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A Modena redditi stabili ma i prezzi volano: Castelnuovo resta il comune più ricco – Tutti i dati in regione

di Stefano Luppi
A Modena redditi stabili ma i prezzi volano: Castelnuovo resta il comune più ricco – Tutti i dati in regione

Il focus Ires sull’Emilia Romagna regala una fotografia in chiaroscuro: dipendenti e pensionati perdono potere. La maggior parte dei contribuenti rientra tra i 15mila e i 55mila euro. A livello regionale Albinea e Canossa, in provincia di Reggio, sono al vertice

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MODENA. Qual è la situazione dei territori emiliani e modenese, rispetto al “motore” della vita di tutti, il reddito, lo stipendio, il lavoro, la pensione? La “fotografia” - a cura di Giuliano Guietti e Fabjola Kodra - la scatta Ires l’Istituto ricerche economiche e sociali di Cgil Emilia Romagna sui redditi 2023 forniti dal ministero dell’Economia e delle Finanze ed è, proprio a essere ottimisti, in chiaroscuro. Peraltro come vedremo i numeri per Modena e Reggio non si discostano molto mentre presenta dati un po’ inferiori Ferrara. Modena e gli altri territori regionali restano comunque tra i vertici in Italia per quanto riguarda le entrate, ma la china non è certo positiva. Il quadro che emerge dall’analisi di redditi, retribuzioni, povertà e consumi in Emilia-Romagna, quindi, restituisce l’immagine di una regione che anch’essa deve fare i conti con criticità ormai strutturali e non più contingenti, legate in particolare a lavoro e salario. E ciò significa aumento delle diseguaglianze e crescenti difficoltà delle condizioni di vita di tanti cittadini.

I numeri

Tra le province dell’Emilia Romagna resta Bologna quella con il reddito medio imponibile più elevato (26.780 euro lordi annui) mentre Modena con i suoi 25.618 è terza tra le nove province appena dietro Parma a quota 26.354, e segue Reggio con 25.301 euro. Sono tutte sopra la media regionale, pari a 24.741 mentre la provincia di Ferrara è sotto, a quota 22.486. Un territorio regionale, con media 25.880 euro, dunque, che riguardo al reddito imponibile medio “regge” e non a caso è la quarta area più “ricca” dopo Lombardia (28.810), P. A. di Bolzano (27.260) e Lazio (25.920). Rispetto al Modenese però, se guardiamo l’imponibile con la lente di ingrandimento dei comuni, “vince” il Reggiano: hanno l’imponibile pro capite più elevato Albinea con 31.033 euro (in calo però del 6,5% sul ’22) e Canossa (30.591) mentre qui Castelnuovo Rangone è al quinto posto regionale con 29.478 euro. Per contro tra i comuni con il reddito medio più basso ci sono due ferraresi, Mesola con 17.461 (su del 6,4%) e Goro a quota 10.278, in crescita del 6,8%. Tra i moltissimi dati della ricerca Ires svettano anche i redditi medi da lavoro dipendente, un indicatore fondamentale per comprendere la rotta. A livello di città Modena è a quota 28.437 euro mentre Reggio è a 25.232, per contro è molto indietro, nella provincia gialloblù, Fiumalbo con appena 18.773 euro lordi annui di stipendio (ma dato in crescita del 7,3%). Altro dato interessante, visto che la società invecchia velocemente, sono i redditi medi da pensione. A Modena sono 22.494 euro, a Reggio 22.503 e a Ferrara 21.098. «In sintesi - spiegano i curatori della ricerca - si può dire che dall’analisi delle dichiarazioni dei redditi 2023 in regione emerge che il reddito medio imponibile regionale è cresciuto meno dell’inflazione.La maggior parte dei contribuenti rientra tra i 15mila e i 55mila euro, con una distribuzione più equilibrata rispetto alla media nazionale. I redditi da lavoro dipendente crescono meno dell’inflazione mentre sono molto più elevati e in aumento più marcato i redditi da lavoro indipendente».

Le retribuzioni

Al giorno i lavoratori che nella nostra regione guadagnano di più sono quelli del settore riguardante le attività finanziarie e assicurative con 188,8 euro lordi di media (+4% rispetto al 2023) seguiti da chi lavora nel campo della estrazione di minerali da cave e miniere (170,2 euro). Molto meno fortunati i dipendenti che lavorano come personale domestico - pulizie, badanti di anziani ecc - che arrivano al giorno ad appena 73,9 euro lordi (+2,7%) e chi opera nelle attività di alloggio e ristorazione, con 79,8 euro (+2,2%). Purtroppo continua anche la disparità di guadagno da uomini e donne: i primi di media portano a casa al giorno 127,3 euro e le donne invece 105,8, 21,5 euro al giorno in meno. «La crescita delle retribuzioni nel triennio 2021-2024 (+7,9%) - sintetizzano i ricercatori - è molto inferiore all’aumento dei prezzi, causando una perdita di potere d’acquisto tra il 7% e l’8%. Sotto i 15mila euro annui di retribuzione rientrano soprattutto donne, giovani, operai, part-time, assunti a tempo determinato».

I commenti

Se il presidente di Ires Giuliano Guietti ricorda che «salari e pensioni, principali contribuenti del fisco, hanno avuto negli ultimi anni una crescita molto inferiore rispetto all'aumento dei prezzi» a rincarare la dose è il segretario generale della Cgil Emilia Romagna Massimo Bussandri: «In una Italia avviata a un declino che il governo tenta faticosamente di nascondere senza riuscirci, anche l'Emilia-Romagna non può essere un'isola felice. Ce lo dicono soprattutto due dati: soltanto la metà dei lavoratori dipendenti privati di questa regione sono lavoratori stabili e continuativi mentre i restanti sono precari, discontinui. L’altro dato preoccupante è che quasi un terzo degli stessi dipendenti di questa regione non arrivano a 15mila euro lordi annui di reddito, cioè sono lavoratori sostanzialmente poveri».