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La sentenza

Perseguitò l’ex fidanzata con 7.500 messaggi, stalker condannato a 22 mesi

di Daniele Montanari

	Il tribunale di Modena
Il tribunale di Modena

Il 36enne di Albinea aveva reso un incubo la vita di una 20enne di Fiorano. Soddisfatto l’avocato Henric Stove, che nell’arringa aveva paragonato il comportamento tenuto dall’uomo a quello di Filippo Turetta prima di uccidere Giulia Cecchettin

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FIORANO. Si è chiuso con una condanna severa ieri il processo per stalking a un uomo di Albinea (Reggio Emilia) accusato di aver perseguitato la sua ex di Fiorano con la bellezza di 7.500 messaggi (6mila con il suo telefono e 1.500 con quello della madre) mandati in quattro mesi, tra minacce, ingiurie, offese e suppliche. Più i vari appostamenti.

L’esito del processo

Ieri mattina – 8 gennaio – la sentenza: un anno e 10 mesi al 36enne italiano (difeso dall’avvocato Nino Ruffini di Reggio), con sospensione della pena condizionata alla frequentazione da parte del giovane di un corso di recupero al Centro Liberiamoci dalla Violenza. Più il pagamento delle spese legali alla vittima, costituita parte civile (con l’avvocato Henrich Stove) e di 8mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva, quale anticipo del danno, da liquidare poi in sede civile. Dopo la deposizione a processo di tre ragazze per la parte civile, che avevano confermato l’incubo vissuto dalla vittima 20enne, l’imputato il giorno stesso andò a denunciarle per falsa testimonianza. Denuncia che è stata subito archiviata, di fronte a evidenze documentali che le ragazze avevano detto il vero in aula. Per questo il giudice in sentenza ha anche disposto l’invio degli atti in Procura perché il pm valuti di procedere per calunnia nei confronti del 36enne. A sua volta, il testimone che lui aveva chiamato a processo potrebbe dover rispondere di falsa testimonianza.

L’avvocato della vittima

Molto soddisfatto dell’esito dell’udienza l’avvocato Stove, che nell’arringa finale aveva paragonato i messaggi del 36enne – per la loro insistenza e il contenuto – a quelli di Filippo Turetta, il giovane condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin. «C’è grande soddisfazione da parte della vittima – commenta l’avvocato – per la severità della condanna, nell’ambito di un procedimento in cui è emerso quanto la vittima abbia lungamente sofferto per le condotte pesanti, pressanti e costanti, quotidiane, del suo ex. Che ben lungi dall’aver mostrato un senso di resipiscenza, ravvedimento, rincrescimento, o ancor meno di risarcimento, ha gestito il processo insistendo a minimizzare e normalizzare delle condotte che, lungi dall’essere normali e minime, sono invece gravi e gravissime. Purtroppo, le cronache sono piene di queste dinamiche. Siamo soddisfatti anche per i tempi celeri della giustizia, e per l’aspetto non secondario della sospensione di pena subordinata a un percorso di recupero. Speriamo che possa condurlo a un sentimento di rispetto e responsabilità».

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