Carcere Sant’Anna, emergenza continua: in un anno 38 tentativi di suicidio
La relazione della Garante in Consiglio: un caso di autolesionismo al giorno
MODENA. La sede “naturale” è saltata, visto che il Dipartimento che risponde al ministero della Giustizia ha negato l’apertura delle porte del carcere al Consiglio comunale, ma la Casa circondariale Sant’Anna di Modena è stata comunque al centro della seduta di ieri, 15 gennaio, dell’Assemblea di piazza Grande. Seduta che ha visto la partecipazione, oltre che dei consiglieri e della giunta, della Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale Giovanna Laura De Fazio, del direttore del carcere Orazio Sorrentini e di una persona che sta scontando la pena in misura alternativa, cioè fuori dal carcere per favorire il reinserimento sociale, che ha firmato il libro “Io sono una donna fortunata” con il nome di Beatrice Campari.
Sovraffollamento
E al centro della seduta c’è stata prima di tutto la difficile situazione del carcere, descritta accuratamente dalla Garante De Fazio. Partendo dai numeri, quella di Sant’Anna è una struttura sovraffollata (con oltre 200 detenuti in più rispetto alla capienza), 38 tentati suicidi registrati in un anno, e una domanda sempre più forte di lavoro, formazione e percorsi di reinserimento. L’intervento della Garante, eletta a luglio 2023 dal Consiglio comunale dopo un iter avviato nel 2021 e chiamata a operare per cinque anni, ha riguardato in particolare l’attività svolta all’interno della Casa circondariale Sant’Anna, in collaborazione con la rete territoriale dei Garanti regionali e comunali e con altre istituzioni del territorio, come l’Università di Modena e Reggio Emilia, con cui è stata avviata l’attivazione di tirocini formativi presso l’ufficio della Garante.
Il report
La relazione, che fotografa la situazione della Casa circondariale di Modena fino a luglio 2025, evidenzia come a fronte di una capienza regolamentare pari a 372 posti, le presenze registrate ammontavano a 578 detenuti, pari quindi a 206 persone in più (164 erano le unità eccedenti segnalate lo scorso anno). La popolazione detenuta, in particolare, presenta una percentuale di persone di nazionalità straniera attorno al 60%. Il documento riporta inoltre il numero di eventi critici registrati nel periodo considerato, che sono in crescita rispetto all’anno precedente: i casi di protesta individuale sono stati 126, mentre i tentativi di suicidio sono stati ben 38, mentre 5 sono stati i suicidi nel corso del 2025 e 308 gli episodi di autolesionismo, quasi uno al giorno (270 l’anno precedente). In aumento anche le aggressioni al personale di Polizia penitenziaria (42 quelle registrate rispetto alle 15 dell’anno precedente).
Reinserimento sociale
Nel secondo anno di attività sono stati complessivamente 66 i colloqui individuali svolti dalla Garante, per la maggior parte su richiesta diretta delle persone detenute, oltre a colloqui di gruppo, in particolare nella sezione femminile. Le principali tematiche affrontate hanno riguardato le condizioni detentive, l’accesso ai servizi sanitari, maggiori opportunità di lavoro all’interno e all’esterno dell’istituto, il mantenimento dei rapporti familiari, la possibilità di intraprendere, proseguire e potenziare percorsi di studio, formazione, lavoro e il sostegno nella fase di reinserimento sociale. A tali esigenze si collegano le attività lavorative, formative e di studio attivate all’interno dell’istituto. Nel corso dell’anno sono proseguiti i corsi professionalizzanti già avviati e ne sono stati programmati di nuovi, rivolti sia alla sezione maschile sia a quella femminile, con percorsi legati alla ristorazione, alla produzione alimentare, alla sartoria, al settore teatrale e ad altre competenze spendibili anche all’esterno del carcere.
Detenuti studenti
La relazione segnala inoltre il coinvolgimento di detenuti in attività lavorative interne ed esterne, a fronte però di un numero più ampio di richieste, evidenziando quindi la necessità di ampliare ulteriormente le opportunità occupazionali. Parallelamente, sono proseguiti i percorsi di istruzione, dall’alfabetizzazione fino alla formazione universitaria: risultano iscritti all’università 5 detenuti, per i quali il Garante ha segnalato la necessità di individuare spazi dedicati allo studio e strumenti adeguati, come postazioni informatiche, per favorire la continuità dei percorsi formativi. Infine, nella prospettiva di riconoscere allo sport un ruolo sempre più centrale nei percorsi di benessere e reinserimento, è in corso di definizione un piano di riqualificazione della palestra del penitenziario, anche con il coinvolgimento di organizzazioni cittadine. Un’altra proposta specifica riguarda un miglioramento delle condizioni del reparto “I care” dove vengono ospitati detenuti a rischio suicidio.
