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Il caso

«Il diritto di voto alle donne? Un attacco all’unità familiare»: choc in consiglio comunale a Formigine

di Luca Gardinale
«Il diritto di voto alle donne? Un attacco all’unità familiare»: choc in consiglio comunale a Formigine

Sconcerto per le parole pronunciate dall’ex candidato sindaco del centrodestra Costantino Righi Riva: «Dopo il 1946 sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, con conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti»

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FORMIGINE. Qualcuno si gira a sinistra, per cercare lo sguardo della vicina di banco, come a dire: “Ma davvero ha detto questo?”. Qualcun altro preferisce abbassare lo sguardo, scuotendo appena la testa, mentre c’è anche chi ha una specie di sussulto, guardando dritto verso i banchi dell’opposizione. Proprio da lì, quando la seduta del consiglio comunale si avvia verso la fine, arriva una dichiarazione che gela tutto il centrosinistra: «Il diritto di voto alle donne è stato un attacco all’unità familiare». Succede a Formigine, e in particolare nella seduta dell’Assemblea consiliare di giovedì sera, 29 gennaio. E a pronunciare la frase choc è stato Costantino Righi Riva, consigliere comunale della lista civica per Cambiare Formigine, nonché candidato sindaco del centrodestra nel 2019.

Le frasi choc

Il caso è nato attorno all’ultimo documento presentato in aula, ovvero la mozione delle consigliere Sarracino e Casali sugli “80 anni dell’Assemblea Costituente, del Referendum istituzionale e del primo voto alle donne”, che con l’approvazione impegna l’amministrazione “ad avviare un tavolo che coinvolga tutti i settori interessati finalizzato alla progettazione condivisa delle celebrazioni del 2026, promuovendo un approccio che unisca cultura, scuola, pari opportunità, associazionismo, politiche giovanili e tutti i settori interessati al fine di definire una programmazione nel corso dell’anno 2026 che valorizzi questa ricorrenza e la storia delle donne protagoniste della storia della Repubblica”. Ma al di là delle proposte avanzate dalla mozione, a far gelare il sangue a giunta e maggioranza è stata appunto una dichiarazione del consigliere Righi Riva, intervenuto all’interno del dibattito sul voto alle donne. «Io non aggiungerò la mia firma alla mozione - ha esordito - ma farò solo qualche osservazione: il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto in Italia solo nel ’46, perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare, e la storia si è incaricata di dimostrare che questo timore era più che fondato». Parole che hanno suscitato una protesta immediata da parte della maggioranza - nell’articolo in basso il commento del centrosinistra - così come quelle pronunciate subito dopo da Righi Riva: «Dopo il ’46 - ha aggiunto - sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti».

L'altra polemica

Del resto, quella del consigliere civico non è stata l’unica frase che ha provocato una profonda protesta dalla maggioranza: prima di arrivare a quella sul voto alle donne, il Consiglio aveva affrontato una mozione dedicata all’educazione sessuale nelle scuole, e in quel caso è stato Valerio Giacobazzi (Forza Italia) a pronunciare una frase choc. «La responsabilità di un insegnamento di questo genere è tutta da caricare sulle spalle di una famiglia - ha detto - chi mi dice che alla fine di un percorso scolastico, se mio figlio diventa una persona con “tendenze” che non condivido, la responsabilità sia dell’insegnante?».