Gazzetta di Modena

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L'attività storica

Modena, Zoboli filati e ricami abbassa le serrande dopo quasi 65 anni

di Maria Sofia Vitetta
Modena, Zoboli filati e ricami abbassa le serrande dopo quasi 65 anni

Gianni, il figlio di Novella: «A malincuore»

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MODENA. C’è chi entra per un piccolo acquisto e chi, dopo aver visto il cartello che annuncia la chiusura definitiva dell’attività con la fine di gennaio, si affaccia anche solo per un saluto all’anima del negozio, “la Lella”. Davanti a lei il bancone, dietro gli scaffali di quella che potrebbe sembrare una libreria, ma con tantissimi gomitoli e filati colorati esposti sulle sue mensole. Uncinetto. Ago. Ferri per la lana. Macchina da cucire.

Un punto di riferimento

Per quasi 65 anni Novella Annovi ha confezionato a mano tende, giacche, maglioni, arazzi e ricami insieme ad altre artigiane, cercando di interpretare al meglio le richieste dei modenesi e le loro commissioni. Sono le stesse clienti a ricordare che “Zoboli, filati e ricami” era stata annoverata dalla Camera di Commercio come bottega storica, un riconoscimento ottenuto cinquant’anni dopo l’apertura del negozio, risalente al 1961. La scritta che comunica gli ultimi giorni di vendita al pubblico fa riemergere ricordi, quelli delle tante modenesi che davanti alle vetrine di Zoboli ci sono passate centinaia di volte, prendendole come un punto di riferimento in città.

La storia

Era stato il marito di Novella, Giovanni Zoboli, a dare il via all’attività sotto i portici di Piazza Grande, nel palazzo ad angolo con Via Albinelli. Nei primi anni ‘90 era arrivata la scelta di aprire una nuova sede in via Francesco Selmi 72, l’unica rimasta negli ultimi 20 anni. Le foto dell’epoca mostrano un’attività fiorente, con alcuni spazi espositivi anche in Piazzale Torti. Altri sono scatti che raccontano la partecipazione del negozio agli eventi fieristici modenesi, come quello in cui Novella, di spalle, è in cima a una scala intenta a preparare gli allestimenti.

«A malincuore, siamo costretti a chiudere. Nell’ultimo anno mia madre è riuscita a venire in negozio veramente poco», racconta il figlio, Gianni Zoboli, spiegando le difficoltà fisiche di Novella, ormai ottantaquattrenne.

«Queste attività artigianali non si riescono a cedere, i giovani non le vogliono portare avanti. Si tratta di un mestiere che non è stato tramandato dal punto di vista generazionale».

È un’arte che non dà alternative: detta regole e ritmi, richiede la conoscenza dei metodi di lavorazione e la pazienza di adattarsi ai suoi tempi. «Cominci il lavoro, vai avanti e, poi, lo finisci. Non si può staccare, altrimenti la differenza nella mano si vede», racconta Novella. Il risultato è l’unicità del prodotto: «Abbiamo realizzato giacche su misura e altri capi che erano venuti una bellezza. Tante persone, invece, sceglievano di fare il lavoro a casa e volevano dei consigli, noi glieli davamo».

La sua preferenza tra maglia, ricamo e cucito? «Vanno via pari. Ho imparato da piccola, dalla mamma e dalla nonna, come tutte le signore mie coetanee».