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Il sogno di Marco: «Aiutatemi a costruire un auditorium a Modena dedicato a Vasco»

Il sogno di Marco: «Aiutatemi a costruire un auditorium a Modena dedicato a Vasco»

L’artista padovano lancia un pubblico appello per avviare una possibile raccolta fondi. Obiettivo coinvolgere il popolo del rocker in un progetto con finalità di solidarietà

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MODENA Un cappello gigante, tributo popolare e opera d'arte condivisa; un'architettura che diventa gesto collettivo. Questa è l'idea visionaria di un auditorium, non di un museo, con un design ispirato dall’iconico berretto indossato da Vasco Rossi, immaginato come luogo di spettacolo, memoria e partecipazione attiva dei fan.

La raccolta fondi

Il progetto è frutto della grande passione per la musica del celebre rocker di Zocca di un inventore padovano, Marco Bellavere, che già in passato ha dedicato grandi opere uniche ad altri miti come la Lamborghini o Valentino Rossi. «È una azione artistica che nasce indipendente e dal basso, fondata su un principio semplice quanto potente: la partecipazione. - spiega in in una nota - Milioni di fan potrebbero contribuire simbolicamente donando un euro ciascuno alla costruzione dell'edificio e, una volta completato, lasciare all'interno la propria firma, il proprio segno, il proprio colore. Chi desidererà dare di più avrà la possibilità di scrivere il proprio nome in dimensioni maggiori; le superfici interne diventeranno un grande affresco vivo e in continua evoluzione.

Il progetto

L’architettura si basa, come detto, sulla forma di un enorme cappello tridimensionale, pensato non solo come simbolo, ma come spazio polifunzionale e performante». La parte anteriore è costituita dal frontino, trasformato in una grande tettoia scenografica. L'ingresso è segnato da una vetrata a monocolo specchiato, elemento riconoscibile che riflette il paesaggio e accoglie il pubblico. La platea interna ha una inclinazione studiata per garantire una visione estremamente nitida del palco. Nella versione estiva, l'auditorium si apre verso l'esterno: il palco diventa visibile anche dall'anfiteatro adiacente grazie all'apertura posteriore, che richiama il registro di un cappello. Si tratta di unico spazio che può dialogare dentro e fuori la struttura, tra concerto e paesaggio. Le "borchie" del cappello non sono semplici elementi decorativi, ma grandi oblò che portano la luce in uffici, servizi e spazi di supporto. Lungo tutto il perimetro dentro il cappello, a partire dall'ingresso, si sviluppa un percorso espositivo permanente che racconta l'evoluzione artistica del cantautore emiliano, dagli esordi fino ai giorni nostri. Il percorso cronologico sarebbe fatto di immagini, testi, installazioni e contributi visivi. Ai lati dell'ingresso trovano spazio un bar e un'area dove si possono trovare oggetti originali appartenuti all'artista in possesso dei fan.

La finalità solidale

L’iniziativa avrebbe anche un fine solidale: una volta completato l'edificio, l'eventuale ricavato eccedente sarebbe destinato alla beneficenza o a iniziative sociali e culturali, secondo le modalità che verranno stabilite dagli enti e dai soggetti che gestiranno l'operazione. L'obiettivo non è solo celebrativo, ma anche sociale: un monumento contemporaneo alzato simbolicamente da chi lo vive. Le dimensioni definitive dell'auditorium saranno stabilite una volta individuato il luogo di realizzazione, ma l'ambizione è quella di creare il cappello più grande del mondo, candidando la struttura a entrare nel Guinness World Records. Un'operazione capace di attirare attenzione internazionale, valorizzare il territorio ospitante e raccontare una storia italiana fatta di musica, creatività e partecipazione popolare. Come si può intuire progetto ambizioso, ecostoso tra acquisto eventuale di un’area, costruzione e poigestione del progetto. Quindi per ora è più un sognoo come dice Bellavere: una visione. «Questa oggi è una visione che guarda al futuro come un progetto aperto, pronto a crescere ed eventualmente a essere modificato in base alle esigenze – commenta Bellavere - soprattutto è firmato da milioni di mani diverse: proprio come una canzone che, una volta uscita, non appartiene più solo a chi l'ha scritta, ma a tutti coloro che la cantano. Se la mia idea trovasse subito un’accoglienza positiva potrebbe essere realizzata già per il 7 febbraio 2027».