Gazzetta di Modena

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L’intervista

Don Rodrigo perdona l’accoltellatore: «Prego perché possa ritrovarsi come uomo»

di Manuel Marinelli

	Don Rodrigo prima delle dimissioni dall'ospedale
Don Rodrigo prima delle dimissioni dall'ospedale

Dall’ospedale di Baggiovara, prima di essere dimesso, il sacerdote ha parlato del fermo del 29enne: «Non so chi sia, ma chiedo al Signore che possa liberarsi da questa gabbia che porta a morte, confusione e violenza. Ringrazio Dio, tutto il personale sanitario e le persone che mi sono state vicine»

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MODENA. È seduto al tavolo della sua stanza d’ospedale don Rodrigo Grajales Gaviria. Sorride e scherza con chi è venuto a trovarlo. Il 30 dicembre un 29enne lo ha accoltellato al collo in pieno centro a Modena, è vivo per una questione di millimetri. «Io lo perdono, ho pregato per lui sin dal primo momento» ci dice. Poche parole, di quelle che fanno venire i brividi e scaldano il cuore. «Sei come papa Giovanni Paolo II» gli dice un uomo che è venuto a trovarlo. Lui se la ride.

Il perdono

Ieri pomeriggio è stato dimesso dal reparto di chirurgia vascolare dell’ospedale civile di Baggiovara con venti giorni di prognosi. Sta meglio e le sue condizioni sono in miglioramento. Del suo aggressore non sa nulla, solo che i carabinieri lo hanno fermato: «Io non lo conosco, non so chi sia. Non ho nessuna informazione su di lui, imparerò tutto dai giornali. Scopro da voi che è un ragazzo giovane e questo mi rattrista molto. A Modena mi sono sempre sentito sicuro, non ho mai pensato di guardarmi le spalle girando per la strada. Tanto meno quella mattina. Giro spesso da solo e non ho mai avuto paura». Non lo conosce. Non ha idea del perché abbia compiuto un gesto del genere, che sarebbe potuto facilmente costargli la vita se solo la lama lo avesse trafitto qualche millimetro più in giù. Eppure non prova rancore nei suoi confronti. Anzi. «Io lo perdono. Dal primo momento ho chiesto il perdono e ho pregato per lui. Se una persona fa una cosa del genere vuol dire che ha dei problemi grossi nel suo cuore, che non guariscono se non con il sentimento del perdono. Questo vale non solo per me, ma per tutta la società, e di Dio – continua don Rodrigo Grajales Gaviria – Perché un essere umano quando perde la visione della vita e arriva a questo punto di mancanza di rispetto nei confronti del prossimo, per qualsiasi motivo, vuol dire che ha già subito un distacco interiore di amore per la vita, per la felicità e per tanti altri valori positivi. È rimasto chiuso dentro una gabbia che porta a morte, confusione e violenza. Chiediamo il perdono per lui, chiediamo che si possa liberare e inizi un percorso per ritrovarsi come uomo». L’aggressore, un 29enne in cura presso un centro di salute mentale, ha detto al suo avvocato di essersi pentito e di essere molto dispiaciuto per l’accaduto. Ha inoltre riferito al pubblico ministero di aver avuto un diverbio con il don all’interno di un bus Seta, da dove sarebbe poi partito il pedinamento culminato nella coltellata al collo. Ma il sacerdote ribadisce di non aver avuto contatti di alcuni tipo con il suo aggressore, né prima né durante quei terribili momenti.

I ringraziamenti

«Ringrazio tutti per le preghiere e i gesti di conforto in questi giorni – dice ancora il sacerdote – Grazie al sistema sanitario e a tutti gli infermieri e ai medici dell’ospedale di Baggiovara. Mi hanno sostenuto e trattato benissimo, sono dei professionisti esemplari. L’intervento è andato bene, ora sto meglio. Ringrazio il Signore per aver messo la sua mano sulla mia gola e tutti quelli che hanno pregato per me» conclude il don, che ora è ritornato presso la parrocchia di San Giovanni Evangelista alla Crocetta, lui che è vice parroco e fidato collaboratore di don Graziano Gavioli, oltre che cappellano della comunità latinoamericana. La mattina del 30 dicembre si era appena recato in un’agenzia assicurativa per stipulare una polizza: la sera stessa sarebbe partito per tornare in Colombia, sua terra di origine. Poi, verso le 10.30, in via Castelmaraldo è stato accoltellato alla gola da un 29enne, poi fuggito. Decisive le telecamere di sicurezza: i carabinieri le hanno requisite ricostruendo una ragnatela di immagini che li ha condotti fino alla casa dell’aggressore. Lui stesso ha collaborato e mostrato ai carabinieri dove aveva nascosto il coltello. Ora è in stato di fermo nel carcere di Sant’Anna.

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