Unimore dice addio al professor Roland Riz: senatore e docente di diritto penale
Originario di Bolzano, aveva 99 anni: è stato uno dei padri dell’autonomia ed esponente di spicco della Südtiroler VolksPartei e per un decennio ha insegnato nella facoltà di Giurisprudenza a Modena. L’ex sindaco Pighi: «Persona squisita e luminare, è stato il mio maestro»
MODENA. È venuto a mancare a 99 anni Roland Riz, professore ordinario di Diritto penale nella facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Modena (prima di diventare Unimore) per un decennio, nonché senatore di lunga data. È stato infatti uno dei padri dell’Autonomia ed esponente di spicco della Südtiroler VolksPartei.
La biografia del prof. Riz
Nato il 12 maggio del 1927 a Bolzano, si affermò come giurista e politico. Dopo aver completato i suoi studi a Milano nel 1948, scelse la carriera di avvocato, aprendo un grosso studio a Bolzano. In più, insegnò in diverse università: diritto penale nelle università di Modena e poi a Padova, diritto comparato alla Pontificia Universitas Lateranensis e, per oltre trent’anni, diritto costituzionale italiano e diritto delle autonomie all’università di Innsbruck. La sua attività di parlamentare, prima come deputato e poi come senatore, durò dal 1963 al 1996.
Il ricordo di Giorgio Pighi
A Modena, nei dieci anni di attività come professore di diritto penale, lasciò il segno, come racconta Giorgio Pighi, collega di Riz ed ex sindaco di Modena dal 2004 al 2014: «Era una persona squisita, dotato di enorme intelligenza e un infinito bagaglio culturale. Ai tempi, quando arrivò a Modena, nel 1982, io ero un giovane ricercatore, e lui per me fu una sorta di maestro, un padre del diritto, oltre che un amico. Mi insegnò tanto, e negli anni in cui collaborammo, era un persona di cuore. Ricordo, ad esempio, che quando uno studente proveniente dal Sudtirol si scusò per il suo accento italiano, lui lo tranquillizzò, e per metterlo a proprio agio lo interrogò in tedesco. Siamo rimasti in contatto anche dopo che lasciò la cattedra a Modena, mi chiamava per sapere come stavo, era sempre un piacere. Abbiamo perso una persona di altissima caratura morale e umana, oltre che un grande giurista», conclude Pighi.
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