Il debutto degli school tutor: «Siamo istruiti per prevenire le risse»
Gli operatori controllano gli ingressi e le uscite davanti alle scuole
MODENA Una macchia giallo fluo davanti alle scuole superiori di Modena. Mettendo a fuoco sono pettorine, indossate dagli school tutor, che hanno debuttato lunedì 26 gennaio davanti ai più grandi e problematici istituti della città come il Tecnico e Professionale Corni, il liceo Wiligelmo e il Barozzi.
Chi sono gli school tutor
Facciamola semplice: non sono agenti di polizia ma operatori che hanno seguito un corso per «mediare i conflitti» – come ha detto il Comune – in caso di problemi o risse davanti a scuola, dove si appostano all’ingresso e all’uscita degli studenti per sorvegliare.
Studenti che hanno avuto il primo contatto con gli «educatori di strada» voluti dal Comune e dal sindaco Massimo Mezzetti con un investimento di 60mila euro. Molti dei ragazzi non sapevano di cosa si trattasse, reagendo con stupore quando gli school tutor gli hanno indicato di attraversare la strada sulle strisce e non passando per le aiuole. Impareranno a conoscersi.
Davanti all’autostazione, all’incrocio con viale Monte Kosica incontriamo uno di loro, Fabio Secchi, che ha appena preso servizio.
«Noi siamo in assistenza alle forze dell’ordine, abbiamo un numero di riferimento e in caso di bisogno chiamiamo subito gli agenti – puntualizza subito –. Daremo il massimo per evitare che questo accada, cercando quindi di mediare ed evitare che i ragazzi arrivino alle mani. Io, in particolare, sono un ragazzo poco più grande degli studenti che frequentano le superiori: credo questo sia un vantaggio per entrare in empatia con loro e stroncare sul nascere possibili situazioni di tensione. Io sono giovane come loro, so che spesso basta poco per passare da uno scherzo a qualcosa di più».
Per diventare school tutor gli operatori, due per ogni istituto, quindi otto in tutto, hanno seguito un corso specifico durato qualche mese in cui «ci hanno insegnato come sedare una rissa, in quale modo porsi davanti a situazione come queste e come si media un conflitto. Tutte cose che vanno studiate. In gruppo i ragazzi si sentono più forti, in grado di dominare gli altri. Noi cercheremo di evitare queste situazioni e quello che poi potrebbe accadere» continua lo school tutor Fabio Secchi.
Qualche settimana fa durante una rissa in centro storico, due street tutor sono finti in mezzo, rimediando anche qualche colpo, fortunatamente senza conseguenze.
«Se ho paura dopo quello che è successo? Ci mancherebbe. Assolutamente no. Noi siamo al lavoro per questo, cerchiamo di evitare le risse e risolvere le cose a parole, poi se si arriva a un punto di non ritorno chiamiamo la polizia. Non è nostro compito usare la forza. Personalmente mi sento tranquillo e sicuro, non ho paura di prendere servizio. Speriamo anche Modena si senta più sicura grazie a questo nuovo presidio» conclude.
Le parole del sindaco Mezzetti
«Non risolvono tutti problemi» ha detto il sindaco Mezzetti, chiarendo che non si tratta di una panacea contro le problematiche del bullismo e della sicurezza vicino alle scuole, ma di un primo passo e di una risposta ai tanti genitori che negli ultimi anni hanno visto i propri figli tornare a casa in lacrime, o peggio ancora con un livido, dopo essere usciti da scuola.
Se il presidio funzionerà e gli episodi di violenza a scuola andranno a diminuire lo si vedrà nei prossimi mesi. La questione sicurezza rimane comunque una priorità per una città che da tempo chiede misure concrete.
Questo nuovo intervento a tutela dei giovani «si inserisce nell’ambito del progetto di “school tutoring” partito a settembre, con l’inizio dell’anno scolastico, che prevede anche un presidio fisso e pattugliamenti mobili della polizia locale nella zona dell’autostazione e negli istituti ritenuti più critici dal punto di vista della viabilità e della prevenzione del fenomeno del bullismo e della violenza giovanile – fa sapere il Comune in una nota–. Oltre a collaborazioni con le associazioni di volontariato (in campo i volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri e del Circolo Narxis) e con l’educativa di strada per avere ulteriori ‘occhi’ attenti fuori dai plessi scolastici e in prossimità di parchi, stazioni e fermate dei mezzi pubblici; campagne di educazione civica e incontri informativi con gli studenti sul tema della legalità».
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