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Ministero della Salute e Wada chiudono i centri regionali antidoping: quale futuro per Modena?

di Alessia Dalla Riva

	Il medico modenese Gustavo Savino è il responsabile del centro regionale antidoping
Il medico modenese Gustavo Savino è il responsabile del centro regionale antidoping

La circolare firmata dal ministro Orazio Schillaci stabiliscono lo stop entro il 3 febbraio in tutta Italia. Ma nella sede modenese, riferimento per l’Emilia Romagna, non si effettuano analisi: la Regione chiederà di proseguire

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MODENA. Si aprono le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 con cui l’Italia celebra lo sport e, quasi contemporaneamente, chiudono i centri regionali antidoping che operano per supportare la corretta pratica dello sport. Il sollecito alla cessazione urgente e tempestiva di laboratori e strutture antidoping è contenuto in una circolare diramata dal ministero della Salute pochi giorni fa.

La circolare del Ministero

Nel documento il ministro della Salute Orazio Schillaci sottolinea che le Regioni e le Province autonome dovranno adempiere alla richiesta entro il 3 febbraio prossimo. Tale decisione, precisa il documento, è stata maturata in seguito alle interlocuzioni del ministero con i rappresentanti della World anti-doping agency (Wada), agenzia che si occupa di promuovere, coordinare e monitorare a livello internazionale la lotta alle sostanze dopanti in qualunque forma si presentino. La circolare spiega che la Wada chiede conferma che non vi siano a livello regionale laboratori e strutture connesse alla disciplina dell’antidoping, tra cui analisi di campioni umani, attività di formazione in materia o servizi di consulenza agli atleti e che nemmeno il nome delle strutture richiami in alcun modo la materia. Di conseguenza, stando alle direttive ministeriali, anche il centro regionale antidoping dell’Emilia-Romagna con sede a Modena, (così come ogni altro centro in Italia non affiliato all’agenzia internazionale) risulterebbe oggi in contrasto con il “Codice sportivo antidoping” messo a disposizione da Nado Italia (l’organizzazione nazionale antidoping) che attua il Codice mondiale antidoping di Wada, e per questo non potrà più effettuare analisi antidoping.

Quale futuro a Modena?

Tutto chiaro se non fosse per un particolare: il centro modenese non effettua analisi antidoping su atleti professionisti e opera in una realtà completamente separata per tipologia di attività da quella oggetto della circolare del Ministero. Il centro regionale antidoping emiliano-romagnolo è nato nel 2005 in un quadro normativo chiaro e definito, grazie ad una legge regionale che recepiva una legge nazionale che concedeva alle Regioni la facoltà di istituire centri antidoping. La struttura si è sempre occupata di comunicazione, prevenzione e formazione in ambito sportivo e si rivolge ai cittadini comuni, non legati al mondo dello sport professionistico. In vista della scadenza di inizio febbraio, la Regione ha già ribadito al Ministero la natura delle prestazioni fornite dal centro modenese e invierà la richiesta di poter proseguire con l’attività che è sempre stata svolta nel pieno rispetto della normativa. Nel frattempo, lo scorso mese di dicembre, è stata inaugurata a Roma la nuova sede del Laboratorio antidoping Fmsi (Federazione medico sportiva italiana), unico centro in Italia tra i 30 nel mondo ad essere accreditato alla Wada dopo un complesso iter di certificazione e revisione e sarà il centro di riferimento dei grandi eventi sportivi internazionali, come le Olimpiadi e le Paralimpiadi. In attesa di chiarimenti rispetto alla situazione attuale, le attività centro regionale antidoping di Modena sono state momentaneamente sospese. Per il futuro, andrà anche chiarito se la struttura di Modena e gli altri centri antidoping italiani potranno o meno percorrere la strada dell’accreditamento alla Wada.

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