l’affetto che ci hanno voluto…». Il sacerdote ha posto l’accento sul «dono della gratitudine per la vita che ci è stata donata, della testimonianza di vita, d’amore, che la persona scomparsa ha compiuto anche dal punto di vista professionale che ci portiamo non solo come ricordo nel cuore, con gratitudine e affetto, ma che ci viene passato come testimone perché possiamo continuarlo a nostra volta». E straordinaria è l’eredità culturale e di affetti che Franco ci ha lasciato.
L’omaggio del sindaco Mezzetti
«Di qualità non solo artistiche ma anche umane di Franco» ha parlato il sindaco di Modena Massimo Mezzetti. «Poteva essere sul piedistallo dei più grandi artisti mondiali, ma di questo Vaccari non ha fatto un motivo di vanto. Il valore dell’artista è stato vero. Un autore di statura internazionale, ma per noi modenesi era soprattutto Franco. Un intellettuale, lo sguardo curioso vivissimo che attraverso ‘immagine faceva poesia. L’esposizione in tempo reale alla Biennale di Venezia nel 1972 è stata un colpo di genio, una di quelle idee che non invecchiano mai, favedoci capire che la fotcografia non è solo immagine, ma gesto, relazione. Una esposizione di rivoluzione anche creativa che ha trasformato la fotografia in strumento di riflessione concettuale, di interazione tra l’artista e il pubblico. Franco ha posto lo spettatore al centro, facendolo diventare parte integrante dell’opera. Come cittadino che in quegli anni, nella vita democratica, si appropriava degli spazi della decisione politica e sociale. Era un atto politico che Vaccari coltivava. Un invito a lasciare una traccia del proprio passaggio. Nonostante i grandi successi nel mondo, l’artista aveva scelto di stare a Modena, come Pavarotti e tanti altri grandi di questa città. Era vero visionario, il cittadino, presente nel dibattito pubblico, con la sua indipendenza così limpida, arguta sin dagli anni 60 quando il sindaco Triva, che lo stimava tantissimo, lo volle nella commissione della Galleria Civica. Ci mancherà. Vaccari deve essere un punto di riferimento per guardare il mondo».
