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Autonomie scolastiche da salvare: ecco le 17 realtà a rischio taglio in Emilia Romagna

di Francesco Dondi

	Scuole, pronti i tagli
Scuole, pronti i tagli

Da Piacenza a Rimini, passando per Bologna, Modena, Reggio e Ferrara. L’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti insiste: «Siamo virtuosi, non meritiamo azione arbitrarie da parte del Governo»

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MODENA. Il conteggio è presto fatto: la richiesta del ministero dell’Istruzione è di ridurre di 17 autonomie le scuole emiliano-romagnole; di contro la Regione, numeri alla mano, evidenzia come bisognerebbe aumentarle di 23 unità se si volesse assumere pedissequamente il parametro ministeriale che le regola: dovrebbero essere 938 studenti ad autonomia contro i 994 che attualmente si registrano “nella regione più virtuosa d’Italia”, ha detto nei giorni scorsi, amareggiata e contrariata, Isabella Conti, assessora alla Scuola. Le statistiche e i numeri sono impietosi. L’Emilia Romagna sulla base della popolazione scolastica (oltre 512.000 studenti) avrebbe diritto a 546 autonomie. Oggi ne registra 532. Ma attenzione: applicando il coefficiente ministeriale fissato dai decreti Valditara, il territorio regionale dovrebbe balzare a 555 autonomie, gudagnandone, cioè, 23 in più. Invece, ecco il paradosso, il nostro territorio dovrebbe perdere 17 autonomie portando, così, la regione ad avere il numero più critico d’Italia: 994 studenti per ogni autonomia. Nessuna regione come l’Emilia Romagna è penalizzata così dal Ministero. La Lombardia avrebbe 969 studenti per autonomia, il grande Lazio 950, il Piemonte 908, la super popolosa Campania 891. Ecco perché i sindacati e gli amministratori comunali sono pronti a fare di tutto per stoppare il Ministero e il provveditore regionale Di Palma, sempre più seduto su una poltrona che scotta. Riuscirà il Ministero a contenere l’onda lunga della protesta, prima che si trasformi in tsunami?

La mappa dei tagli

Ma quali sono le 17 realtà che dovranno fare i conti con la sforbiciata ministeriale, che sta continuando ad incassare spesso e volentieri pesanti critiche politiche e sociali da parte dei sindacati? Si va da Piacenza a Rimini perché ognuno è chiamato dal Ministero a mettere sul piatto.

  • La provincia di Bologna è quella che la fa da padrona: le realtà coinvolte riguardano i Comuni di Sasso Marconi, Pianoro (unione degli istituti comprensivi di Rastignano e Pianoro), Zola Predosa che porterebbe all’accorpamento tra Ic e direzione didattica alla pari di Budrio e Castel San Pietro.
  • Il caso di Piacenza è forse il meno complesso perché si annotano 6 direzioni didattiche e 3 scuole medie: l’obiettivo potrebbe essere arrivare a 8 istituti comprensivi senza particolari difficoltà.
  • Parma ha soltanto un caso spinoso e riguarda la direzione didattica “Bandiera” che andrebbe a scomparire per sdoppiarsi su due Istituti comprensivi che già esistono.
  • Più complicate sono le situazioni di Ravenna con due Ic che dovrebbero essere accorpati – il condizionale rimane d’obbligo, appeso alle decisioni del commissario – così come si sta vociferando su Cervia.
  • Rimini ha a sua volta una potenziale problematica di mobilità: la scure dell’autonomia cadrebbe su Mondaino e San Giovanni in Marignano: sono due realtà di montagna, elemento che comporterebbe un disagio logistico non così semplice da superare.
  • E se Forlì sembra dover fare i conti con l’accorpamento dell’istituto comprensivo Santa Sofia con quello di Civitella di Romagna ecco tre province piuttosto impattate.
  • Ferrara pensa ad unire Reno Centese a Renazzo: la politica si è già espressa in modo molto drastico e va registrato un movimento genitoriale che si oppone deciso all’unione sotto un’unica regia. Discorso simile vale anche nella zona del mare dove Comacchio e Porto Garibaldi corrono verso l’unificazione nonostante siano realtà ben distinte e con numeri già importanti.
  • La questione di Modena è a sua volta rovente: al momento si registrano due istituti comprensivi a Ravarino, che ha da poco anche costruito una nuova scuola media, e Bomporto, retti attualmente dalla stessa dirigente. L’idea è metterli insieme per una maxi realtà da quasi 1800 studenti. Il quartier generale sarebbe Bomporto ma i plessi sarebbero separati su cinque paesi diversi (Bomporto, Ravarino, Bastiglia, Solara e Sorbara).
  • L’ultimo tema, assai discusso, riguarda Reggio Emilia. Da una parte si valuta l’accorpamento degli istituti comprensivi cittadini Pertini 1 e Pertini 2, ma dall’altro c’è il grande tema del Cpia, realtà scolastiche formative ibride ma che svolgono un importante compito formativo per gli adulti, dal momento che si occupano di insegnamento della lingua italiana agli immigrati. Nella città che ha sollevato il problema dello “sguardo coloniale” nelle scuole, colpire i Cpia sarebbe un controsenso non da poco. Eppure, proprio in virtù del posizionamento assunto dalla Provincia e dal Comune capoluogo, nella mappa dei tagli azionabili dal provveditore-commissario Di Palma, Reggio figura insieme a Piacenza tra le province in cui sicuramente scatteranno le forbici.

Le reazioni

«Siamo una Regione che ha fatto la propria parte - incalza da giorni, anche sui social, l’assessora Conti - Con serietà, con rigore, senza cercare scorciatoie, abbiamo rispettato le regole. E oggi ci troviamo davanti a una decisione che va nella direzione opposta al buon senso». La delegata regionale alla Scuola non ha perso occasione per sottolineare in tutte le sedi le contraddizioni di quei progetti di accorpamento sui quali incombe l’intervento diretto di un commissario: i grandi istituti che raggiungeranno le 2mila unità di studenti, le complessità logistiche, i tagli senza che vi sia quella concertazione tanto cara all’Emilia Romagna. «Arriveremo a istituti da oltre 2.000 studenti – si legge sul suo profilo Instagram - Una scelta che non tiene conto della realtà, delle persone, delle conseguenze concrete sui territori. È un meccanismo che non distingue, che applica tagli in modo arbitrario. Se chi è in regola viene penalizzato, il sistema Paese perde credibilità. E quando le regole non sono più prevedibili, si perde il confine tra giusto e sbagliato. Si perde lo Stato di diritto». E ora lo sguardo si sposta a sabato 24 gennaio quando a Bologna ci sarà la manifestazione dei sindacati contro il commissariamento della rete scolastica regionale e al taglio delle 17 autonomie. Una discesa in piazza che manderà un ulteriore segnale di contrarietà tanto al Ministero che al suo braccio operativo sul territorio, il provveditore regionale Di Palma. La Regione è il primo baluardo della resistenza ai tagli delle autonomie, i sindacati sono sul piede di guerra, così come, in modo sempre più bipartisan, gli amministratori comunali dei territori coinvolti.