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Il caso

Caso Signorini, l’avvocato modenese del modello che l’ha denunciato: «Storie di abusi in una valanga di mail»

di Riccardo Chiossi

	L'avvocato Pipicella, Corona, Medugno e Signorini
L'avvocato Pipicella, Corona, Medugno e Signorini

Il legale Giuseppe Pipicella, che assiste Antonio Medugno, racconta di Fabrizio Corona e della denuncia: «Il mio cliente non cerca visibilità, da questa vicenda ha avuto solo danni e contratti interrotti. Raccogliamo segnalazioni per aiutare chi si fosse trovato in situazioni analoghe»

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MODENA. È stata depositata la sera della vigilia di Natale la denuncia per violenza sessuale ed estorsione da parte del modello Antonio Medugno nei confronti di Alfonso Signorini, su cui ora indaga la Procura di Milano. Mentre a fare da megafono allo scandalo è stato il programma web “Falsissimo” di Fabrizio Corona, ad assistere legalmente l’ex concorrente del GF Vip sono l’avvocato di origine modenese Giuseppe Pipicella e l’avvocatessa Cristina Morrone. La vicenda è di quelle che infiammano il mondo del gossip, ma da quanto racconta l’avvocato modenese, ha anche innescato una serie di segnalazioni legate al tema delle molestie. Intanto la bufera mediatica esplosa negli ultimi giorni ha spinto il famoso volto del gossip di Mediaset e della rivista Chi ad autosospendersi dall’azienda di Berlusconi.

Avvocato Pipicella, ai suoi occhi è stato credibile sin da subito Antonio Medugno o i suoi racconti hanno preso limpidezza con il tempo?

«Assolutamente sì. Medugno era già da tempo mio cliente e tra di noi c’è sempre stato un rapporto di stretta fiducia reciproca. Quella di cui si parla rappresenta una brutta vicenda che il mio assistito aveva cercato di dimenticare. Ricostruire accuratamente tutti gli eventi ha richiesto un lungo ed attento lavoro, poiché l’accaduto è davvero molto articolato. Giorno dopo giorno i contorni dell’episodio sono diventati sempre più dettagliati e contemporaneamente sono anche emerse prove ed evidenze difficilmente confutabili. Aggiungo che con la famiglia del mio cliente vi è stato un importante confronto».

Quale ruolo ha avuto Fabrizio Corona in questa vicenda?

«Corona ha avuto il merito di parlarne per primo, rendendo così assolutamente necessario intraprendere un’azione penale da parte del mio assistito Medugno a tutela della propria immagine e reputazione. Devo dire che noi avremmo evitato questa grande esplosione mediatica creata da Corona, tant’è che la sua ricostruzione andata in onda nella prima puntata del programma web “Falsissimo” era inesatta, costringendoci poi a rettificare nella puntata successiva. Tra l’altro non eravamo nemmeno al corrente dell’uscita pubblica su YouTube della prima puntata».

L’indirizzo mail Ancheio@pipicella. it è molto frequentato o la questione è ancora in una fase talmente embrionale che eventuali risultati si potranno vedere più avanti?

«L’idea di creare questo indirizzo mail nasce da un’esplicita richiesta che mi ha fatto Antonio Medugno in modo tale da mettere a disposizione uno strumento di tutela per chi si fosse trovato in situazioni analoghe. Offriamo un supporto legale con gratuito patrocinio, modalità con cui normalmente il mio studio non opererebbe. Si tratta della mail di uno studio legale, non raccogliamo pettegolezzi o gossip provenienti da opportunisti o mitomani, ma ci limitiamo a trattare quei casi che hanno questioni giuridiche rilevanti. Tutte le segnalazioni passano al vaglio degli avvocati del mio studio e terminato il periodo delle feste incontreremo chi ci ha reso segnalazioni credibili e valuteremo se ci sono gli estremi di agire per vie legali. Di sicuro affronteremo con molta cautela ogni singola questione, poiché dare importanza a mitomani finirebbe per screditare un’iniziativa meritevole».

Quante mail vi arrivano?

«Abbiamo ricevuto tra le 200 e le 300 mail in appena dieci giorni. Segnalazioni che ovviamente valuteremo strada facendo. Rimane comunque quotidiano e costante l’arrivo di mail: di media sono circa venti o trenta al giorno, tranne nel momento subito dopo la conclusione della puntata di “Falsissimo”. Nella mezz’ora successiva ne sono infatti arrivate cinquanta. Ricevo inoltre numerosi messaggi su Linkedin da parte di chi preferisce assicurarsi maggiore riservatezza».

C’è chi attacca o solleva dubbi su Medugno, definendola una persona in cerca di visibilità. Sono giudizi fuori luogo?

«Antonio Medugno per ora ha avuto solo danni dall’evolversi dello scandalo. I contratti di lavoro come modello che aveva instaurato sono stati interrotti. Il fatto che Medugno non sia in cerca di visibilità è certo, poiché la sua carriera è già da tempo avviata. A me la dimensione del gossip che avvolge questa vicenda non interessa assolutamente. In tribunale si cerca solo giustizia ed io mi occupo di ottenere giustizia per miei clienti. Il gossip e i pettegolezzi vanno lasciato ad altri. Rimango della certezza che gli inquirenti non si lasceranno minimamente influenzare da mere chiacchere da bar».

Siamo di fronte a un secondo MeToo?

«Ci sono delle analogie con il MeToo. È però fondamentale fare tesoro di quello che è già successo per non cadere nella sgradevole strumentalizzazione del movimento che è stata fatta. Forza e credibilità possono arrivare solamente da un caso conclamato per cui la magistratura dovesse emettere una decisione. Sta di fatto che il MeToo ha innegabilmente avuto il merito di modificare quel sentimento sociale che invadeva le dinamiche dei rapporti di potere a scopo sessuale. Spero che questa iniziativa possa servire per chiarire eventuali casi di comportamenti illegali e portare ad un miglioramento antropologico rispetto a queste dinamiche».