«Persi seimila voti in cinque anni: ora un’alternativa vera per la città»
Roberto Ricco, ex presidente del Centro storico, torna in politica con Forza Italia: «Barcaiuolo? Con lui anni bellissimi, ma non abbiamo parlato delle mie scelte»
Per ora, il suo è l’unico nome del centrodestra della città che si può associare alla parola “vittoria”: 17 anni fa, quando era nel Pdl, conquistò la presidenza del Centro storico, quando le Circoscrizioni ancora avevano un certo peso. Poi, nel 2015, l’addio alla politica, mentre nel frattempo, da avvocato, è diventato presidente della Camera Penale, per avventurarsi poi nell’organizzazione del fortunato Festival della Giustizia Penale di Modena. Ma ora Roberto Ricco ha deciso di tornare alla politica, e più precisamente di farlo dalla porta di Forza Italia.
Avvocato Ricco, perché è tornato in politica?
«Per passione: dopo oltre dieci anni di distanza dalla politica attiva e al termine di impegnative esperienze associative, ho prima deciso autonomamente di iscrivermi a Forza Italia e poi accettato di rimettermi in gioco quando Piergiulio Giacobazzi mi ha spiegato il suo progetto».
Da An al Pdl, poi Fdi agli inizi, il suo percorso è stato molto lineare: perché oggi ha scelto Forza Italia?
«Credo francamente che continui ad esserlo, Forza Italia è un elemento centrale nella cornice del centrodestra. Fdi, dal canto suo, ha compiuto un percorso straordinario e penso che oggi Giorgia Meloni sia un ottimo presidente del Consiglio, che ben al di là delle aspettative iniziali di alcuni ha saputo tenere in ordine i conti restituendoci autorevolezza nel mondo. In questi anni da “elettore-osservatore” ho tuttavia, spesso, avvertito maggiore affinità alle posizioni tenute da Forza Italia in materia di giustizia e libertà e ho avuto una certa difficoltà personale nel comprendere alcune sintonie di Fdi in campo internazionale: penso soprattutto a Trump».
Lei è cresciuto politicamente insieme al senatore Michele Barcaiuolo: vi siete confrontati sulla sua decisione?
«Non ce n’è stata occasione: è accaduto tutto molto rapidamente, in una manciata di ore e ho gettato il cuore oltre l’ostacolo. Con Michele abbiamo attraversato gli anni di gioventù, bellissimi e intensi. Ha avuto capacità di affrontare una durissima traversata nel deserto ed è stato sinceramente emozionante vederlo arrivare all’apice del suo percorso insieme a tanti altri “ragazzi” in giro per l’Italia. La mia è una scelta politica, non personale e sono certo che avremo modo di intenderci e di rispettarci».
Di fatto, lei è l’unico esponente del centrodestra che è riuscito a vincere a Modena. Ha una… ricetta?
«Quella fu una vittoria di squadra, come sempre: non esistono bacchette magiche. Mi pare che fu anche un’esperienza amministrativa nella quale si tentò di mostrare un approccio innovativo, ovviamente nei limiti dei poteri che erano riconosciuti alle circoscrizioni. Il centrodestra in provincia ha ottenuto poi altri risultati eccellenti strappando alla sinistra amministrazioni comunali e collegi alle politiche. Il mondo è cambiato anche nei nostri territori, dove il Pd fatica a sintonizzarsi sui problemi attuali. Oggi c’è una maggiore contendibilità, ma ritengo che sarebbe necessario mettere da parte personalismi e rapporti di forza interni alla coalizione, chiedendosi innanzitutto per quale ragione si voglia conquistare un’amministrazione: qual è la piattaforma programmatica che s’intende proporre? Il resto, soprattutto i nomi da mettere in prima fila, viene necessariamente dopo. Altrimenti è inutile chiedersi per quale motivo figure autorevoli della società civile decidano di rimanere fuori dalla contesa: finché non gli si proporrà una visione chiaramente leggibile, non si esporranno».
Nel 2024, prima di arrivare a Luca Negrini, nel centrodestra era circolato il suo nome come possibile candidato sindaco: il 2029 è molto lontano, ma se glielo dovessero chiedere cosa risponderebbe?
«Credo si fosse trattato di boutade estemporanee e un giorno scopriremo chi le aveva fatte circolare e con quali intenzioni… quanto al 2029, rispondo: costruiamo un’alternativa seria per la città e arriverà anche il miglior candidato capace di interpretarla aggregando anche fuori dagli steccati del centrodestra. Personalmente non smanio».
Restando al 2024, si poteva fare meglio?
«È opportuno fare un passo indietro: nelle tornate del 2019 e del 2024 i risultati del centrodestra avrebbero potuto essere diversi se la scelta dei nomi fosse giunta a valle di un lavoro di costruzione della proposta politica. Se questa manca è impossibile per il candidato di turno rincorrere il Pd negli ultimi due mesi di campagna elettorale… Poi: tra il 2019 e il 2024 il centrodestra ha perso circa seimila voti in città, fermandosi sotto al 29%. Sono numeri stampati nero su bianco negli almanacchi e su questo non ho visto alcuna riflessione né un cambio di passo. Mi spiace che Luca Negrini si sia sentito chiamato in causa, quando la mia riflessione aveva un respiro e una preoccupazione molto più ampia: offrire una vera proposta di alternativa al governo di una città complessa e bellissima ma abituata a non avere una scelta che vada oltre al problema delle buche nelle strade e sappia governare a sostegno delle realtà economiche».
Come giudica la giunta Mezzetti?
«Mi pare rappresenti al meglio la forte crisi del Pd, che non è riuscito a esprimere un proprio candidato e ora si trova in maggiore difficoltà. La gestione dei problemi quotidiani mi pare debole: dai rifiuti al degrado non abbiamo visto sostanziali passi avanti, mentre sulle grandi scelte strategiche non si sono viste novità: è in questo deserto di idee che deve infilarsi il centrodestra».l
