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Nuova antenna 5G nel parco, la protesta dei cittadini di Carpi: mille firme in dieci giorni

di Lara Lugli
Nuova antenna 5G nel parco, la protesta dei cittadini di Carpi: mille firme in dieci giorni

I residenti di piazzale Don Venturelli: «Vogliamo un’assemblea pubblica»

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CARPI. Mille firme in poco più di dieci giorni. È il numero con cui i residenti di Piazzale Don Venturelli hanno deciso di farsi sentire, consegnando ieri mattina, 23 gennaio, in Comune una petizione per chiedere al sindaco l’apertura di un’assemblea pubblica. Sul tavolo la decisione di concedere a Iliad l’installazione di un’antenna di telefonia mobile all’interno di un’area verde del quartiere, oggi utilizzata come spazio giochi per bambini e situata a ridosso di abitazioni, scuole e impianti sportivi.

Il Comitato

Non una battaglia contro la tecnologia, sottolineano i promotori, ma una richiesta di confronto e di valutazione di alternative meno impattanti. «Il problema non è dire no alle antenne – spiega Maurizio Guaitoli del comitato di cittadini – ma chiedere che vengano collocate nel modo più prudente possibile, rispettando criteri di opportunità e di tutela dei luoghi sensibili». Un tema che, secondo il comitato, va ben oltre il singolo quartiere. «Nei prossimi mesi assisteremo a una proliferazione di nuove richieste su tutto il territorio – osserva Guaitoli – La legge nazionale consente agli operatori di installare impianti quasi ovunque, ma questo non significa che i Comuni non abbiano margini di scelta. Anzi, spetta proprio agli enti locali individuare le aree più idonee per ridurre l’impatto sulla popolazione. Esistono alternative alla moltiplicazione delle antenne. In alcuni contesti si sta cercando di imporre agli operatori l’utilizzo di strutture già esistenti, condividendo i tralicci invece di moltiplicarli».

Le proteste

La vicenda di Piazzale Don Venturelli affonda però le radici diversi mesi fa. Già il 30 maggio, quattro amministratori condominiali – a nome di circa 500 residenti – avevano scritto al sindaco chiedendo un incontro dopo aver appreso in modo informale dell’ipotesi di installazione dell’antenna. Una richiesta rimasta senza esito: la risposta dell’amministrazione si è limitata a ribadire la regolarità della documentazione presentata dall’operatore. Il 17 dicembre la Giunta ha poi pubblicato all’Albo Pretorio la delibera con cui concede in affitto l’area a Iliad. Solo successivamente, il 10 gennaio, alcuni residenti hanno ricevuto una comunicazione cartacea, consegnata a mano, priva di data e numero di protocollo, firmata dall’assessore all’ambiente e indirizzata esclusivamente alle abitazioni entro un raggio di 200 metri dal futuro impianto. «Un modo di procedere che riteniamo inaccettabile – afferma Guaitoli – perché informa i cittadini a decisione già presa, senza alcun confronto preventivo». Proprio da qui è partita la mobilitazione. «Ci siamo mossi subito dopo le feste – racconta Monica Neri – approfittando della riapertura delle scuole per incontrare genitori e famiglie. In dieci giorni, andando casa per casa la sera dopo il lavoro, abbiamo raccolto circa 400 firme cartacee. Parallelamente è partita la petizione online, che ha superato quota 600 adesioni in pochissimo tempo». Un lavoro intenso, ma anche un’occasione di dialogo. «Molte persone non sapevano nulla – prosegue Neri – Suonare ai campanelli è stato faticoso, ma ci ha permesso di spiegare, ascoltare dubbi, confrontarci. In tanti hanno apprezzato questo contatto diretto, che oggi è sempre più raro».

Le soluzioni alternative proposte

La richiesta dei cittadini è chiara: aprire un dibattito pubblico e valutare soluzioni alternative. «Esistono aree diverse – spiegano dal comitato – come zone agricole lungo la ferrovia o parchi più distanti dalle abitazioni e dai plessi scolastici. Spostarsi di qualche centinaio di metri ridurrebbe l’impatto senza compromettere il servizio». Il 22 dicembre Iliad ha presentato il permesso di costruire e la pratica è ora all’esame della Conferenza dei Servizi. «Sappiamo che la partita é gravemente compromessa– conclude Guaitoli – perché il Comune ha già concesso l’area, ma non è ancora chiusa. Chiediamo trasparenza sull’iter e che almeno uno dei soggetti coinvolti sollevi dubbi o osservazioni».