Cellulari e droghe in carcere: il mercato interno del Sant’Anna di Modena
Il sindacato Uilpa: «Rinvenuti due telefoni venerdì, fenomeno sempre più in aumento: vengono introdotti anche con i droni». Nel 2025 i sequestri sono stati 23, già quattro dall’inizio del 2026
MODENA. Due cellulari sono stati sequestrati venerdì dagli agenti di polizia penitenziaria all’interno del carcere Sant’Anna di Modena. È stato un famigliare di un detenuto a tentare di introdurli, in occasione di un colloquio: gli agenti l’hanno fermato e ora rischia da 1 a 4 anni di carcere.
Gli episodi
A darne notizia sono i segretari regionali della Uilpa Pietro Silvestri e Francesco Raccio: «Secondo quanto emerso, i due telefoni cellulari sono stati individuati nel corso dei controlli di sicurezza preventivi connessi alle operazioni di colloquio – spiegano dal sindacato – in violazione del divieto assoluto di introduzione di dispositivi idonei alla comunicazione all’interno degli istituti penitenziari e, ancora una volta, l’intervento tempestivo è stato reso possibile grazie all’intuito, alla professionalità e all’esperienza maturata sul campo dai colleghi impegnati ogni giorno».
«Un mercato interno»
L’episodio di venerdì è tutt’altro che sporadico, come spiega Domenico Maldarizzi, segretario nazionale Uilpa: «Negli ultimi anni il fenomeno è in crescita. C’è un vero mercato interno di compravendita di cellulari. È senza dubbio il bene più richiesto e ambito dai detenuti. Vengono introdotti in svariati modi: in alcune carceri anche con l’utilizzo di droni, oppure nel più classico dei modi, ovvero attraverso i colloqui. Vengono nascosti dai famigliari in ogni parte del corpo, soprattutto nelle zone intime, e per quanto gli agenti siano attenti e professionali, capita che riescano a eludere i controlli. Un cellulare viene venduto a 8-900 euro, principalmente con transazioni bancarie eseguite tra i famigliari dei detenuti, oppure si baratta con stecche di sigarette, droghe, o altri beni che entrano illegalmente. Anche le sostanze stupefacenti vengono commerciate regolarmente: chi è tossicodipendente prima della detenzione, purtroppo, spesso continua a esserlo anche dopo. Vengono consumati soprattutto hashish e cocaina. Anche chi spacciava in libertà a volte continua a farlo nelle carceri. I telefoni, spesso, servono proprio a quello: per controllare e tenere i contatti con l’esterno, specie per chi è nella criminalità organizzata. L’utilizzo dei cellulari è una piaga in aumento nelle carceri. A volte capita anche di trovare dei video sui social media, soprattutto TikTok, dei detenuti, che filmano gli spazi interni», conclude Maldarizzi.
I sequestri
Nel 2025 i cellulari sequestrati dalla polizia penitenziaria nel carcere di Modena sono stati 23. Dall’inizio di quest’anno, invece, sono quattro. «L’operazione di venerdì – continuano i segretari regionali Silvestri e Raccio – dimostra, ancora una volta, che dove l’Amministrazione ha deciso di investire e specializzare continuamente un personale selezionato e stabile i risultati, in termini di sicurezza, sono tangibili e immediati. Negli ultimi periodi sono stati rinvenuti – sempre ad opera del personale di polizia penitenziaria – diversi telefoni cellulari e sostanze stupefacenti, frutto di un costante e capillare coordinamento tra i vari reparti dell’Istituto modenese, nonostante la cronica carenza di organico e le innumerevoli difficoltà operative che quotidianamente il Reparto deve affrontare. Le donne e gli uomini della polizia penitenziaria di Modena – chiosano i Segretari Uil – continuano a dimostrare senso del dovere e spirito di corpo affermando con fierezza che il reparto non arretra. Per questo la Uil pa polizia penitenziaria plaude a questi uomini e donne e chiede che, anche l’Amministrazione, riconosca ufficialmente le grandi capacita operative di questi uomini e donne con una ricompensa poiché chi protegge la collettività va ricompensato, non solo applaudito».
