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Imu da pagare: parrocchie e associazioni di Sassuolo sorprese, ora tremano

di Alfonso Scibona

	La chiesa di San Giorgio, il sindaco e il vescovo
La chiesa di San Giorgio, il sindaco e il vescovo

Notifiche da migliaia di euro, incontro decisivo il 19 gennaio. Il Comune al momento rimane in silenzio, Curia e legali al lavoro per capire cosa fare ma cresce la preoccupazione

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SASSUOLO. Preoccupazione, legittima (anche perché si tratta di soldi, tanti soldi) tra le parrocchie – tra queste San Giorgio – e le associazioni della città in merito a una notifica del Comune di Sassuolo ricevuta alla fine dello scorso anno, datata 29 dicembre, per il pagamento dell’Imu, imposta sugli immobili che, da qualche tempo, per legge, da questi soggetti non è più dovuta. La notizia ha creato sconcerto perché per alcuni casi si parla di parecchie decine di migliaia di euro, per altri di 12/15 mila, mentre per le associazioni le cifre sono variabili ma comunque significative.

Chi non deve pagare

La regola generale nazionale stabilisce che gli immobili B2 e B5 – case di cura, ospedali, scuole pubbliche e paritarie, laboratori scientifici senza scopo di lucro, come le parrocchie – sono esenti. Tuttavia, i Comuni, con delibere annuali, hanno la facoltà di intervenire sulle aliquote, fino all’azzeramento. Nel 2022 a Sassuolo su queste due categorie si pagava l’Imu ordinaria, non a zero; dall’anno successivo, 2023, è stata portata a “zero” e confermata anche per il 2024 e 2025. Va ricordato che lo Stato, dal 2021 in poi, aveva decretato l’esenzione per queste tipologie di soggetti, comprese le canoniche. Inoltre, nel marzo 2023 il consiglio comunale sassolese approvò le modifiche alla tassa, con l’astensione dell’attuale sindaco Matteo Mesini, dell’attuale vice sindaco Serena Lenzotti, dell’assessore alla scuola Mimma Savigni e di Giulia Pigoni del gruppo misto.

Incertezza tra le parrocchie

In questi primi giorni del 2026, la tensione è alta: le parrocchie hanno chiesto indicazioni alla curia di Reggio Emilia per sapere come comportarsi. Sono stati avviati sondaggi e contatti con membri dell’amministrazione, che hanno portato alla convocazione di un incontro fissato per lunedì 19 gennaio, dove si cercherà di trovare una soluzione condivisa. Possibile? Difficile. Dopo le notifiche del 29 dicembre, onde evitare interventi della Corte dei conti, l’alternativa al pagamento sembra non esistere.

Il nodo 

Il nodo principale riguarda l’interpretazione delle norme e la loro applicazione retroattiva: se l’esenzione è stata deliberata per il 2023, perché oggi si chiede di pagare per annualità che si ritenevano già coperte? Alcuni legali interpellati parlano di “errore materiale” o di “mancata comunicazione interna”, ma il Comune, per ora, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Le associazioni temono che, in assenza di chiarimenti, si debba procedere al versamento, con conseguenze pesanti sui bilanci e sulle attività sociali. Un problema che rischia di trasformarsi in un caso politico, con ripercussioni anche sul rapporto tra amministrazione e realtà del territorio.