Gazzetta di Modena

Modena

La lettera

Trapianto di fegato con tecnica robotica innovativa, il grazie del paziente a Modena: «Città che cura e accoglie»


	Governatori con i prof Di Benedetto, Guerrini e Magistri
Governatori con i prof Di Benedetto, Guerrini e Magistri

Gianmarco Governatori è stato sottosto al Policlinico a un intervento mai eseguito in Europa e tra i primi al mondo: «Ho vissuto molto di più di un percorso medico, trovandomi in una vera famiglia. Esco da questa esperienza con un nuovo soffio di vita e un legame indissolubile con questa comunità»

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MODENA. Una storia di rinascita, di gratitudine e di straordinaria innovazione medica. Gianmarco Governatori, paziente sottoposto lo scorso giugno a un delicatissimo trapianto di fegato presso il Policlinico di Modena, ha scelto di raccontare pubblicamente la sua esperienza, trasformandola in un sentito ringraziamento alla città e ai professionisti che gli hanno salvato la vita.

I ringraziamenti

In una lettera aperta, Governatori descrive il percorso vissuto al Centro Trapianti del Policlinico di Modena come «molto più di un percorso medico»: un viaggio umano, scandito da professionalità, dedizione e una vicinanza emotiva che definisce «una vera e propria famiglia». Al centro del suo messaggio, il ringraziamento al professor Fabrizio Di Benedetto, direttore del Centro Trapianti, e ai professori Guerrini e Magistri, protagonisti di un intervento destinato a segnare la storia della chirurgia: si tratta infatti del primo trapianto in Europa – e tra i primissimi al mondoeseguito da donatore vivente completamente con tecnica robotica, sia per il donatore sia per il ricevente. Un risultato che, sottolinea Governatori, «pone questa struttura ai vertici della medicina internazionale e dà lustro alla città di Modena». Il paziente non dimentica nessuno: il suo grazie si estende a tutta l’équipe infermieristica e agli operatori sanitari che lo hanno accompagnato durante i vari ricoveri, offrendo «gentilezza unica e dedizione instancabile».

L’omaggio a Modena

Ma nella sua testimonianza c’è un altro protagonista: Modena. Una città che, come scrive, lo ha «accolto e fatto sentire a casa» durante tutto il percorso di cura suo e del donatore. Appena possibile, Governatori ha voluto esplorare le bellezze modenesi, lasciandosi conquistare dai suoi tesori storici – Piazza Grande, il Duomo, la Ghirlandina – e dalle sue icone moderne come il Museo Enzo Ferrari e il Cimitero di San Cataldo. Non manca un cenno affettuoso alla cucina locale, definita un conforto prezioso nei periodi più difficili: «Leggendari i tortellini in brodo». Per lui, Modena non è stata solo il luogo di un intervento salvavita, ma una comunità capace di farlo sentire parte di sé. «Mi sento ormai un cittadino modenese», scrive, ricordando anche la cittadinanza onoraria ricevuta a Camposanto durante il terremoto, segno di un legame con l’Emilia che oggi definisce «la mia seconda terra». La sua lettera si chiude con parole che racchiudono tutto il senso della sua esperienza: «Esco da questa esperienza con un nuovo soffio di vita e un legame indissolubile con questa comunità». Un messaggio che è un inno alla competenza sanitaria, un tributo all’umanità che può nascere nei luoghi di cura e un ringraziamento alla città.