Voto alle donne, Parenti vs Righi Riva: «Parità punto di forza della famiglia»
Dura replica della prima cittadina di Formigine alle parole del consigliere civico, secondo cui «il diritto di voto è stato un attacco all’unità famigliare»
FORMIGINE. Quando Delia esce di casa si sente già più leggera. Si sta recando alle urne a votare per la prima volta. Poco prima di entrare al seggio, si fruga nelle tasche e si rende conto di aver smarrito la tessera elettorale. Dev’esserle caduta prima di uscire di casa. In quel momento viene raggiunta sia da Ivano, il marito violento che, accortosi della tessera sul pavimento, intende ora riportare la moglie a casa con la forza, sia dalla figlia Marcella, la quale ha recuperato la tessera per consegnarla alla madre e permetterle di esercitare il suo diritto per la prima volta.
Le dichiarazioni spiazzanti
È il finale del film “C’è ancora domani”, che ha ricordato la lotta di ogni singola donna per la propria libertà. E oggi, a ottant’anni da questa data storica, Costantino Righi Riva, consigliere comunale della lista civica Per Cambiare Formigine e candidato sindaco del centrodestra nel 2019, dice: «Il diritto di voto alle donne è stato un attacco all’unità familiare». La frase è stata pronunciata nella seduta dell’Assemblea consiliare di giovedì sera a Formigine mentre si discuteva dell’ultimo documento presentato in aula, ovvero la mozione delle consigliere Sarracino e Casali per le celebrazioni relative agli ottant’anni dell’Assemblea Costituente, del Referendum istituzionale e del primo voto alle donne. Nella stessa occasione il consigliere ha anche fatto riferimento alla legge sul divorzio, sull’aborto e alla riforma del diritto di famiglia, indicandole come ulteriori passi verso la disfatta.
La replica del sindaco
«La prima cosa da dire è che non credo proprio ci sia un collegamento diretto tra l’allargamento del suffragio elettorale e il decadimento dei valori familiari - interviene la sindaca di Formigine Elisa Parenti - la dichiarazione di Righi Riva in Consiglio comunale non è assolutamente accettabile. In tutti i Paesi occidentali avanzati, anche quelli in cui la famiglia tradizionale è più tutelata, il voto alle donne è garantito». Si tratta innanzitutto di una questione antidemocratica perché il suffragio universale è un cardine della nostra Costituzione e dunque della nostra Repubblica. «Credo sia importante continuare a sottolineare che il voto alle donne è stata una conquista fondamentale per la civiltà e la democrazia, la quale si basa sulla partecipazione. Escludere le donne significherebbe privare la società di almeno metà delle sue voci. Detto questo ci tengo a precisare che tale presa di posizione non è condivisa da tutta la destra del consiglio comunale, dato che la mozione è stata comunque approvata dagli altri gruppi dell’opposizione. Fratelli d’Italia è rappresentato da tre consiglieri comunali e non penso nemmeno che Giorgia Meloni, prima presidente del consiglio donna del paese, condivida quest’idea, né sia contraria al divorzio». Sulla famiglia, che è davvero tema fondamentale e da tutelare, la sindaca aggiunge: «Non è certo vero che il voto alle donne ha comportato un decadimento dei valori famigliari. Le donne della mia famiglia sono sempre state pilastri, io stessa sono sindaca, avvocata e madre. Ho fatto il mio percorso grazie a una famiglia che mi ha sostenuto e mi ha garantito un’educazione che mi ha avvicinata alla politica, alla cultura e allo studio, approfondendo vari campi. Generazioni di donne hanno combattuto con grande coraggio per arrivare alla parità e se adesso sentiamo affermazioni di questo tipo significa che non dobbiamo dare per scontato il diritto conquistato ottant’anni fa».
Nell’immediato, in Consiglio comunale, la sindaca ha ribattuto. «Le mie parole sono state “immagino che per lei, consigliere, sia sacrilego che io stia sedendo a questa poltrona”, alle quali lui ha risposto di no per poi evitare di ribattere. Forse voleva solo dire che i valori della famiglia si sono sgretolati per l’impegno politico, ma non è così».
Anche la Madonna tirata in causa
Ieri mattina il consigliere ha continuato a collegare parità di genere e disfatta, addirittura criminalità. Sui social ha commentato un atto vandalico ai danni di un’edicola sacra contenente un’icona della Madonna con queste parole: «La Beata Vergine Maria rappresenta un modello di femminilità che non è gradito. Non pensava alla carriera, all’autorealizzazione sul lavoro, alla parità di genere, all’empowerment femminile ma ha detto sì alla volontà del Padre. Chi ispira questi gesti? La risposta è facile». La figura della Vergine Maria ha significati molteplici e completamente diversi. Ovviamente, inoltre, manca la contestualizzazione storica, ma la sindaca aggiunge: «Naturalmente condanno l’atto vandalico. Detto ciò, da cattolica, mi dispiace che questa figura venga travisata, come se la donna di oggi fosse per forza distante dai valori del cattolicesimo. Non è così. Noto invece che il ruolo del padre negli ultimi anni sta ottenendo un importante riscatto grazie agli investimenti che hanno come obiettivo una concreta parità di genere, la quale include il diritto alla paternità e la partecipazione attiva nella crescita dei figli. Questo è tutelare la famiglia».
