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Pavullo, la pelletteria-valigeria “Parigi” di Manuela ha chiuso dopo 45 anni

di Daniele Montanari
Pavullo, la pelletteria-valigeria “Parigi” di Manuela ha chiuso dopo 45 anni

L’appello della titolare: «Salvate i piccoli negozi, il web ci stritola»

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PAVULLO. Il 2 gennaio avrebbe festeggiato i 45 anni di attività in centro a Pavullo. Invece c’era una serranda abbassata al 49 di via Giardini: la pelletteria-valigeria Parigi ha chiuso, dopo una svendita totale. «È stata una decisione molto sofferta, dopo più di un anno di riflessione, ma ormai purtroppo era inevitabile» sottolinea Manuela Zamboni. È stata un volto storico dei commercianti del centro, dal 2016 anche presidente dell’associazione “Tutti per Pavullo” che li rappresentava. E le sue parole aprono a una riflessione generale sull’attività, oggi.

Come iniziò tutto?

«Era il 2 gennaio 1981 quando cominciai partendo dalla precedente attività di Paola, Rina e Giuliana. Era una bottega che aveva un po’ di tutto, che avevano chiamato “Pa.ri.gi” dalle iniziali dei loro nomi. Io pensai di togliere i punti e diventò “Parigi”, che era anche sinonimo di eleganza, in richiamo alla capitale francese. Sono partita dalle spagnolette, poi negli anni mi sono specializzata in pelletteria e profumeria, poi anche in valigeria, l’unica vera valigeria di Pavullo. Con mio marito, e socio, Gianluigi Giordani dopo sei anni abbiamo rifatto l’arredamento e creato il “sottopasso” all’altra vetrina. Poi una quindicina d’anni fa abbiamo ritinteggiato gli interni di bianco, per rendere l’ambiente più grande e luminoso. Ci abbiamo creduto tanto in questa attività, e investito. Ma è arrivato il momento di dire basta».

Perché?

«C’è una ragione famigliare innanzitutto: mio figlio e mia figlia hanno preso altre strade, non quella del commercio al dettaglio, e non ho trovato nessuno che subentrasse. A casa poi mi reclamano. Ma è soprattutto la situazione del commercio in generale che mi ha convinto a dire basta».

La concorrenza internet?

«Beh sì, ormai è evidente che le nuove generazioni sono orientate agli acquisti online, con prezzi troppo concorrenziali: il negozio in centro non potrà mai averli. Ma poi questa gente dove paga le tasse, e quanto? Il commerciante al dettaglio prende la multa se non fa uno scontrino, ma i controlli sono altrettanto dettagliati su queste grandi realtà web? Non so, la mia impressione è che stiano uccidendo tutta la rete del commercio di prossimità. Invece di salvare i negozi con politiche nazionali di supporto. Le conseguenze saranno pensanti anche per i cittadini: proviamo a pensare cosa sarebbe il centro di Pavullo vuoto, senza luci. Un luogo senza vita, e meno sicuro».

Sarà questo il futuro?

«Non so, io resto convinta che il contatto con la gente paga, e che prima o poi si ritornerà al negozio e al contatto umano. Ma chissà quanti anni ci vorranno... Per me è arrivato il momento di dire basta. Io comunque non sparisco: resto a Pavullo, mi piacerebbe fare delle collaborazioni, vedremo. Un grande grazie intanto a tutti gli affezionati clienti con cui ho vissuto anni davvero meravigliosi».