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La polemica

«Caso scabbia, un dovere la trasparenza sulla sanità»

«Caso scabbia, un dovere la trasparenza sulla sanità»

Il capogruppo della Lega Bertoldi fa chiarezza dopo la bufera sul suo post «Dimissioni? Non spetta al Pd decidere chi può fare il consigliere...»

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Fa notare che sui problemi sanitari serve chiarezza e trasparenza verso i cittadini e respinge al mittente le richieste di dimissioni arrivate dal Pd. Giovanni Bertoldi, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, interviene così dopo la bufera sollevata venerdì dopo un suo “post” su Facebook su un caso di scabbia emerso in un asilo nido della città. In particolare, il consigliere aveva scritto sui social che «a quanto mi dicono, la diffusione del parassita della pelle sarebbe partita da un bambino nordafricano». Un “post” a cui è seguita un’ondata di critiche, per prima cosa per aver comunicato un dato che potrebbe far risalire all’identità del bimbo, e poi perché in realtà il piccolo è italiano, mentre il Pd cittadino ha chiesto le dimissioni di Bertoldi.

Per questo, oggi il capogruppo leghista torna sulle sue parole: «Il mio post su Facebook criticato dal Pd - spiega - aveva l’obiettivo di informare sulla presenza di un focolaio di scabbiosi in un nido modenese ed esprimere la mia preoccupazione rispetto alle possibili condizioni che potessero aver favorito l’insorgenza del caso segnalato. Come noto, la diffusione di questo parassita è spesso agevolata da situazioni di promiscuità o sovraffollamento abitativo. Successivamente ho potuto verificare che il bambino interessato è nato in Italia, è cittadino italiano e non vive in contesti con particolari criticità; per questo motivo ho provveduto immediatamente a rimuovere la frase che poteva risultare sgradita o inopportuna. Resta tuttavia il tema centrale: la presenza di casi di scabbiosi in una struttura educativa comunale. Ritengo che l’informazione e la trasparenza siano fondamentali - aggiunge Bertoldi - per aumentare vigilanza e attenzione». Per quanto riguarda le critiche, il consigliere ha l’impressione «che la reazione del Pd sia stata eccessiva e legata più al tentativo di minimizzare o non divulgare l’accaduto che al merito della questione. Tuttavia, quando si tratta di salute pubblica, tacere non aiuta nessuno». Bertoldi ricorda quindi che «a Modena non va sempre tutto bene. E, dopo le numerose criticità che stanno interessando l’amministrazione (Amo, Fondazione, Seta, rifiuti...), credo sia necessario affrontare i problemi , invece che cercare di spostare l’attenzione altrove. Chiudo ricordando al Pd che non spetta a lui decidere chi può fare o meno il consigliere comunale, ma gli elettori».

Sul caso interviene anche Riad Ghelfi per il Patto per il Nord: «Esprimiamo forte preoccupazione - spiega - per il modo in cui un episodio sanitario è stato trasformato in strumento di propaganda politica, con toni e modalità che riteniamo irresponsabili. Quando si parla di servizi educativi, minori e salute pubblica, la politica ha il dovere di abbassare i toni e affidarsi ai fatti. Da chi, come la Lega, fa della “sicurezza” una bandiera, ci si aspetterebbe rigore, senso delle istituzioni e rispetto delle procedure sanitarie, non esternazioni sui social che rischiano di creare allarme e di colpire indirettamente soggetti fragili».l