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Bomporto-Montecarlo con la Innocenti Mini 1001: il viaggio di Massimo e Moreno

di Ginevramaria Bianchi

	Massimo e Moreno con la Innocenti Mini 1001 a Montecarlo
Massimo e Moreno con la Innocenti Mini 1001 a Montecarlo

Fino al Principato a bordo dell’auto d’epoca del 1973 targata “MO” restaurata dal collezionista Sparaco: «Abbiamo percorso metro dopo metro il circuito di Formula 1, con tanto di saluti dei passanti»

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BOMPORTO. Rosso. Un rosso che ferma lo sguardo, che ti cattura, senza chiedere permesso o farsi troppi problemi. Sì, è così tanto rossa la tinta della Innocenti Mini 1001 del 1973 che Massimo Sparaco, collezionista di auto d’epoca modenese, ha trovato vicino a Bomporto, coperta dalla polvere e dagli anni di inattività. E che ha poi deciso di restaurare e portare…. a 800 chilometri da lì: a Montecarlo.

La Innocenti Mini 1001

Una scelta azzardata per una macchina ferma tempo: ben dieci anni di silenzi, interrotti solo dal passaparola di un amico, Andrea, che ha mostrato a Sparaco quella piccola meraviglia targata “MO”. Inutile dire che è stato amore a prima vista: «Non potevo lasciarla andare senza provare almeno a metterla a posto – racconta il collezionista – doveva tornare a splendere!». E così è stato: restauro conservativo, cura dei dettagli, attenzione ossessiva ai particolari. Dopo mesi di lavoro, la Mini aveva ritrovato vita e anima. Al punto che, da quel momento in poi, le è stato dato anche un nome: Ina. Ma l’idea di portare Ina a Montecarlo è arrivata successivamente, da un altro amico, Moreno, che a novembre propose a Sparaco di portare il suo nuovo gioiello vintage sulle strade dei rally di un tempo.

Il viaggio a Montecarlo

Così, senza neanche pensarci due volte, il 26 dicembre alle 7.30, Massimo, Moreno, e Ina si sono messi in viaggio, con due soli borsoni come bagagli e sorrisi che cercavano di coprire il brivido del suo battesimo sull’asfalto. Dopo i primi attimi di timore, i chilometri hanno iniziato a scorrere veloci: Reggio Emilia, Parma, poi il passo del Bocco e finalmente la Liguria. «Il mare appariva come una promessa – racconta Sparaco – Chiavari per il pranzo, poi Genova e Savona, dove la prima notte ha interrotto il viaggio. Il giorno dopo, via lungo la costa ligure, senza autostrada, respirando ogni curva, ogni scorcio. Mentone ha segnato l’ingresso in Francia e, poco dopo, Montecarlo ci si è aperta davanti agli occhi: palazzi che sembravano giganti visti dal basso di una piccola rossa, tra supercar che sfrecciavano e flash dei turisti. Nonostante ciò, il collezionista modenese assicura: «La sua Mini si faceva notare, decisa, coraggiosa, unica». E anche per questo il circuito della F1 é diventato un palcoscenico: «Lo abbiamo ripercorso metro dopo metro, con tanto di saluti dei passanti». Il ritorno non è stato meno memorabile: notte a Sanremo, poi Sestri Levante e la magica Baia del Silenzio. E sul passo del Cerreto il paesaggio era bianco, fatto di neve e silenzio. L’arrivo a Modena ha così chiuso un viaggio di 800 chilometri, attraverso tre regioni, due passi e tre Stati, con una scia di ricordi indelebili. E ora, guardandosi indietro, Sparaco, non riesce a non dire alla sua Ina: «Ce l’abbiamo fatta, piccolina», con una certa nota di orgoglio.

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