Supermercati chiusi la domenica: «Sì, aiuterebbe il commercio in centro»
Govoni (Federconsumatori) sull’ipotesi del presidente Coop: «Le aperture non hanno creato occupazione né nuovi consumi»
Supermercati aperti o supermercati chiusi la domenica? Questo è il dilemma. Ed è questo ciò che si discute da giorni dopo le parole di Ernesto Delle Rive, presidente nazionale di Ancc Coop, che dalle pagine del Sole24Ore ha ipotizzato un ritorno alla chiusura domenicale dei supermercati Coop, rilanciando un tema molto sentito che riporta al centro del dibattito la proposta di ridurre le aperture a sei giorni su sette, segnando una possibile inversione di rotta rispetto alle liberalizzazioni introdotte dal governo Monti nel 2010 con il decreto Salva Italia, che spalancò le porte alle aperture festive e domenicali senza limiti.
Lo scenario
Una prospettiva che, se attuata, rappresenterebbe una svolta per l’intero settore della grande distribuzione, anche se a livello locale, almeno per ora, non ci si vuole sbilanciare, con Coop Alleanza 3.0 che si limita a far sapere di «essere parte del dibattito e di osservarne attentamente gli sviluppi».
Ma quindi, cosa significherebbe davvero una simile scelta per Modena e il suo territorio, e cosa ne pensano le associazioni locali dei consumatori? A rispondere è Marzio Govoni di Federconsumatori Modena, che ricostruisce con nettezza il contesto: «Prima di tutto, va ricordato che la liberalizzazione totale degli orari commerciali fu richiesta e ottenuta nel 2010 da Federdistribuzione, che oggi raggruppa tutta la grande distribuzione a eccezione di Coop. Furono introdotte norme rozze, vendute come europee, che consentirono l’apertura del commercio non solo la domenica ma anche i festivi, e per 24 ore al giorno», cancellando, sottolinea Govoni, «un’ eccellente legge, la 114/98, la cosiddetta Bersani, che aveva trovato un punto di congiunzione tra gli interessi delle imprese, dei lavoratori e dei consumatori».
«Dibattito ideologico»
Da qui, parte una critica più ampia: «Il dibattito un po’ ideologico, domeniche sì o domeniche no, prescinde dal fatto che fino al 2010 in mezza Italia, nei territori turistici e nei centri storici, l’apertura domenicale era già largamente concessa», e anche a Modena «nei centri storici si poteva aprire tutte le domeniche, mentre fuori dal centro erano otto le aperture annue, più tutto dicembre», con calendari condivisi che garantivano un servizio costante ai cittadini.
Al netto di tutto ciò, secondo Federconsumatori una revisione è possibile solo se fondata su una legge nazionale: «Ci sembrano velleitari i tavoli locali privi di una legittimazione normativa, perché senza una cornice nazionale il rischio è quello di discussioni sterili».
«Stesse vendite»
Govoni insiste sugli effetti economici e sociali della liberalizzazione: «Le aperture domenicali hanno semplicemente spalmato le stesse vendite su un giorno in più, senza creare nuova occupazione né nuovi consumi», finendo per pesare sui bilanci delle aziende e, in ultima analisi, «nelle tasche dei consumatori». E avverte: «Nuove norme potrebbero giovare al commercio più debole, ai negozi di vicinato e ai centri storici, migliorando anche la qualità della vita nelle città», ma senza illusioni su facili soluzioni, perché «il problema non è vietare le aperture domenicali, né tornare semplicemente alla legge Bersani: i consumatori sono cambiati».
«Approccio equilibrato»
Serve piuttosto un «approccio equilibrato e innovativo», conclude Govoni, ricordando che «se si vogliono davvero ridurre gli eccessi di una liberalizzazione sbagliata, che ha solo prodotto danni, gli enti locali e le associazioni dei consumatori devono tornare centrali in ogni ipotesi di cambiamento».l
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