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Il racconto

Caso GimFive, parla l’ex dipendente.«Stipendi non pagati per 6mila euro»

di Manuel Marinelli
Caso GimFive, parla l’ex dipendente.«Stipendi non pagati per 6mila euro»

La testimonianza: «Noi all’oscuro della vendita». Uil: «Ci siamo attivati»

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MODENA. «A un certo punto hanno smesso di pagarci e tutt’ora a me e ad altri colleghi non sono stati riconosciuti diversi stipendi. Poi dal nulla, senza che nessuno sapesse niente, le palestre sono state vendute. E dei miei soldi e di quelli dei miei colleghi non si è più saputo niente. Ora ci siamo rivolti al sindacato e incrociamo le dita».

A parlare è una ex dipendente di GimFive, la catena di palestre a basso costo che, da un paio di mesi, è stata rilevata da Green Theory con polemiche feroci degli utenti che hanno visto i loro abbonamenti già pagati alla precedente gestione evaporare.

Ma non solo gli abbonati sono sul piede di guerra. Ci sarebbero anche tanti ex dipendenti decisi ad avere quanto gli spetta.

La testimonianza

«Lavoravo in GimFive da un po’– racconta una di loro, che preferisce restare anonima per tutelarsi – Nell’estate 2024 i pagamenti nei nostri confronti hanno iniziato ad arrivare in ritardo o a non arrivare proprio. Io e i miei colleghi chiedevamo spiegazioni, ma non ricevevamo mai risposte, se non parole del tipo: “Pensate a lavorare” ci rispondevano. La situazione è peggiorata fino a fine 2025, quando abbiamo capito che non c’era più nulla da fare: incassi caduti in picchiata e conti che non tornavano più».

Della futura vendita e conseguente chiusura i dipendenti non sapevano nulla.

«Noi non sapevamo manco cosa fosse Green Theory, men che meno della trattativa avviata con l’azienda per cui lavoravamo. Dopo aver appreso con stupore della vendita delle palestre in Toscana e Umbria (erano quelle che andavano meglio in termini di incassi) abbiamo chiesto delucidazioni e soprattutto garanzie. Ci era stato assicurato che non avrebbero venduto le palestre emiliane... sappiamo bene come è finita solo qualche mese più tardi. Io mi sono licenziata, ho 5/6 mila euro di stipendi arretrati ma ci sono persone che hanno crediti importanti anche di decine di migliaia di euro. Negli uffici eravamo una 15ina e so che nessuno è in pari. Ho mandato molti messaggi per chiedere quando potevamo avere i nostri soldi. Ma niente. E il primo febbraio gli uffici sono stati ufficialmente chiusi. Insomma non c’è più nulla».

I mesi passano, la situazione rimane invariata. E la paura di non ricevere nulla è concreta.

«Inizialmente tutto andava bene e pensavo fosse un business solido. Ma evidentemente mi sbagliavo. E a un certo punto con i miei colleghi avevamo capito che qualcosa non andava e che i numeri non tornavano. Ora spero almeno di ricevere quanto mi spetta e mettere finalmente la parola fine a questa storia» conclude l’ex dipendente di GimFive. La dipendente insieme ad alcuni colleghi ha così deciso di rivolgersi al sindacato Uil. Al momento tutto è in stallo e non sono state avviate cause legali.

L'intervento dei sindacati

«Ci stiamo attivando con determinazione per tutelare i diritti dei lavoratori della ex Gim Five che si sono rivolti a noi, con l’obiettivo di favorire il recupero dei crediti a loro spettanti. Stiamo seguendo la vicenda con la massima attenzione, consapevoli delle difficoltà che queste persone stanno affrontando, e confidiamo che il percorso intrapreso possa condurre a risultati concreti e soddisfacenti» dichiara Carmine Cicciotti di Uilcom. Parallelamente le associazioni dei consumatori all’unisono, Federconsumatori, Confconsumatori e Udicon stanno portando avanti le istanze degli abbonati GimFive, che si sono ritrovati con un pugno di mosche in mano e chiedono giustizia.

«GimFive aveva raccolto in forma intensiva abbonamenti nella fase finale della gestione, sostenendo successivamente che tali abbonamenti sarebbero stati validi anche con la nuova gestione, relativamente alle mensilità già pagate. Non è stato così, perché GreenTheory non ha riconosciuto generalmente validi quegli abbonamenti, limitandosi a proporre, non solo a loro, ma tutti i potenziali clienti, un presunto sconto sulle proprie tariffe – avevano scritto in una nota comune le associazioni – Abbiamo iniziato il percorso per ottenere risarcimenti a favore degli abbonati. Nuovamente lanciamo un appello a tutti i soggetti preposti ai controlli, ed alle amministrazioni locali, per verificare quanto sta accadendo, al fine di evitare il ripetersi di quanto già, troppe volte, è accaduto in questa provincia».