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Il giallo

«Il teschio è stato trovato per caso: non sapevamo nulla di Daniela Ruggi»

Daniele Montanari
«Il teschio è stato trovato per caso: non sapevamo nulla di Daniela Ruggi»

A “Chi l’ha visto?” il racconto dell’escursionista che il 1° gennaio a Vitriola ha scoperto i resti alla Torre di Pignone

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MONTEFIORINO «Abbiamo trovato i resti umani alla torre di Vitriola per puro caso. Eravamo a fare un giro e siamo finiti lì». A raccontare quanto accaduto il 1° gennaio alla Torre di Pignone, è uno dei due escursionisti, raggiunto telefonicamente da Francesco Paolo Del Re durante la puntata di “Chi l’ha visto?” andata in onda ieri sera su Rai 3.

Com’è noto, su quei resti – un teschio e un reggiseno – sono in corso accertamenti per capire se sono riconducibili a Daniela Ruggi, la 32enne scomparsa nel nulla da Vitriola il 18 settembre 2024.

Il racconto

«Quel giorno eravamo a fare un giro, perché di questo si tratta – racconta il giovane – eravamo all’oscuro dei fatti successi a Vitriola, per il semplice motivo che io non guardo la tv: non è che io e il mio amico stessimo cercando qualcosa, molto semplicemente ci siamo ritrovati lì per puro caso, a fare un giro. E siamo finiti lì». Dunque i due escursionisti si sarebbero semplicemente incuriositi vedendo la torre, e dando uno sguardo dentro hanno visto il teschio. A livello di indumenti, il ragazzo ha confermato la presenza solo del reggiseno: «C’era un reggiseno abbastanza vecchio – ha precisato – di più non si è visto niente».

Difficile, anche per l’escursionista, pensare che fossero le tracce di una presenza abitativa all’interno della torre, viste le sue condizioni: «All’interno della casa mi sembra strano che si potesse bivaccare – ha precisato – perché è una casa pericolante». I resti umani quindi sarebbero stati portati lì da qualcuno.

Il ragazzo ha concluso assicurando la sua disponibilità a una piena collaborazione nelle indagini: «Noi abbiamo avvisato subito i carabinieri, sia di Modena che di Montefiorino, perché ci siamo sentiti in dovere di farlo, era molto importante farlo. Abbiamo detto alle forze dell’ordine che resteremo totalmente a disposizione per qualsiasi domanda in futuro, e qualsiasi testimonianza».

Le indagini

Dal suo racconto dunque emerge il profilo di un ritrovamento del tutto fortuito. Che però ha aperto mille interrogativi, trovandosi a così poca distanza dalla casa di Daniela. Fervono le indagini su quanto rinvenuto – un fascicolo affidato a un pm diverso da quello che indaga sulla scomparsa della ragazza – per dare un nome a quei resti. Fondamentale il test del Dna: la madre di Daniela infatti è stata convocata dai carabinieri per effettuare il prelievo, e quindi la comparazione.

Allo stato, ci sono però consistenti elementi di dubbio sul fatto che si possa trattare di resti di Daniela. In primo luogo, nella peggiore delle ipotesi, che lei sia morta il giorno stesso della scomparsa, in soli 16 mesi per decomposizione naturale non si arriverebbe ad avere un teschio. Poi c’è il fatto che alla torre gli inquirenti avevano già fatto diversi sopralluoghi nell’ambito delle ricerche su Daniela: ben sei, senza trovare nessun elemento riconducibile a lei. Le foto del sopralluogo di marzo non evidenziavano la benché minima traccia. Insomma, è un vero giallo. Ma è destinato a rimanerlo per poco: il test del Dna darà una risposta chiara sul fatto che si tratti o no della ragazza. Poi, comunque, verranno altre domande.