Doaa scende in campo con il velo: gioca nel Modena e insegue il suo sogno
La 16enne vive a Formigine e fa parte della squadra Juniores del Modena calcio femminile: «Ho iniziato giocando con mio fratello, nel mio percorso mi ha ispirato tantissimo Cristiano Ronaldo»
MODENA. Ha iniziato a giocare a calcio da soli tre anni Doaa Ouhaddou, imitando il fratello con cui si divertiva a giocare in casa fin da quando era piccola, e da quest’anno, a soli 16 anni, fa parte della squadra Juniores del Modena femminile, conciliando allenamenti e studio mentre sogna, come tutte i giovani calciatori e le giovani calciatrici, di calcare da grande i più prestigiosi palcoscenici. A destare interesse in lei, ad una prima visione superficiale, è la decisione di indossare l’hijab anche sul campo da gioco, per seguire la sua religione. In Doaa però c’è soprattutto altro: una giovane calciatrice innamorata, come tante altre, di questo sport che, nella sua declinazione femminile, sta trovando sempre più fortuna, regalando insegnamenti e momenti indimenticabili a molte ragazze che, in campo e nello spogliatoio, si formano come atlete e come donne.
Ouhaddou, come è nata la passione per il calcio?
«La mia passione per il calcio è nata giocando con mio fratello e, dopo aver visto la sua dedizione per questo sport, ho iniziato a giocare nel mio paese, Formigine, alla Pgs. Dopo qualche anno sono stata osservata da diverse squadre, tra cui il Modena e la Reggiana, e, anche per comodità, ho scelto la prima».
La tua famiglia, quindi, l’ha sempre sostenuta nel suo desiderio di giocare a calcio?
«Assolutamente. Quando ho detto ai miei genitori che volevo giocare a calcio loro hanno subito sostenuto la mia scelta. Fanno dei sacrifici per permettermi di giocare: mio padre, ad esempio, mi porta sempre ad allenamento e ha modificato i suoi turni a lavoro per farlo. È per questo che provo sempre a renderli fieri».
Come si descriverebbe come calciatrice e, quando ha iniziato, aveva un atleta a cui si è ispirata?
«Posso giocare sia a centrocampo che in attacco e mi piace costruire, dribblare ed andare a finalizzare. Nel mio percorso mi ha ispirato tantissimo Cristiano Ronaldo perché è un giocatore che riesce a dare l’esempio ai giovani calciatori sia in campo che fuori per la sua costanza e disciplina».
Come è stato l’approccio con la nuova squadra e come si trova con staff e compagne?
«Inizialmente avevo il timore di non essere accettata perché provengo da una squadra rivale e avevo giocato diverse partite da avversaria del Modena, ma le mie compagne sono state accoglienti e mi hanno fatto sentire subito parte del gruppo. Anche in campo mi sono trovata subito bene e sono contenta di stare trovando molto spazio».
Ha scelto, per assecondare la propria religione, di indossare il velo anche mentre gioca. Questo le ha mai provocato dei problemi?
«Io avevo iniziato per scelta mia ad indossare il velo già prima di cominciare con il calcio e non ho mai avuto problemi per questo, anzi, mi hanno sempre rispettato tutti, accettandomi per quella che sono. Non è infatti una cosa così inusuale: alla Pgs avevo un’altra compagna che, come me, giocava con il velo e in passato mi è capitato di affrontare anche avversarie che lo indossavano in qualche torneo».
Quali sono i suoi sogni e obbiettivi da realizzare in futuro nel mondo del calcio?
Il mio obbiettivo è quello di arrivare ad alti livelli, godendomi a pieno questi momenti di divertimento, e, chissà, magari un giorno essere convocata in Nazionale. Mi piacerebbe giocare sia per il Marocco che per l’Italia perché comunque sono nata qua e mi sento anche italiana. I miei genitori si sono trasferiti a Modena 25 anni fa e si sono sposati qua».
