Dimensionamento scolastico, i tagli colpiscono Fiorano e Maranello
La decisione del provveditore regionale Bruno Di Palma, nelle vesti di commissario ad acta del Governo: a partire da settembre verranno accorpati quattro istituti, che diventeranno due, mentre si salvano Bomporto e Ravarino. L’attacco dei sindacati: «Forbici imposte dall’alto»
MODENA. Il provveditore regionale Bruno Di Palma, nelle vesti di commissario ad acta del Governo, ha deciso: scatteranno dal prossimo settembre, con la partenza dell’anno scolastico 2026/2027, i dimensionamenti in tutta la regione e la forbice su Modena colpisce Fiorano e Maranello e non (come si era ipotizzato) i territori dell’Unione del Sorbara.
Le autonomie tagliate
Con il decreto protocollato nella tarda serata del 27 gennaio, si stabilisce che nel primo comune si accorpano gli istituti comprensivi di Fiorano e Bursi: d’ora in poi prenderanno il nome di Ic Fiorano. A Maranello si accorpano gli Istituti comprensivi Ferrari e il Carlo Stradi: il nuovo nome sarà Ic Maranello. A livello regionale, i tagli complessivi varati dal Commissario confermano il numero dei pronostici: 17 accorpamenti realizzati, dalla Romagna a Piacenza, sostanzialmente in linea con quanto era già stato individuato nel 2023 da una deliberazione della Regione. Di fatto, la rete scolastica regionale passa da 532 a 515 istituzioni autonome, e ciò andrà ad impattare su una regione che aveva già il record nazionale del numero di studenti per ogni autonomia.
Il commento della Cisl
«Modena resta con 86 autonomie. Viene cestinato il progetto farsa di accorpare Bomporto e Ravarino, segno che la mobilitazione sindacale, degli amministratori e dei cittadini ha funzionato. Ma questo non è un motivo di soddisfazione. Siamo alle prese con una riforma che riduce la scuola ad una variabile contabile, costruita sulla carta e senza alcun confronto con il territorio. Così non va assolutamente bene. Le riforme si fanno con coraggio, non dietro una scrivania», commenta Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale. Secondo il sindacato, dietro scelte motivate formalmente da criteri amministrativi, si cela un’altra realtà: «Si ignorano il lavoro di equilibrio, integrazione e prossimità già costruito negli anni dalle comunità scolastiche modenesi». «A Modena non siamo di fronte a scuole inefficienti o sovradimensionate – denuncia la Cisl Scuola – ma a realtà che funzionano, radicate nei territori e capaci di rispondere a bisogni educativi complessi. In definitiva, sono riusciti nel capolavoro di allontanare la scuola dalle persone», incalza Randazzo, segnalando che «nel 2026, in un grande Paese occidentale che ha un bisogno disperato di una scuola potente, si sceglie la strada dei tagli al buio. Ad oggi non sappiamo nulla sui tagli che potrebbero scattare sul personale Ata e sugli organici dei docenti: di fatto, scopriremo a settembre i veri numeri dei lavoratori assegnati».
Il commento della Cgil
«Come si può garantire la qualità dell'offerta formativa, la sicurezza e l'inclusione in strutture di queste dimensioni? – sottolineano Flc Cgil e la Cgil di Modena – Chi pagherà per questa operazione? E quali sono stati i criteri che hanno portato a una scelta così irresponsabile? L’accorpamento non è un gioco di incastri, ma una scelta che impatta sulla vita di studenti, famiglie e lavoratori. La fusione porterà a una contrazione degli organici per i profili di Assistente Amministrativo e di Collaboratore Scolastico, a causa dei parametri ministeriali che penalizzano le scuole eccessivamente grandi. Si perde un posto di Direttore dei servizi amministrativi e un posto di Dirigente scolastico per ogni accorpamento. Il rischio di docenti soprannumerari è concreto, specialmente per coloro che ricoprono ruoli di potenziamento. Riteniamo sia urgente e doveroso un incontro chiarificatore con la Provincia e le Amministrazioni comunali».
Il commento della Uil
«Ciò che colpisce, oltre al merito delle scelte, è soprattutto il metodo – chiosa Dario Catapano, segretario Uil Scuola Rua di Modena – Non c’è stata nessuna condivisione. Per settimane il silenzio delle istituzioni è stato tale da trasformare questa fase in un vero “totodimensionamento”: si è tirato a indovinare, senza dati ufficiali, senza risposte. È un trattamento inaccettabile verso chi rappresenta migliaia di lavoratori della scuola sul territorio. Le rassicurazioni secondo cui “non si perderanno posti di lavoro” non convincono: gli effetti veri emergono nel medio e lungo periodo e temiamo ricadute anche su sicurezza e funzionamento delle scuole».
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