Caso Ruggi, il nuovo reperto è un osso: attesa per l’esame del Dna
E’ stato rinvenuto domenica attorno alla torre, grazie al fiuto del cane. C’è urgenza di esaminare l’interno della struttura, ma il meteo continua a complicare le cose
MONTEFIORINO. È un piccolo osso il reperto sequestrato domenica a Vitriola durante le perlustrazioni attorno alla torre di Pignone per fare luce sulla misteriosa fine di Daniela Ruggi.
Il nuovo reperto
Il rinvenimento è avvenuto grazie al formidabile fiuto del cane Even, che fa parte dell’Unità Cinofila R.R.U. del Labanof di Milano, il laboratorio di antropologia e odontologia forense fondato dalla prof Cristina Cattaneo. L’anatomopatologa, tra le massime esperte in Italia nel campo delle indagini forensi, è stata incaricata dalla Procura non solo di effettuare le analisi scientifiche sul teschio ritrovato il 1° gennaio dai due escursionisti, ma anche di seguire le operazioni di ricerca alla torre. Ecco perché sabato e domenica sono arrivati due archeologi forensi, suoi stretti collaboratori, che hanno preso parte alle perlustrazioni. Con loro c’era anche una ragazza con uno dei cani dell’unità R.R.U., addestrato specificamente per il ritrovamento di cadaveri in decomposizione. E ha dato subito prova del suo valore: prima fiutando una traccia che conduce all’interno della torre, nel punto dove è stato ritrovato il teschio, facendo pensare che lì ci sia lo scheletro o parte consistente di esso sotto le macerie. Poi domenica fiutando un’altra traccia all’esterno della torre che ha permesso di trovare il reperto. “Chi l’ha visto?” ieri mattina dalla sua pagina Instagram ha reso noto che si tratta di un reperto osseo, che ora verrà sottoposto ad analisi genetiche per capire se anch’esso appartiene a Daniela.
Le indagini
Se così fosse, è ipotizzabile che sia stato portato all’esterno della torre da un animale selvatico che si era introdotto nella struttura. Anche il teschio potrebbe essere stato portato nel punto in cui è stato visto dagli escursionisti da un animale. Ma questo non scioglie nessun enigma su come sia morta Daniela. Si spera di trovare la risposta nella perlustrazione della torre. C’è urgenza di farla, per chiarire mille aspetti. Ma le condizioni meteo continuano ad essere avverse, complicando la pianificazione dell’intervento. Si è ipotizzato di utilizzare gru e cestelli per fare una rimozione in sicurezza delle macerie dall’alto. Ma pioggia e nebbia di queste ore stanno rendendo ancora più fangosa l’area attorno alla torre. Può essere pericoloso, in queste condizioni, collocare le macchine.
Ma sarebbe pericoloso anche procedere con una rimozione manuale del materiale: troppo alto il rischio di caduta detriti sulle persone, in una struttura pericolante le cui condizioni statiche non fanno che aggravarsi col maltempo. Vedremo quale opzione verrà scelta, la necessità comunque è di procedere con la massima delicatezza per non danneggiare il cadavere. All’interno poi si cercherà anche il telefono di Daniela: il suo rinvenimento o meno può essere cruciale nelle indagini.
