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Agente della polizia penitenziaria rischia il processo per corruzione

di Daniele Montanari
Agente della polizia penitenziaria rischia il processo per corruzione

Accusato di aver preso soldi per consegnare a un detenuto dei cellulari

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MODENA È finito ieri mattina davanti al giudice l’agente di polizia penitenziaria 28enne arrestato nell’aprile 2025 con accuse pesantissime che hanno portato all’estromissione del servizio che svolgeva nel carcere di Sant’Anna: corruzione e inosservanza di misure di sicurezza detentive. Con lui sono comparse davanti al gup altre 14 persone coinvolte nella maxi indagine condotta dalla polizia di Stato e dalla penitenziaria su un presunto traffico di telefonini permettere ai detenuti di avere contatti con l’esterno. E non solo.


L’indagine e gli arresti


Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 28enne, di origine napoletana, mentre era in servizio come pubblico ufficiale nel carcere di Modena avrebbe procurato indebitamente due microtelefoni, delle dimensioni di un comune accendino, a un detenuto 42enne, anche lui di origine napoletana – recluso per espiare una condanna definitiva a 12 anni e mezzo per droga, rapina, truffa, evasione e altro, con un fine pena fissato al 2027 – nell’ambito di un accordo corruttivo. L’agente avrebbe percepito 1.500 euro per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio. Nel marzo 2025 si sarebbe addirittura recato a Napoli per ricevere da una persona di fiducia del 42enne in totale 4 micro cellulari da consegnargli. Due glieli ha fatti pervenire, gli altri due li avrebbe trattenuti in attesa di ricevere altri soldi. Sono stati ritrovati nella sua auto.

I due sono stati arrestati in flagranza di reato dalla polizia di Stato e dalla polizia penitenziaria nell’aprile 2025. L’inchiesta, molto articolata nei suoi vari risvolti, è stata condotta dalla Squadra Mobile di Modena dopo che il comandante della polizia penitenziaria aveva comunicato il rinvenimento di un cellulare durante una perquisizione all’interno di una cella. Contestualmente ai due arresti, in collaborazione con la polizia di Stato di Bologna, Napoli Scampia e Giugliano, le perquisizioni nelle abitazioni di altri indagati per concorso in corruzione.

In tutto, sono 15 gli imputati: oltre ai due arrestati, ci sono persone accusate di complicità nella fornitura dei telefonini e altre accusate di aver introdotto – o aver contribuito a introdurre – droga all’interno dell’istituto penitenziario di Modena. Non l’agente però: per lui non si parla di droga, solo dell’introduzione dei telefoni in cambio di soldi.


L’udienza


Complessa è stata l’indagine, e complessa è l’udienza preliminare, con tutti quegli indagati. Ieri davanti al giudice per l’udienza preliminare, alcuni imputati hanno fatto richiesta di rito abbreviato (che consente di avere lo sconto di un terzo della pena), altri di patteggiare, altri invece restano in attesa dell’esito dell’udienza preliminare, sperando di essere prosciolti.

Il legale dell’agente della penitenziaria ieri non ha presentato richieste formali, ma potrebbe farlo nelle prossime udienze. Di fronte al numero delle posizioni da esaminare, il giudice infatti ha rinviato non a una ma a due prossime udienze: la prima fissata al 10 giugno, la seconda al 19. L’agente della polizia penitenziaria ovviamente non ha più ripreso servizio in carcere dopo l’arresto, e non vive più a Modena.