Gazzetta di Modena

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La storica attività

Il bar Reiter cambia gestione, dopo 40 anni addio alla famiglia Paolini: «Dal bancone abbiamo visto crescere generazioni»

di Ginevramaria Bianchi

	La famiglia Paolini dietro al bancone
La famiglia Paolini dietro al bancone

Il locale simbolo del quartiere cambia volto dopo una vita di caffè e sorrisi tra le scuole De Amicis, Tassoni e Paoli, mentre una nuova gestione tutta al femminile raccoglie la preziosa eredità

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MODENA. Il Reiter è quel bar dove hai preso il tuo primo caffè non decaffeinato poco prima che suonasse la campanella, e già qualche sorso bastava per sentirti grande. È quel locale in cui il venerdì alle 12 vedi giocare a burraco le nonne del quartiere, mentre alle 19 le loro nipoti fare l’aperitivo. Ed è anche il posto in cui ricevi un consiglio prezioso qualche minuto prima di una verifica, quando le pagine da finire di ripassare sembrano troppe e il gnocco fritto ordinato al banco devi conservarlo per la merenda perché dall’ansia non riesci proprio a sentire la fame.

L’addio della famiglia Paolini

Sì, il bar Reiter è stato tutto questo e molto altro. E usare il tempo passato è necessario perché dietro ogni ricordo consumato lì dentro, ci sono stati il calore e la pazienza di Aleandra (detta Lella) Rossi e Luigi e Roberta Paolini, che da qualche giorno non sono più dietro quel banco. I tre gestori storici hanno salutato il quartiere che hanno servito con passione e costanza per quarantadue anni. Una fine legata alla loro età, ma che non decreterà la chiusura del locale: da oggi, infatti, c’è già una nuova gestione, tutta al femminile.

«Un crocevia di studenti»

«Tra le scuole De Amicis, Tassoni e Paoli, il Reiter è sempre stato un punto di passaggio, un crocevia di ragazzini dai sogni grandi, e proprio perciò noi in questi quarant’anni abbiamo voluto mantenerlo un posto sicuro e ben preservato — ci confessa commosso a qualche ora dalla chiusura Paolini —. Qui, hanno mangiato intere generazioni di studenti, quelli che arrivavano in zona timidamente camminando con cartelle più grandi di loro, e che se ne sono andati anni dopo, quando tra i banchi bastava solo una penna per svolgere gli ultimi calcoli sulla prova di maturità. E proprio per questo é stato bello così».

Un locale, un’abitudine

Dentro, il bar racconta tutto questo senza bisogno di parole. L’arredamento anni Ottanta, verace, rimasto fedele a se stesso: i toni del verde e del grigio un po’ dappertutto, le foto alle pareti che parlavano di incontri e di tempo passato. Sul bancone, un caffè espresso che costava ancora 1,20 euro, perché «alla fine se l’espresso non lo bevi in Italia a questo prezzo, dove lo devi bere?». Ma soprattutto, il calore: quello dei nomi ricordati, delle abitudini, dei sorrisi sempre pronti, anche nelle mattine più difficili. Il Reiter dei Paolini, non era solo un locale, ma un’abitudine, soprattutto per chi in questo quartiere ci è nato e cresciuto, brioche dopo brioche. Un posto dove si entrava senza pensarci, anche solo per un saluto, sapendo cosa si sarebbe trovato. «Abbiamo chiamato negli ultimi giorni tutti i vecchi clienti, uno per uno — ha aggiunto Paolini —. È stato commovente, perché è un pezzo di vita che se ne va. Però era arrivato il momento». Ma la serranda è tornata ad alzarsi e, davanti a lei, continuano a sfilare di fretta studenti diretti a scuola. Qualcuno rallenta, qualcuno guarda dentro curioso. Perché dietro il bancone, oggi, ci sono altri sorrisi a servire il gnocco caldo. E così si ricomincia.