I modenesi stanno invecchiando. È boom di pensioni di invalidità
In provincia sono 36.517, in crescita del 5,16% in un anno
MODENA. In Italia cresce il numero delle pensioni di invalidità. A certificarlo è il report dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che al 31 dicembre 2024 conta 4.313.351 prestazioni erogate. Una cifra che comprende 899.344 assegni previdenziali – legati ai contributi versati – e 3.414.007 prestazioni civili, cioè misure assistenziali riconosciute sulla base di un bisogno certificato. La spesa complessiva sfiora i 34 miliardi di euro, con un importo medio mensile di circa 501 euro.
Anche l’Emilia-Romagna segue il trend nazionale: nella regione si registrano 178.888 prestazioni civili, con un costo annuale di oltre un miliardo di euro. Pur crescendo, la regione resta però nelle ultime posizioni per incidenza delle invalidità sul totale della popolazione: +5,4% tra 2020 e 2024, meno di quasi tutte le aree del Paese.
Il bilancio
A livello provinciale (come si vede nella tabella qui a fianco)i capoluoghi emiliano-romagnoli si collocano dalla metà classifica in giù: Modena è all’88° posto, con un’incidenza del 5,16% e 36.517 prestazioni complessive. Quanto agli altri capoluoghi in regione, Piacenza ha registrato l’incremento maggiore con un +6,61%, Ferrara un +6,23%, Ravenna il +5,78%, Forlì-Cesena +5,60%, Parma il +5,32%. Dopo Modena, chiudono Reggio con un +4,97% e Bologna con un +4,81%.
Secondo la CGIA, la crescita delle invalidità civili negli ultimi anni – +7,4% nel quadriennio 2020-2024, a fronte di un calo del 14,5% delle previdenziali – potrebbe avere una spiegazione anche sociale.
Nel dettaglio
L’ipotesi avanzata dal centro studi è che la fine del reddito di cittadinanza, avvenuta gradualmente nel 2023, possa aver spinto una parte della popolazione più fragile a rivolgersi ad altre forme di sostegno economico. Un’ipotesi formulata con cautela, poiché le due misure rispondono a logiche completamente diverse: il reddito di cittadinanza contrastava la povertà, mentre le prestazioni di invalidità sono riconosciute solo in seguito a un accertamento medico.
Un’eventuale correlazione diretta, ammette la CGIA, resta difficile da dimostrare: mancano dati comparabili e il fenomeno coinvolge variabili complesse, che spaziano dalle condizioni socioeconomiche alla salute delle persone. A complicare il quadro c’è un altro dato: l’aumento più rilevante di prestazioni civili si registra nel Mezzogiorno, dove tra 2020 e 2024 l’incremento è stato dell’8,4%, pari a oltre 124mila assegni in più. Un’area in cui, pur avendo circa 7 milioni di residenti in meno rispetto al Nord, vivono 500mila invalidi civili in più.
Di fronte alla crescente attenzione mediatica, l’INPS interviene però con una lettura diametralmente opposta. Per l’Istituto, l’aumento delle invalidità non sarebbe conseguenza della fine del reddito di cittadinanza, ma un effetto diretto dell’inverno demografico e dell’invecchiamento della popolazione. Tra 2020 e 2024 il numero degli ultraottantenni in Italia è cresciuto del 16,5%, passando da poco meno di 4 milioni a 4,6 milioni.
Questa fascia d’età rappresenta stabilmente circa il 35% di tutti i beneficiari di prestazioni di invalidità. Il peso crescente della popolazione anziana, afferma l’INPS, è di per sé sufficiente a spiegare l’aumento delle richieste.
Il punto
I numeri sembrano rafforzare questa posizione: nelle regioni che in passato avevano più percettori del reddito – come Campania e Sicilia – la crescita delle invalidità non ha superato quella registrata altrove. Inoltre, tra il 2023 e il 2024, cioè nell’anno dello smantellamento del sussidio, le pensioni di invalidità liquidate a ex percettori del reddito sono diminuite del 2,6%, dopo un incremento del 23,5% registrato l’anno precedente. Secondo l’Istituto, dunque, non c’è alcun "effetto sostituzione" fra i due strumenti, né un utilizzo improprio delle invalidità per compensare la scomparsa del reddito. Il fenomeno, sostengono i tecnici, è «una risposta fisiologica del sistema di welfare all’evoluzione demografica del Paese».
Due letture diverse che convergono tuttavia su un punto: l’aumento delle invalidità civili è un fenomeno complesso, che richiede analisi accurate e che si colloca all’incrocio fra condizioni economiche, trasformazioni sociali e dinamiche demografiche destinate a pesare sempre di più sul futuro del Paese.
