Modena dice addio a padre Giuliano Pini
Missionario per 35 anni in Sierra Leone e Nigeria, dove ha fondato scuole e laboratori. I confratelli giuseppini del Sacro Cuore: «Un innamorato dell’Africa, forte e generoso»
MODENA. Ha dedicato la sua vita agli ultimi, seminando tanto nell’Africa dimenticata. E rimanendo innamorato di quell’Africa, tanto da lasciare come ultima volontà che le sue ceneri vengano portate lì.
L’addio
Si è spento venerdì mattina, 16 gennaio, a 77 anni, padre Giuliano Pini, missionario per 35 anni. Originario di Altolà (San Cesario), nel 1976 fu ordinato sacerdote nella congregazione dei Giuseppini del Murialdo legata all’istituto Sacro Cuore di Modena, dove era tornato da tre anni rientrando dall’Africa per l’aggravarsi delle sue patologie (aveva contratto più volte la malaria, anche in modo grave). È stato più volte in ospedale, gli era stata amputata una gamba e l’altra era a rischio. È stato il lento spegnersi di una candela, fino all’ultimo respiro venerdì.
La camera ardente è stata allestita nella cappella del Sacro Cuore (in viale Storchi 249), dove domani, lunedì, alle ore 19 verrà recitato il rosario. Il funerale invece, seguito dalle onoranze di Gianni Gibellini, sarà martedì alle 11 nella chiesa parrocchiale di S.Giovanni a Spilamberto. Oltre alla grande famiglia dei Giuseppini, lascia la sorella Chiara, che era molto legata a lui, la famiglia Pini-Pifferi e gli altri parenti.
La vita
Dopo l’ordinazione, il primo incarico per padre Giuliano fu a Conegliano Veneto, poi andò a Venezia. In lui cresceva sempre di più il desiderio missionario, che si concretizzò nel 1988, con la prima partenza per l’Africa, nella missione dei Giuseppini in Sierra Leone. Una realtà, un continente che lo conquistò subito, tanto da portarlo a dedicargli la vita, soprattutto nelle comunità di Lunsar e Kissy. Tantissime le opere realizzate, con anche il supporto, dal 1995, dell’associazione “Amici di padre Pini” (poi diventata “Missione Sierra Leone”, tuttora attiva) creata dallo spilambertese Oreste Germano Miani. Hanno così preso vita nuove scuole di formazione, laboratori di arti e mestieri che hanno permesso a migliaia di ragazzi e ragazze di avere un lavoro, e creare una famiglia.
Il tutto non senza difficoltà: oltre alle malattie, il dramma della guerra civile in Sierra Leone, durata dal 1991 al 2001. Nel 1999, padre Pini insieme al confratello veneto Maurizio Boa fu rapito dai ribelli e tenuto prigioniero quattro giorni nella giungla. Riuscirono a fuggire grazie all’intervento dei militari dell’Ecomog, che però all’inizio li scambiarono per mercenari europei e li picchiarono, minacciando di ucciderli. Lì salvò il loro cappellano militare, che riconobbe i padri. Nel 2014 padre Pini si trasferì a Ibadan, permettendo così ai giuseppini di dare avvio alla missione in Nigeria, rimanendo finché ha avuto forza.
«Un innamorato dell’Africa: questo in due parole era padre Giuliano – lo ricorda per la comunità del Sacro Cuore padre Agostino Manfredini – uomo di grande carattere, forza e fede. Al centro della sua vita ha messo gli ideali Giuseppini di formazione, educazione e amore per la gioventù, anche a migliaia di chilometri di distanza». l
