L’Osservatorio Geofisico di Modena compie 200 anni: il viaggio tra storia e clima
Il 2026 porta con sè l’anniversario di un istituto di grande importanza. Dai registri ottocenteschi alle reti digitali per sfidare il cambiamento
MODENA. Il 2026 porta con sé un anniversario importante per la nostra città: il Bicentenario dell’Osservatorio Geofisico di Modena, 200 anni di ricerca e conoscenza al servizio della comunità, del territorio e della scienza, due secoli di osservazioni scientifiche tra storia e clima che cambia. Il 14 gennaio 1826 venne ufficialmente istituito l’Osservatorio Astronomico di Modena, dando avvio a una lunga tradizione di ricerche scientifiche e di osservazioni astronomiche, meteorologiche e geofisiche. Nel 2026 ricorre il Bicentenario di questa importante istituzione, oggi parte integrante dell’Università di Modena e Reggio Emilia e punto di riferimento per lo studio del clima.
Convegno celebrativo
Per l’occasione, il 14 gennaio prossimo a partire dalle ore 9.30 presso l’Aula Magna del Rettorato in via Università 4 si terrà un importante convegno celebrativo aperto a tutta la cittadinanza, e il 17 gennaio sarà la volta di una giornata di visite guidate aperte al pubblico su prenotazione, un’occasione speciale per visitare l’Osservatorio Geofisico e scoprire strumenti, attività scientifiche e curiosità storiche (per informazioni ossgeo@unimore.it). L’Osservatorio – che ha sede presso la parte superiore della torre di levante del Palazzo Ducale di Modena, dove ha anche sede l’Accademia Militare di Modena, in Piazza Roma - è un luogo profondamente affascinante, la cui storia lo rende davvero unico nel panorama italiano. Negli ultimi anni è diventato sempre più un luogo di interesse anche turistico, con le visite sempre molto affollate. Ne parliamo con il Prof. Sergio Teggi, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Geofisico, che interverrà tra gli altri al convegno celebrativo.
Si tratta di un luogo in cui passato, presente e futuro della scienza si incontrano: in 200 anni, quanta storia è passata da qui e come il patrimonio di conoscenza acquisito ci consente di guardare alle sfide del futuro, in primis quelle climatiche?
«Pochi anni dopo la sua fondazione su volontà del Duca Francesco IV d’Este, l’Osservatorio fu assegnato alla Regia Università di Modena, intrecciando da allora la sua storia con quella dell’Ateneo e della città. L’Osservatorio ha attraversato quindi fasi storiche profondamente diverse, accompagnando l’evoluzione della città e della scienza: dalle prime osservazioni manuali annotate nei registri ottocenteschi, fino ai moderni sistemi di monitoraggio automatico e alle banche dati digitali. Le serie storiche come quella di Modena sono evidenze sperimentali insostituibili per comprendere i cambiamenti climatici in atto, offrendo una base oggettiva per analizzare l’aumento delle temperature, la frequenza degli eventi estremi e le trasformazioni del clima urbano. In questo senso, il passato non è solo memoria, ma uno strumento indispensabile per interpretare il presente e per definire strategie di sviluppo sostenibile in risposta alle sfide climatiche del futuro».
Quali le principali attività di ricerca portate avanti nel tempo?
«All’inizio l’Osservatorio si affermò nel campo delle osservazioni astronomiche e nella costruzione di strumenti ottici, grazie a figure come Giuseppe Bianchi e Giovanni Battista Amici. Successivamente l’attività si è concentrata sulle osservazioni meteorologiche, oggi ancora attive e parte di una serie storica riconosciuta anche dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Più recentemente, l’archivio meteorologico storico è stato arricchito da misure raccolte da una rete territoriale di stazioni e da strumentazioni avanzate come quelle per i flussi urbani di anidride carbonica».
L’Osservatorio Geofisico è punto di riferimento per lo studio del clima: quali scenari può aiutarci a inquadrare?
«La missione principale dell’Osservatorio è raccogliere dati e renderli disponibili alla comunità scientifica e alla società. Per quanto riguarda il gruppo di ricerca di Ingegneria Ambientale, utilizziamo osservazioni ambientali, comprese quelle della rete dell’Osservatorio, in progetti che studiano l’inquinamento atmosferico e i flussi antropici di CO2 e la climatologia urbana locale, e collaboriamo con i ricercatori epidemiologi del centro Creagen di Unimore allo studio delle connessioni tra parametri ambientali e salute umana. Ad esempio, recentemente i dati meteo raccolti in osservatorio sono stati utilizzati in uno studio nazionale per valutare la correlazione tra variabili meteo (temperatura e radiazione ultravioletta) e la diffusione del Coronavirus».
Sono tante anche le curiosità storiche che rendono questo luogo un unicum in Italia. Degno di essere adeguatamente valorizzato.
«Nei volumi storici conservati si trovano non solo osservazioni scientifiche, ma vere e proprie testimonianze della vita della città: dai riferimenti ai moti di protesta guidati da Ciro Menotti ai bollettini meteorologici del Professor Domenico Ragona, che arrivò persino a rassicurare i modenesi di fronte a una presunta “fine del mondo” annunciata nel secolo scorso. Accanto a queste pagine di memoria si sviluppa poi la storia più recente, fatta di strumenti moderni, dati digitali e ricerche sui cambiamenti climatici. Chi visita l’Osservatorio vive così un’esperienza rara: un connubio continuo tra passato, presente e futuro, tra la memoria custodita nei registri storici e la ricerca scientifica attiva che continua con costanza ogni giorno».
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